Verkade, Jan

Jan Verkade, Autoritratto
Cognome: 
Verkade
Nome: 
Jan
Luogo di nascita: 
Zaandam
Data di nascita: 
1868
Luogo di morte: 
Beuron
Data di morte: 
1946
Nazionalità: 
Olandese
Biografia: 

 

Johan Rhode (Danese, 1856-1935), Portræt af Jan Verkade, XIX secolo, 1894, litografia su carta, cm. 23 x 17,5Appartenente ad una famiglia borghese di otto figli, Jan Verkade e suo fratello gemello Eric trascorsero i loro primi anni nella piccola città marittima di Zaandam, in Olanda. Il 1883, i loro genitori li iscrivono nell'istituto secondario più elegante della città: la scuola commerciale. Ma regolarmente, Jan marina i corsi per disegnare di nascosto e, sempre più preso dall'arte, decide di diventare pittore. Il 1887, dopo aver ottenuto il consenso del padre, supera l'esame d'ingresso all'Accademia di belle arti di Amsterdam dove si lega in una duratura amicizia con Roland Holst. Cionondimeno lascia la scuola in capo a due anni, persuaso che l'insegnamento esclusivamente basato sulla copia e la tecnica del disegno non gli permetta di apprendere "come nasce un'opera d'arte". Si stabilisce nel borgo di Hattem per continuare i suoi studi sotto la direzione di suo cognato Jan Voerman, abile pittore. Malgrado la serietà di cui dà prova nel corso di questo periodo, i suoi genitori si preoccupano di vederlo a poco a poco assumere maniere da contadino ed accettano immediatamente il suo progetto di partire per un viaggio di studio a Parigi. Al suo arrivo, a febbraio del 1891, è entusiasmato dal rumore, dalla sensazione di folla, l'impressione di vita moderna ed ha il senso di aver raggiunto finalmente "l'oggetto stesso dell'arte nuova". Si precipita immediatamente al Louvre, al Museo del Luxembourg, alla Galerie Goupil, ..., ritrova l'olandese Meyer de Haan, che lo presenta a Gauguin, e fa ben presto conoscenza con Paul Sérusier. Grazie a de Haan, incontra i letterati simbolisti che si riuniscono al Café Voltaire e considera "un grande onore essere arrivato a Parigi nell'epoca in cui una forte reazione cominciava a manifestarsi contro il realismo ed il naturalismo". Divenuto amico si Sérusier, è ammesso nella cerchia dei Nabis e frequenta le loro riunioni del sabato pomeriggio a casa del pittore Paul Elie Ranson. Soprannominato il "Nabi obeliscale" a causa della sua statura, Verkade sembra avere aver saputo legare molto presto con ciascuno di loro e si avvicina altrettanto rapidamente alle differenti tendenze dell'avanguardia artistica parigina. È impressionato dal sintetismo di Emile Bernard e dalle nature morte di Paul Cézanne che egli va ad ammirare nella bottega del père Tanguy, "l'amico dei Nabis". Le composizioni che egli realizza allora nell'atelier di Sérusier presentano delle pennellate rettangolari d'aspetto cézanniano ed i volumi sono resi per giustapposizione di differenti colori senza mescolanza di nero. Roland Host, Jan Verkade che dipingeAd aprile del 1891, dopo la partenza di Gauguin per Tahiti, lascia Parigi con il pittore danese Magens Ballin e si reca a Pont-Aven in Bretagna. Prova una grande ammirazione per i paesaggi dei dintorni, così diversi dal suo paese natale, ed inizia subito a dipingere. Sérusier, che li raggiunge poco dopo, li porta con sé a stabilirsi a Huelgoat, all'interno del territorio. Verkade qui dipinge soprattutto i piccoli contadini di cui ammira la vita semplice e la religiosità e sa rendere i tratti semplici in maniera idealizzata. Sotto l'influenza di Sérusier, egli evita di utilizzare i colori complementari e ricerca un'armonia generale utilizzando dei toni vicini. I tre amici parlano molto anche di religione e di teosofia ma Verkade conosce ben presto una crisi spirituale che lo spinge ad allontanarsi da Huelgoat. Si stabilisce a Le Pouldu, dove fa amicizia con Maxime Maufra e Charles Filiger che lo considerano un po' come un discepolo. Dopo un soggiorno di qualche mese a casa dei genitori ad Amsterdam, ritorna a Parigi a marzo del 1892 e prende parte a tutte le attività del gruppo dei Nabis: uscite mondane, discussioni filosofiche, dibattiti artistici e rappresentazioni teatrali. Parallelamente, una inquietudine spirituale lo porta ad avvicinarsi sempre di più alla Chiesa ed a leggere Sant'Agostino e l'Imitation de Jésus Christ. A Pasqua, ritorna per la seconda volta in Bretagna e si ferma a Saint-Nolff, un villaggio situato