Ritorno al piano

Achille Formis, Ritorno al piano
Autore: 
Formis, Achille (1832-1906)
Titolo: 
Ritorno al piano
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (1880)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
125 x 250
Luogo di conservazione: 
Banca Popolare di Sondrio, Italia
Acquisizione: 
Acquisto da collezione privata

Mostre:

  • Torino, IV Esposizione Nazionale 1880.

Bibliografia:

  • F. Filippi, Le Belle Arti a Torino. Lettere sulla IV Esposizione Nazionale, Milano, 1880.
  • F. Fontana, Scalpelli e pennelli, Torino, 1880.
  • Emporium, dicembre 1906.

Descrizione:

Una mandria di mucche, di ritorno dagli alti pascoli estivi, attraversa un torrente di montagna nel punto in cui questo forma un verde e tranquillo specchio d’acqua alimentato da una breve cascatella che si vede sulla destra. In primo piano la riva sassosa del torrente costellata di massi fin dentro il greto. Placidamente una mucca sta per raggiungerla. Un’altra la segue a breve distanza. Più lontano, sulla riva opposta, i pastori,  con il carro su cui viaggiano i figli, l’asino con le some e le donne con in testa il cesto delle masserizie, si apprestano al guado insieme al grosso della mandria, sorvegliata dal toro nero. Dietro di essi, sulla sinistra, il versante verde e bruno della montagna si apre al centro per lasciare intravedere un cielo basso e nuvoloso che avvolge le montagne sullo sfondo.

Note:

Presentato nel 1880 all’Esposizione Nazionale di Torino, questo grande paesaggio alpino di soggetto pastorale riscosse un convinto consenso di critica, soprattutto per l’impianto compositivo e la placida atmosfera autunnale.

L’apparente semplicità descrittiva non deve ingannare. Formis rappresenta un angolo relativamente piccolo di una valletta alpina, ma grazie alla prospettiva diagonale e al grande formato ne dilata panoramicamente le dimensioni sulla tela. La linea orizzontale della riva in secondo piano divide nettamente in due la composizione correggendone la prospettiva in senso più frontale. In questo modo essa racchiude e avvicina la scena del guado, mentre distanzia il paesaggio montuoso dello sfondo, magistralmente bipartito nel versante chiuso della montagna a sinistra e in quello più aperto delle montagne all’orizzonte sulla destra, su cui grava la massa nuvolosa. A questa geometria compositiva corrisponde un contrappunto cromatico tutto giocato sui riflessi azzurrini e rosati della luce sui sassi in primo piano, sulle delicate trasparenze verdognole dell’acqua, che l’ombra del bosco rende intensamente profonde, e sulle modulazioni del verde, del marrone e del bianco nel paesaggio che fa da quinta alla scena.

Come è tipico del naturalismo lombardo di fine Ottocento, la pennellata è sintetica e quasi bozzettistica, ma l’intera composizione acquista un grandioso effetto realistico se osservata dalla distanza da cui l’ha pensata l’artista, in rapporto alla dimensioni della tela.

La luce che filtra dalle basse nuvole del cielo, diffonde sul paesaggio la malinconica atmosfera, rorida e umida, di un pomeriggio autunnale, ma la scena del guado, con le due mucche al centro e l’animata agitazione degli uomini e degli animali in lontananza, rompe per un attimo nella piccola vallata la monotonia del rumore della cascata e la popola di una vita che sembra fare tutt’uno con quella della natura.

Il tema del guado animale in mezzo alla natura, così diffuso nella pittura del naturalismo lombardo di fine Ottocento, è in Formis un motivo abbastanza ricorrente.

L’opera non va confusa con un altro quadro del medesimo titolo e soggetto, ma di dimensioni più ridotte e di differente taglio compositivo, realizzato da Formis intorno al 1887.

Come già accennato, il dipinto si impose subito all’attenzione della critica fin dal suo primo apparire e la sua fama restò in seguito immutata, al punto che ancora alla morte del Formis, nel 1906, l’autorevole rivista d’arte Emporium, la ricordava nel necrologio dell’artista come una delle sue opere più note.

(fonte: Banca Popolare di Sondrio)