Raggio di sole

Giuseppe Pellizza da Volpedo, Raggio di sole | Ray of sunshine
Autore: 
Pellizza, Giuseppe alias Pellizza da Volpedo (1868-1907)
Titolo: 
Raggio di sole
Altri titoli: 
Ray of sunshine
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (1889 - 1890)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
33,5 × 25,4
Annotazioni: 
Iscrizione sul verso: Opera di mio padre / Nerina Pellizza / Raggio di sole
Luogo di conservazione: 
Museo del Territorio Biellese, Biella, Italia
Acquisizione: 
Donazione di Bruno Blotto Baldo
Identificativo: 
110/1980

Note storico-critiche:

La piccola tela ritrae un interno di una camera da letto dal pavimento in legno e dalle pareti nude, in cui entra, divenendone protagonista, un raggio di sole, che illumina e sottolinea il candore bianco del lenzuolo. Non è l’ambiente ma l’effetto di luce che cade sul soggetto rappresentato ad assumere il ruolo di elemento dominante della scena ritratta, presumibilmente, tra il 1889 e il 1890 dall’artista originario di Volpedo, antico borgo del tortonese all’imbocco della Valcurone. Pubblicata da Aurora Scotti nel catalogo generale dell’artista (1986), l’opera veniva segnalata con l’indicazione “collocazione sconosciuta” e identificata con lo “studio”, dal titolo Raggio, che Pellizza aveva inviato in data 31 marzo 1902 all’amico Girolamo Cairati – pittore e segretario italiano per le esposizioni internazionali di Monaco – in occasione delle sue nozze, perché “avrebbe potuto avere valore di simbolo” (Catalogo dei manoscritti…, 1975, 95). L’opera, nel febbraio 1941, in occasione di una vendita all’asta della Galleria milanese Guglielmi, compariva come proveniente dalla collezione Gitti e a questo momento si potrebbe verosimilmente far risalire l’ingresso del dipinto nella collezione di Bruno Blotto Baldo. Sono infatti questi gli anni in cui il futuro sindaco di Biella, allora già influente e facoltoso industriale, investì nell’opera di Pellizza. E dunque non è un caso che, nel corso degli anni Quaranta, altre due importanti opere siano entrate nella sua collezione, entrambe poi esposte ad Alessandria, alla mostra del 1954, che la città volle dedicare all’artista: si tratta de Il cammino dei lavoratori (1898), bozzetto definitivo per Il Quarto Stato – che verrà poi ceduto, come ricordano gli eredi, alla famiglia Ferrero di Alba – e di Novembre / I due pastori nel prato di Mongini (1902), proveniente dalla Collezione Casella di Napoli, acquistata da Blotto Baldo nel 1941 e oggi nelle collezioni della Galleria d’Arte Moderna di Torino, giunta attraverso la donazione che Ettore De Fornaris, mecenate e collezionista torinese, predispose a fine anni Settanta a favore della sua città. Raggio di sole, risale agli anni in cui Pellizza, anche se per limiti di età non poteva più essere iscritto regolarmente ai corsi accademici, frequentava l’Accademia Carrara di Bergamo ed era stato ammesso come “allievo particolare del prof. Tallone” (Scotti, 1986, 10). Di lì a breve, dopo un soggiorno a Parigi in occasione dell’Esposizione Universale, sentirà la necessità di studiare e lavorare dal vero, prestando particolare attenzione agli effetti di luce e avvicinandosi sempre più alla ricerca divisionista che avrebbe poi condiviso, negli anni a venire, con gli amici Plinio Nomellini e Angelo Morbelli. L’ingresso dell’opera tra le collezioni del Museo Civico avvenne nel 1952, in occasione del riallestimento postbellico delle sale espositive. Anche questo dipinto venne richiesto in prestito per la mostra monografica di Alessandria del 1954 ma, per ragioni che ignoriamo, la pratica non fu portata avanti. É tuttavia significativo segnalare che altre opere presenti in collezioni biellesi, oltre a quelle già citate della raccolta di Bruno Blotto Baldo. In tale direzione è altrettanto indicativa la partecipazione e la messa a disposizione di questi patrimoni per la Mostra della pittura italiana dell’Ottocento nelle collezioni biellesi che si tenne nell’autunno del 1952 presso il Museo Borgogna di Vercelli. In apertura di catalogo il sindaco Bruno Blotto Baldo che alla mostra partecipò anche come collezionista e membro del “comitato ordinatore”, si dichiarava entusiasta di questo sodalizio perché “a vivificare i tradizionali rapporti di cultura e di amicizia fra Biella e Vercelli è stata scelta l’arte e, delle arti, la pittura che ne è regina”. E il risultato fu un’esposizione di quasi un centinaio di dipinti, rappresentativi di quasi tutte “le scuole o correnti regionali [...] un insieme insomma sufficiente a ben darci il quadro dell’alto valore dell’ottocentistica italiana”, secondo l’autorevole critica di Vittorio Viale.

(fonte: Museo del Territorio Biellese)