Natura morta (Mele e uva)

Giuseppe Pellizza da Volpedo, Natura morta (Mele e uva)
Autore: 
Pellizza, Giuseppe alias Pellizza da Volpedo (1868-1907)
Titolo: 
Natura morta (Mele e uva)
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (1889 post - 1890 ante)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
25 x 34,3
Luogo di conservazione: 
Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci, Milano, Italia
Acquisizione: 
Lascito di Guido Rossi, 1957

Descrizione:

Dipinto a olio su tela di Giuseppe Pellizza da Volpedo di piccole dimensioni, raffigurante una mela intera, una tagliata e un grappolo d'uva verde, su un piano bianco.

Notizie storico critiche:

Il dipinto è giunto al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnica nel 1957, con il lascito di Guido Rossi, che possedeva un nucleo di cinque opere di Pellizza da Volpedo (nn. inv. 1818, 1781-1784).
Come attestava la scritta sul retro, scomparsa sotto la foderatura ma nota dalle fonti, l'opera fu acquistata dagli eredi di Pellizza nel marzo del 1921 da Pietro Gaudenzi. Il pittore si era trasferito a Milano proprio grazie all'intermediazione di Guido Rossi, che fu suo committente, al quale dovette vendere il dipinto negli anni successivi.
La datazione al 1889 proposta da Teresa Fiori (Archivi del Divisionismo 1968, V.21) è stata confermata, sulla base della vicinanza stilistica con Zucche, firmato e datato a quell'anno, da Aurora Scotti, che ha evidenziato come in queste nature morte Pellizza sembri procedere con uno studio in sequenza, semplificando e riducendo i soggetti a valori di forma, colore e composizione (Scotti 1986, p. 220 n. 490)
La tela, di grande rigore formale pur nelle piccole dimensioni, mostra una volumetria geometrica che impartisce una rigida costruzione prospettica della natura morta sul bianco della tovaglia, modulata da gialli e ocre. L'identità di datazione e di dimensioni nonché l'affinità del soggetto ha fatto ipotizzare che il dipinto fosse un pendant della Carne (anch'esso di proprietà di Guido Rossi, cfr inv. n. 1783) e forse anche che i due formassero un unico organismo con la tela, più grande, Le zucche (Scotti 1986, p. 200).

(fonte: http://www.lombardiabeniculturali.it)