La passeggiata del prete

Marco De Gregorio, La passeggiata del prete
Autore: 
De Gregorio, Marco (1829-1876)
Titolo: 
La passeggiata del prete
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
1875
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tavola
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
23 x 33,5
Annotazioni: 
Firma e data in basso a sinistra: M. De Gregorio 1875
Iscrizione sul retro: De Gregorio Promotrice 1875 Napoli
Luogo di conservazione: 
Collezione privata

Provenienza:

Vendita, Vincent Casa d’aste, Napoli, asta n. 138 - Dipinti, 13 aprile 2019, lotto 41.

Note storico-critiche:

Nonostante il ruolo centrale occupato nella significativa (ma breve) esperienza della Scuola di Resina, di cui appunto fu fondatore insieme a Federico Rossano intorno agli anni Sessanta del diciannovesimo secolo, di Marco De Gregorio resta una produzione non vasta, dispersa per lo più fra le collezioni private. Quel che conosciamo basta tuttavia a delineare la personalità dell’artista e la sua abilità narrativa, nonché ad esemplificare gli ideali cari ai porticesi, che come è noto vollero affrancarsi con forza dall’accademismo che a parer loro ancora opprimeva la scena artistica napoletana e dunque meridionale a causa della figura accentratrice di Domenico Morelli, colpevole di aver piegato anche le novelle poetiche del vero (quelle cui più rigidamente aderiva invece Filippo Palizzi) ad una pittura non scevra di fantasia, cosicché l’osservazione del reale poteva essere adoperata per ritrarre singoli elementi componibili fra loro in una scena essenzialmente d’invenzione. In questa loro strenua “ribellione” i porticesi dichiarano fin dal proprio manifesto (edito per mano di Raffaele Belliazzi) l’interesse per le “cose piccole” e cioè comunemente ritenute di scarso interesse per la grande arte del tempo, fossero esse scenette di vita quotidiana o scorci paesaggistici inusuali, per lo più aspri ed inospitali, di cui i membri della Scuola amavano studiare le variazioni cromatiche e luministiche al passare delle ore del giorno. L’opera proposta esemplifica evidentemente il succitato interesse dei porticesi, rappresentando un episodio assolutamente comune di vita nei centri più periferici della Campania. La figura del prelato di campagna torna in effetti più volte nella produzione dei membri della Scuola, e vanta esempi più o meno noti almeno già fra le opere di Filippo Palizzi. La peculiarità dell’ombrello rosso, con cui l’uomo di chiesa pare essere indissolubilmente rappresentato, risalirebbe ad un aneddoto occasionalmente riportato in forma scritta, secondo cui in un luogo non precisato, in periodo di forte, quasi fatale siccità, il parroco locale organizzò una veglia di preghiera; fra i molti oggetti di culto portati dai fedeli, ricchi ma convenzionali, l’uomo non poté fare a meno di notare una bimba che, unica, aveva con sé un ombrellino purpureo, esempio della sua spontanea ma ferma convinzione nella possibilità del miracolo: l’accessorio allora sarebbe assurto a simbolo di sincera fede in Dio.

(fonte: Catalogo della vendita Vincent di cui sopra)