Sul fienile

Giuseppe Pellizza da Volpedo, Sul fienile
Autore: 
Pellizza, Giuseppe alias Pellizza da Volpedo (1868-1907)
Titolo: 
Sul fienile
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (1893)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
133 x 243,5
Luogo di conservazione: 
Collezione privata

Mostre:

  • Divisionismo. La rivoluzione della luce, Novara, Castello Visconteo Sforzesco, 23 novembre 2019 - 5 aprile 2020.

Note critiche:

Per Pellizza a partire degli anni 90 è la luce del paesaggio di Volpedo, centro del suo microcosmo interiore, che genera la simbologia del dipinto. “Sul Fienile” ne è dimostrazione chiara. Alla fine dell’estate 1892, osservando il fienile in ombra di fronte al suo studio e al di là di esso la campagna assolata, pensò a contrapporre la fine della vita alla natura perennemente rigenerata. Così nasce quest’opera, uno dei suoi capolavori. “Doveva essere una storia greve”, scrive Pellizza. Un operaio agricolo senza dimora né famiglia, colto da malore, sta chiudendo i propri giorni sulla paglia di un fienile. La genesi del dipinto passa attraverso numerosi disegni e due studi ad olio intitolati “Carità cristiana”. Il cambiamento di titolo, come sempre in Pellizza, corrisponde ad una maturazione del soggetto: quello definitivo spoglia l’opera di qualsiasi implicazione patetica. “Sul Fienile” è una meditazione sulla morte senza sovrastrutture ideologiche o religiose. Dietro, mentre si consuma il dramma, i piccoli tocchi verdi e gialli della vegetazione e le rassicuranti geometrie delle case riaffermano la continuità della vita. Dalla controluce del primo piano all’intensa luminosità delle quinte, si afferma un vitalismo che nulla deve alla fede cattolica, ma sembra più vicino al mito dell’eterno ritorno espresso da Nietzsche in Così parlò Zaratustra.

(fonte: Scheda della mostra Divisionismo. La rivoluzione della luce citata sopra)


Preparato a lungo nel corso del 1892, Sul fienile fu eseguito nel corso del 1893 ed esposto a Milano nel 1894, ma poi ancora ripreso nel 1895. Insieme al quasi contemporaneo Processione, fu il primo quadro in cui Pellizza cercò di applicare meticolosamente il divisionismo. Ambientato nel vecchio portico di casa, Sul fienile rivela una scrupolosa attenzione al vero.
Il pittore stesso, consapevole dell’importanza rivestita da questa opera nel suo iter creativo, la indicò come il vero e proprio inizio di una sua nuova fase pittorica, attenta ai temi sociali e capace di instaurare un più stringente rapporto col vero grazie all’utilizzo della nuova tecnica. Poteva così comunicare efficacemente con tecniche nuove e scientificamente esatte il suo modo di sentire e di porsi nei confronti del vero, attraverso la rappresentazione del …contrasto eterno tra la vita e la morte… un figlio della gleba che partito da casa per guadagnare con marra e piccone il pane per la sua famiglia si riduce lontano da essa a morire sul fienile – il sacerdote gli somministra il viatico… La medaglia d’oro vinta a Monaco nel 1901 confermò a Pellizza la fiducia in questa sua opera.

(fonte: Aurora Scotti, Pellizza da Volpedo. Catalogo generale, Milano 1986, scheda 799 [testo ridotto])