Ritratto dell’attrice Emma Ivon

Tranquillo Cremona, Ritratto dell'attrice Emma Ivon
Autore: 
Cremona, Tranquillo (1837-1878)
Titolo: 
Ritratto dell’attrice Emma Ivon
Altri titoli: 
Ritratto di Emma Ivon
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (1874 circa)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
68 x 50
Annotazioni: 
Firma (monogramma) al centro a destra: TC
Luogo di conservazione: 
Gallerie Maspes, Milano, Italia

Provenienza:

 

  • Milano, collezione Cletto Arrighi.
  • Corbetta, collezione Alberto Carlo Pisani Dossi.
  • Corbetta, collezione Guido Pisani Dossi.
  • Varese, collezione Comm. Gino Bassi.
  • Milano, eredi Bassi.
  • Varese, collezione privata.

Bibliografia:

  • R. Giolli, Alle Belle Arti. Cremona cinquant’anni dopo, in “La Fiera Letteraria”, 24 giugno 1928, Milano, p. 4 ill.
  • R.G., Un Cremona inedito, in “Poligono”, marzo 1931, p. 167, tav. f.t. (con il titolo Ritratto di Emma Ivon).
  • R. Bossaglia, Tranquillo Cremona. Catalogo ragionato, Federico Motta Editore, Milano, 1994, n. 166, p. 164 ill. (con il titolo Ritratto di Emma Ivon).
  • M. Raspa, Regesto delle opere in mostra, in Pinacoteca 1 - Collezioni d’Autore 2014, catalogo della mostra, a cura di F.L. Maspes, [Milano, Gallerie Maspes], Milano, 2014, p. 80 ill.
  • E. Staudacher (scheda in), Pinacoteca 1 - Collezioni d’Autore 2014, catalogo della mostra, a cura di F.L. Maspes, [Milano, Gallerie Maspes], Milano, 2014, pp. 26-27 ill. - 31.
  • F.L. Maspes, Pittura lombarda dell’800 da Faruffini a Morbelli, catalogo della mostra, [Milano, Gallerie Maspes], Milano, 2015, pp. 18-19 ill.

Mostre:

  • 2014, Milano, Gallerie Maspes, Collezioni d'autore, 24 ottobre - 21 dicembre, n. 7.
  • 2015, Milano, Gallerie Maspes, Pittura lombarda dell’800 da Faruffini a Morbelli, n. 7.

Note:

Nel 1874 Emma Ivon torna a Milano dopo dieci anni passati a Firenze(1). Giovane ventiquattrenne di grande fascino, dai modi raffinati appresi dalla madre vissuta a lungo alla corte dell’arciduchessa Maria Elisabetta di Savoia, ama il teatro e mostra un certo talento per la recitazione tanto che, appena rientrata in città, nonostante il suo spiccato accento fiorentino, Carlo Righetti, direttore del Teatro Milanese sorto quattro anni prima sotto le guglie del Duomo, la scrittura subito come prima donna della compagnia.

Di questo ritratto, commissionato a Cremona proprio nel periodo legato al debutto della Ivon sulle scene teatrali, esistono due versioni, quella più nota, da tempo custodita nella raccolta degli eredi del Professor Remo Malinverni, e quella oggi in mostra.

In entrambe le tele, la protagonista, ritratta in una posa molto simile, il viso in piena luce, è raffigurata con la stessa acconciatura e con lo stesso abbigliamento in un interno dal contesto non identificabile, una particolarità della ritrattistica cremoniana grazie alla quale vengono messi in rilievo gli aspetti psicologici limitando l’elemento decorativo.
Braccia conserte, espressione seria e occhi puntati sull’osservatore, nell’opera di proprietà Malinverni le sembianze dell’attrice emergono nella loro plasticità da un contesto povero di volume. Mentre i contorni del volto sono ben delineati, il resto del corpo e l’ambiente sono infatti dipinti con una pennellata più rapida e meno curata tanto che Ugo Ojetti giudica il quadro «poco più di un abbozzo»(2).

