Marina ad Ischia

Federico Rossano, Marina ad Ischia
Autore: 
Rossano, Federico (1835-1912)
Titolo: 
Marina ad Ischia
Periodo: 
XIX-XX secolo
Datazione: 
non datato
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
35,5 x 60,5
Annotazioni: 
Firma in basso a destra: FRossano
Luogo di conservazione: 
Collezione privata, Napoli

Note:

Rossano rappresentò varie volte l'isola d'Ischia, soffermandosi soprattutto sulle marine, nelle quali poteva sperimentare al meglio la pittura di macchia teorizzata a Portici - insieme con De Gregorio, De Nittis, Campriani - Dalbono, dai primi anni sessanta al suo trasferimento a Parigi nel 1876. Spesso partecipò con vedute dell'isola alle mostre della Società Promotrice di Belle Arti di Napoli: nel 1871 espose "Dintorni d'Ischia"; nel 1874 "Tramonto", "Bosco" e un'altra "Marina d'Ischia", che in chiusura della mostra fu sorteggiata a favore di Vincenzo Volpicelli (Giannelli 1916, p. 410). Quest'ultima è stata identificata nel 1963 (Napoli 1963, p. 107) in un quadro della raccolta Fossataro, oggi in collezione Di Giacomo (Fossataro 1964, ill. p. 43; Girosi 1931, tav. 8; Napoli 1936, n. 40; Napoli 1938, p. 334, n. 24; Maggiore 1955, p. 106; Napoli 1963, p. 107, tav. cxxv; Il mito 1988, p. 187; Tartaglia 1996, p. 15). Il nostro dipinto raffigura il medesimo brano di costa ischitana, con lo stesso linguaggio di "macchia". Entrambi i quadri sono caratterizzati dal taglio orizzontale, tipico sia dei toscani, sia degli esponenti del gruppo di Portici; da una omogenea stesura di colore brillante e compatto; da un impianto disegnativo semplice e saldo, utilizzato talvolta anche in altre opere. Proprio per questa notevole affinità, in tempi recenti i due dipinti sono stati confusi, quasi come se si trattasse di un'unica opera. In effetti, alcune variazioni ci sono: rispetto a quella che esponiamo, la "Marina" proveniente dalla collezione Fossataro è quasi deserta, non ha nubi ed è leggermente diversa nella zona delle case a destra; anche la luce che interagisce con la gamma cromatica impiegata sembra essere differente, più velata nel dare risalto a una tavolozza di ocra e di terre nell'esemplare di Fossataro (ora di Di Giacomo), più cristallina e brillante nel nostro dipinto. Non è raro nel catalogo di Rossano imbattersi in esemplari simili, fatto che si deve talvolta al desiderio di sperimentare diverse condizioni di luce, più di frequente a esigenze di mercato.

(fonte: www.artesuarte.it)