presso Vannes, di cui eglia aveva visto la chiesa durante un suo viaggio in treno l'anno precedente. Raggiunto poco dopo da Ballin, i due artisti vi disegnano molto e si dividono gli stessi modelli. Essi cercano di esprimere l'anima dei loro personaggi e provano entrambi preoccupazioni spirituali. Le conversazioni di Verkade con il padre gesuita Mathurin Le Texier, lo portano a superare le ultime obiezioni che egli avvertiva nei confronti del cattolicesimo ed a provare finalmente un vero desiderio Jan Verkade nel 1912di conversione. Il 26 agosto si fa segretamente battezzare a Vannes e della sua decisione non ne parla che a Ballin. Egualmente desideroso di ricevere il battesimo, quest'ultimo chiede al suo amico di accompagnarlo a Firenze dove essi entrano in contatto con il monastero francescano di Fiesole. Verkade scopre allora con meraviglia l'arte del trecento e prova un vero incanto per la vita di san Francesco d'Assisi e l'esistenza semplice e pia dei suoi discepoli. Convinto che una profonda convinzione spirituale sia necessaria per la creazione di un'opera d'arte, comincia a desiderare di appartenere ad un gruppo religioso. A novembre del 1893, si reca nell'Abbazia benedettina di Beuron, in Germania, per incontrarvi il padre Desiderius Lenz che aveva creato un gruppo di monaci pittori. Predicando un ritorno all'arte regolata dalle teorie geometriche, Lenz s'ispira ai canti gregoriani e cerca formule di proporzioni matematiche che gli permettano di creare un'arte religiosa: "Come la musica riposa dal punto di vista della melodia e dell'armonia sui rapporti dei numeri, ugualmente le arti plastiche non possono farne a meno. ( ... ) È che il numero è qualche cosa di divino ed alla nostra epoca manca la religiosità degli uomini primitivi". Molto impressionato da queste teorie e dalle decorazioni monumentali realizzate dai monaci, Verkade aderisce totalmente a questa estetica e dichiara che il suo animo d'artista ci trova tutto ciò che si possa desiderare. Jan Verkade in saioUn ritorno di qualche mese nella sua famiglia ed un soggiorno a casa di Ballin a Copenhagen non gli fanno dimenticare le sua aspirazioni monastiche. Nella primavera del 1894, ritorna a Beuron ed è ammesso come artista oblato. A marzo del 1897, comincia il suo noviziato come modesto apprendista copiando ed analizzando le opere di Lenz. Per lui, la cosa più difficile fu dover subordinare il personale impulso creativo all'applicazione stretta dei canoni di Beuron. Il 1903, è inviato a Monte Cassino per partecipare all'esecuzione delle decorazioni concepite da Lenz per la commemorazione del 1400° anniversario della nascita di san Benedetto. Turbato per la freddezza delle opere ispirate dal padre teorico, sente la necessità di abbandonare le formule geometriche e di ritornare al disegno ed alla pittura dal vero. Malgrado i diversi viaggi effettuati durante questo periodo, le incertezze artistiche di Verkade lo portano ad una profonda crisi. Egli finisce per capire che l'arte di Beuron non fa per lui e chiede l'autorizzazione di proseguire i suoi studi sull'arte in maniera indipendente. Jan Verkade in età avanzataFu allora inviato a Monaco per perfezionarsi nel disegno di modelli vivi, ma "gli anni di lavoro sotto lo stretto controllo del sistema di Beuron avevano soffocato la sua ispirazione e la sua sensibilità." Anche se lontano dal monastero, deve tristemente constatare di non essere capace di ritrovare il talento di altri tempi: "quando penso di essere stato allievo di Gauguin e di Sérusier, mi sembra di aver perduto quasi tutto e se ho allargato il mio orizzonte l'ho fatto al prezzo della pittura vera". Il 1909 è inviato in Palestina per realizzare una decorazione al monastero di Sion presso Gerusalemme, Il suo lavoro, giudicato troppo lontano dall'estetica di Beuron, è rifiutato dal padre superiore e le pitture sono imbiancate con la calce. Per diversi anni, continua le sue sperimentazioni e cerca di ritrovare il suo stile precedente. Tuttavia, avverte come sia sempre più difficile conciliare i suoi doveri di monaco e le sue aspirazioni di pittore e, troppo occupato nella gestione del monastero, dedica sempre meno tempo alla sua arte. Nel 1917, completa la prima parte della sua autobiografia, la cui versione in francese è pubblicata nel 1926 con il titolo Le tourment de Dieu.

Agnès Delannoy