Nel caso invece di quest’altra versione, lo sfondo, trattato a macchie di colore più estese, si amalgama felicemente con la figura che mostra i tratti del viso distesi e lo sguardo abbassato sui fogli tenuti in mano. L’abito elegante, il rossetto sulle labbra e il fiore azzurro tra i capelli danno al quadro un tocco di raffinatezza accentuato dai particolari della spilla e degli orecchini d’oro. Come indica l’autentica rilasciata nel 1928 sul retro di una fotografia della tela dal nipote di Alberto Carlo Pisani Dossi, in data imprecisata il pittore si vede commissionare il dipinto qui presentato da Cletto Arrighi(3), anagramma di Carlo Righetti, autore del romanzo La scapigliatura e il sei febbraio dal cui titolo si è attinto per il nome del movimento artistico(4). È plausibile che Arrighi, figura determinante del gruppo letterario scapigliato, sia stato il trait d’union tra Tranquillo Cremona ed Emma Ivon e che quindi, solo dopo la realizzazione di questo ritratto, l’attrice e il suo amante ne abbiano richiesto anch’essi una copia - la versione di Malinverni appunto -, senza poi concludere l’acquisto. Come infatti racconta Ferdinando Fontana, «il più fervoroso ufficio stampa»(5) della Scapigliatura, nonostante il ritratto riesca splendidamente tanto che «l’amico en titre della Ivon e la Ivon medesima se ne mostravano entusiasmati», al momento di pagare, «scoppiò una bufera. Il Cremona chiedeva duemila lire. L’amico - disposto sempre a spendere migliaia e migliaia di lire per cianciafruscole di toeletta o peggio - inarcò le ciglia sentendo che per un pezzo di tela, sporcata di colore dalla mano di Cremona, si aveva il coraggio di domandargli due biglietti da mille! Cremona sorrise di quel suo solito sorriso che gli affinava le labbra come due lame di coltello e ritenne il ritratto»(6). A due anni dalla scomparsa del pittore, l’opera, rimasta alla vedova Carlotta Cagnoli(7), vale già più di diecimila lire(8).

Il ritratto qui indagato resta per lungo tempo nell’ambito del gruppo legato alla Scapigliatura. Il suo committente Cletto Arrighi, che Emma Ivon definisce suo «maestro in arte»(9), resta vicino all’attrice anche dopo lo scandalo scoppiato nel 1879 che porta all’arresto della donna con l’accusa di simulata maternità, sottrazione d’infante ed estorsione ai danni del suo protettore, padre della piccola Maria. Nonostante l’assoluzione con formula piena, la sua reputazione è compromessa. Camillo Cima, sulle pagine de “L’uomo di Pietra” la chiama Nanà seconda, con un chiaro riferimento alla protagonista del romanzo di Émile Zola(10).

Lo stesso Cletto Arrighi, pur senza volerlo, fomenta questo scandalo, dando alle stampe Nanà a Milano, la continuazione immaginaria del libro di Zola. Egli cerca di correre ai ripari avvertendo i lettori: «Chi [...] credesse di trovare in questo libro un dramma giudiziario con simulazione di parto, che levò rumore grandissimo in questi giorni, si pulisca la bocca»(11). Come però racconta la stessa Ivon, «il pubblico non la pensò in tal modo» nonostante nessuno avesse avuto il diritto di supporre che nel suo romanzo Arrighi «avesse voluto alludere a me»(12).
Questo infelice soprannome viene utilizzato anche da Paolo Valera, autore di un breve scritto pubblicato nel 1883 con il titolo Emma Ivon al Veglione e ispirato a una nottata con festa in maschera di beneficenza durante la quale la borghesia milanese si butta pubblicamente nelle braccia di alcune cocottes(13).

