La montà di Bogino

Giuseppe Pellizza da Volpedo, La montà di Bogino
Autore: 
Pellizza, Giuseppe alias Pellizza da Volpedo (1868-1907)
Titolo: 
La montà di Bugino
Periodo: 
XX secolo
Datazione: 
non datato (1905)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
63,5 x 90
Luogo di conservazione: 
Collezione privata

Giallo, rosso, arancio alla Montà di Bogino

La montà di Bogino, realizzato presumibilmente tra l’autunno 1904 e l’inverno 1905 – rappresenta uno dei casi più enigmatici all’interno della produzione di Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868-1907). Il dipinto, venduto nel 1920 dalle figlie del pittore, è stato raramente esposto; dopo una serie di presenze in rassegne, concentrate negli anni cinquanta del secolo scorso, e culminate nella mostra presso il palazzo della Permanente di Milano del 1959, è entrato a far parte di una collezione privata e non ha più avuto occasioni di pubblica visione. Il catalogo della mostra del 1959, dove Pellizza era rappresentato da altre due opere, non ne riporta neanche l’illustrazione. Eppure, come scrive Aurora Scotti nel Catalogo Generale delle opere edito nel 1986

"Il paesaggio è uno dei più interessanti della produzione pellizziana dopo il Novecento e […] uno dei suoi massimi raggiungimenti”.

Contrariamente a quanto avvenuto per tanti altri suoi lavori, non compare traccia di questo nella pur poderosa messe di scritti che Pellizza ci ha lasciato. Solo un cenno, fondamentale però per gli aspetti relativi alla datazione e al titolo stesso della tela, come vedremo più avanti.
Desta inoltre perplessità il fatto che, negli oltre due anni di vita che gli avanzano dopo il compimento, il pittore non abbia mai inviata l’opera ad alcuna esposizione: la prima occasione sarà infatti postuma e si avrà nel 1920, alla grande retrospettiva presso la Galleria Pesaro di Milano, quando verrà acquistata, proprio in contemporanea alla cessione del Quarto Stato. Tra i capolavori pellizziani, dunque, La montà di Bogino presenta una bibliografia e una cronaca espositiva insolitamente ridotte, quasi scarne.
Un elemento di chiarezza è invece quello relativo al luogo riprodotto nel quadro.
Ancora Aurora Scotti:

“Il campo ripreso dalla veduta raffigura due crinali collinosi che occupano un’abbondante porzione di superficie, scanditi da sottili fusti d’alberi che proiettano una marcata ombra sul suolo. Le colline sono risolte con pennellate controllatissime nello spessore e nella lunghezza, il tutto con tonalità dominante giallo-brunata (con varianti sul rosso e l’aranciato) di accesissima intensità. A contrasto con questa stesura il cielo si presenta azzurrissimo con striature bianche per le nuvole appena accennate”.

La tonalità dei colori suggerisce un’ambientazione autunnale, in una località che doveva essere consueta a Pellizza e ai suoi famigliari: una delle loro proprietà terriere, coltivata a vite, si trovava nei pressi ed era nota proprio con il nome di “Montà di Bogino”.

(fonte: http://www.pellizza.it/index.php/itinerario-3-il-sentiero-della-monta-di...)