Una trasteverina

Enrico Lionne, Una trasteverina
Autore: 
Della Leonessa alias Lionne, Enrico (1865-1921)
Titolo: 
Una trasteverina
Periodo: 
XX secolo
Datazione: 
1901
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
115 x 80
Annotazioni: 
Firma e data in basso a sinistra: E. Lionne, 1901
Luogo di conservazione: 
Collezione privata

Provenienza:

  • Quadreria dell'800, Milano, venduto.

Note storico critiche:

L’attenta analisi di questo straordinario, felicissimo dipinto ci porta alla netta convinzione, sia per qualità pittorica che per data, di essere al cospetto di un vero capolavoro non solo di Enrico Lionne ma di tutto il divisionismo italiano. 

Magnifico interprete di quella specifica declinazione tematica di “Pittura della vita moderna”, Lionne in questo caso si trasforma addirittura in precursore di quella tecnica ”divisa” che nel primo decennio del Novecento andrà ad egemonizzarsi in quel di Roma con l’etichetta di “divisionismo mondano” o “vena crepuscolare”. Con Boccioni, Severini, Balla, Innocenti e Noci, Lionne andrà a formare quell’ala “modernista” che nel 1912 sarà protagonista della “Secessione romana”.

Ritornando alla nostra opera, essa rivela l’avvenuta maturazione dell’artista nella tecnica divisionista che oltretutto evidenzia il raggiungimento di una sua personale elaborazione. Dopo aver assimilato le indicazioni di Balla e Boccioni, proprio rarefacendo la materia pittorica e traducendo la scomposizione del colore in un tessuto composto da piccoli tratti, Lionne, con Piacevoli sensazioni, documenta come, già nel 1901, ed in modo del tutto personale, era magistralmente riuscito a caratterizzare in questo dipinto tutte quelle suggestioni che, a nostro modesto avviso, non riuscirà più ad emulare con tanta intensità e bravura. Sono suggestioni riscontrabili sia nel delicato tessuto cromatico che negli intenti di fine psicologismo. Particolarmente interessante è l’uso scenografico della luce che scandisce le varie zone d’ombra da cui esce sfavillante la figura della protagonista: immersa in una sensazione di particolare luminosità che va a realizzarsi nella bianca camicia e, conseguentemente, si riflette sul viso. Tutto ciò al fine di costringere lo spettatore ad avvicinare lo sguardo per coglierne i particolari, proprio come nella realtà, ma al tempo stesso, creando un clima di misteriosa evocazione dove risulta particolarmente significativa la sottile resa psicologica del volto, che sembra esprimere gli effetti di un’emozionante ricordo sollecitato dalle sensazioni della vista e del gusto di cui è oggetto il dolce, gustoso grappolo d’uva che tiene tra le mani. L’autore dimostra con ciò il prezioso e sottile aggiornamento sui principi della sinestesia, riuscendo a creare un’atmosfera sognante, ormai vicina alla sensibilità decadentista.

E. Motta

(fonte: Catalogo Quadreria dell'800)