Il legame di forte amicizia tra Arrighi e Ivon, testimoniato anche da una toccante lettera(14) dell’attrice che rivolge al suo direttore un’accorata richiesta d’aiuto nel limitare la diffusione di notizie false sulla sua reputazione, rimane ben saldo. È quindi improbabile che lo scrittore voglia cedere questo ritratto a seguito dello scandalo vissuto dall’attrice. È più plausibile supporre invece che lo scrittore lo doni ad Alberto Carlo Pisani Dossi, letterato scapigliato noto come Carlo Dossi, da lui scoperto e sostenuto(15), magari in occasione dell’acquisizione dei Pisani Dossi del Ritratto di Cletto Arrighi, un ovale anch’esso, eseguito da Cremona nel 1875 e conservato almeno dal 1899 nella villa di Corbetta(16). La famiglia Pisani Dossi infatti è tra i collezionisti del pittore - nel 1867 il conte Giuseppe gli aveva commissionato i ritratti dei due figli adolescenti - e Alberto Carlo ne segue con ammirazione la ritrattistica: «Una prova dell’animo artisticamente gentile di Tranquillo Cremona che stilla da ogni immagine il bello, la porgono i suoi ritratti. [...] egli lascia all’originale i suoi difetti e non ne tramanda alla tela se non le virtù. Fa il vero come dovrebbe essere: fa dei ritratti, che pur riuscendo somigliantissimi, interessano tutti per quanto ignoti gli originali, ritratti, che, vinta perfino la bile degli eredi posposti cui toccano, sono gloria futura delle pinacoteche»(17).

Il quadro della Ivon, oggi esposto in mostra per la prima volta, è rimasto inedito fino al 1928, anno dell’autentica di Alberto Pisani Dossi, figlio di Guido, il fratello di Carlo Dossi, e sottoscritta da Enrico Valdata Junior dopo aver fatto visionare il dipinto al padre Enrico. In quello stesso anno Raffaello Giolli ne pubblica un’immagine in bianco e nero su “La Fiera Letteraria” che ripropone tre anni dopo sul “Poligono”, la rivista da lui ideata e diretta. Il critico riconosce di trovarsi di fronte a «uno dei saggi forti» del pittore in cui traspare una ricerca delle «solidità franche». La sua pennellata sensibile «vi si scopre continua: ma dove è certo più interessante scoprirlo è nella plastica serrata della testa, nella sua resistenza costruttiva, in quella accentuazione del volume che talora s’è negata a questo pittore, come fosse solo un giocatore d’azzardo mentre, evidentemente, non lo è»(18).

 


