Natura morta con frutti e fiori

Carlo Fornara, Natura morta con frutti e fiori
Autore: 
Fornara, Carlo (1871-1968)
Titolo: 
Natura morta con frutti e fiori
Periodo: 
XX secolo
Datazione: 
1952
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
50 x 60
Annotazioni: 
Iscrizione sul retro: Dipinto da me nel 1952 / C. Fornara", "Alla gentil Signora ... / C. Fornara / 28/7/68
Luogo di conservazione: 
Collezione privata

Provenienza:

  • Galleria Mainetti, Milano.
  • Collezione privata.
  • Vendita, Pandolfini, Firenze, asta Dipinti del XIX secolo, 15 maggio 2018, lotto 121.

Bibliografia:

  • Catalogo Bolaffi della pittura italiana dell'800, n. 2, Torino 1969, p. 212.
  • M. Valsecchi, Nature morte di C. Fornara, Novara 1970, tav. 11.

Note storico critiche:

"... Su questa fitta trama degli eventi pittorici vissuti da Fornara, molto più complessi che non siano fin qui apparsi, credo sia più facile adesso apprezzare le nature morte (...) e ammirarne l'originalità quanto la ricchezza di invenzione coloristica. Da molti esempi insigni, anche antichi, sappiamo come il dipingere nature morte aiuti l'artista a confidare meglio i suoi pensieri, il suo animo, e i problemi pittorici che lo travagliano. E' un atto di intimità che si traduce meglio con questi motivi che i nordici chiamavano di vita silente e possono limitarsi a un libro aperto, a un fiore in un bicchiere, in pochi frutti sopra a un piatto. L'ispirazione del pittore ne è come aizzata.

A un certo momento della sua vita, dal 1945 circa, da quando cioè Fornara limita sempre più le uscite in valle e riduce gli itinerari dei suoi percorsi alle stanze e allo studio, queste nature morte sono diventate man mano il mondo cui poteva ancora accedere. E forse questa reclusione volontaria accentuava nel pittore il desiderio di una bellezza, dico meglio, di una concretezza oggettiva che gli dicesse, in breve spazio, tutti i colori e tutte le luci del mondo al di là delle finestre o del breve recinto di giardino. La siepe leopardiana spalancava al poeta la sensazione dell'infinito; e così nel pittore quei pochi oggetti familiari. E la ragione è una sola: che quell'infinito, quello splendore di colore e di luce, essi li portavano dentro e attendevano solo un appiglio, anche il più consueto, per esprimerli e comunicarli a tutti".

M. Valsecchi, Nature morte di C. Fornara, Novara 1970, s.p.