1 In quel decennio è stata una delle amanti del re d’Italia Vittorio Emanuele II. Cfr. Le confessioni di Emma Ivon, a cura del Barone Cicogna, ditta Gaetano Brigola di G. Ottino e C., Milano 1883, pp. 69-70.
2 Cfr. Bossaglia, 1994, n. 165, p. 164.
3 «Soldato del Risorgimento, giornalista, deputato, romanziere, uomo d’affari, non sempre sfortunato e soprattutto animatore del teatro milanese, che lo vide impresario, direttore e autore». E. Gara - F. Piazzi, Serata all’osteria della Scapigliatura, Editrice Bietti, Milano, 1946, pp. 29-30.
4 «In tutte le grandi e ricche città del mondo inci- vilito esiste una certa quantità di individui [...] pieni d’ingegno quasi sempre; più avanzati del loro secolo; indipendenti come l’aquila delle Alpi; pronti al bene quanto al male; inquieti, travagliati, turbolenti - i quali - e per certe contraddizioni terribili [...] fra ciò che hanno in testa e ciò che hanno in tasca, e per una loro particolare maniera eccentrica e disordinata di vivere, [...] - meritano di essere classificati in una nuova e particolare suddivisione della grande famiglia civile, come coloro che vi formano una casta sui generis da tutte quante le altre. Questa casta o classe - che sarà meglio detto - vero pandemonio del secolo, [...] che a Milano ha più che altrove una ragione e una scusa di esistere, io, con una bella e pretta parola italiana, l’ho battezzata appunto: la Scapigliatura Milanese». C. Arrighi, La Scapigliatura e il sei febbraio. Un dramma in famiglia, Milano 1862.
5 Gara - Piazzi, cit., p. 30.
6 F. Fontana, Scalpelli e pennelli, Tip. Roux e Favale, Torino 1880, p. 257.
7 Nel 1882 la Cagnoli si risposerà con l’avvocato Enrico Valdata, più giovane di lei di 11 anni e avranno due figli, Ada, chiamata come la figlia avuta da Cremona e morta a sei anni nel 1879, ed Enrico Junior, che erediterà questo dipinto prima di passare nella collezione Malinverni. Cfr. Bossaglia, cit., n. 165, pp. 163-164. Per le informazioni su Carlotta Cagnoli e sulla famiglia Valdata si veda il saggio di S. Rebora,Enrico, Carlotta e Ada in M.F. Giubilei, Ritratto alla moda. Luigi Conconi e Ada Valdata tra storie di famiglia e collezionismo d’arte. Un dono per le Raccolte Frugone, Maschietto Editore, Firenze 2004.
8 Fontana, ivi.
9 Le confessioni..., cit., p. 35.
10 La Nanà di Zola è donna di dubbi costumi che, apprezzata a teatro anche se non sa recitare e cantare, incapace di amare pure suo figlio che muore in tenera età, ha come intento quello di dilapidare il patrimonio dei suoi amanti.
11 Si veda l’introduzione in C. Arrighi, Nanà a Milano, Ambrosoli, Milano 1880.
12 Le confessioni... cit., pp. 35-36.
13 Emma Ivon viene chiamata «a presiedere [...] a diventare regina, patronessa di un veglione di beneficenza». Uno dei protagonisti del racconto chiede all’amico: «Che bisogno c’era, dimmi, che il comitato scegliesse proprio la donna meno virtuosa della città, la donna che mercanteggia perfino i nomi degli uomini ch’essa ha buttato sul lastrico fracidi e senza un soldo, per una missione tanto umanitaria?». L’amico risponde che «al veglione, per quanto si sia compresi dalla sventura che si vuol lenire, si va per divertirsi. Ora qual era la persona che poteva presentarsi in un costume da mettere addirittura le formiche nel sangue? Le nostre dame, le nostre signore? Prima di tutto avrebbero tentennato [...] poi con un vestito che le impiomberebbe dal collo al piede per paura di lasciarne vedere la punta, e una pettinatura alla rococò, si sarebbero fatte accompagnare da una legione di cavalieri più o meno stagionati. La Ivon invece! Vedrai». Le aspettative non rimangono deluse e la Ivon viene definita «l’apoteosi di tutte le donne». P. Valera, Emma Ivon al Veglione, Tip. Centrale di Pozzi e Rancati, Milano 1883.
14 «Caro Righetti, ieri ebbi il giornale l’Asmodeo dove lessi un nuovo articolo contenente la infame calunnia sulla mia povera Maria. [...] Ti prego dunque di recarti [...] dal direttore dell’Asmodeo e far in modo che cessi questa persecuzione che mi fa tanto male. Come vedrai l’articolo promette di continuare. Nella mia posizione le sono cose che portano un danno enorme. [...] Capirai che io ho il diritto di partorire senza che i giornali tentino di denigrarmi. L’Asmodeo parla di un atto poco legale. Ma se non ci fu nessun atto! La Maria non porta al Municipio il nome di alcuno giacché fu presentata come figlia di genitori ignoti. Soltanto alla chiesa G... volle darle il suo cognome. [...] Senti, Righetti, questa sarà una prova d’amicizia grande. La mia gratitudine non avrà limiti. Tua Emma». Le confessioni... cit., pp. 259-260. L’Asmodeo era il quotidiano legato al gruppo scapigliato nato dopo la chiusura del Pungolo, il giornale fondato nel 1859 da Leone Fortis. Il nome dell’amante della Ivon viene citato anche nelle sue confessioni solo con le iniziali.
15 «Quello della Scapigliatura milanese fu un mo- nopolio spalancato a ogni collaborazione che ne rispettasse o imitasse gli intenti [...] e Cletto Arrighi fu prodigo di consigli con i novizi che bussarono alla sua porta: fu lui a intuire e a lanciare il talento di Dossi». G. Farinelli, La Scapigliatura: movimento, let- teratura e giornalismo, in Scapigliatura, catalogo della mostra, a cura di A.P. Quinsac, [Milano, Palazzo Rea- le], Marsilio, Venezia 2009, pp. 5-6.
16 Bossaglia, cit., n.182, p. 172.
17 C. Dossi, Tranquillo Cremona e Giuseppe Grandi all’Esposizione di Belle Arti di Brera nell’anno 1873, in “Le Tre Arti”, Milano 1873.
18 Giolli, 1931, p 167.

(fonte: Elisabetta Staudacher in Catalogo Collezioni d'Autore 2014, Gallerie Maspes, Milano)