Il risveglio

Zandomeneghi, Il risveglio | Le réveil
Autore: 
Zandomeneghi, Federico (1841-1917)
Titolo: 
Il risveglio
Altri titoli: 
Femme qui s'étire
Donna che si stira
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
1895
Classificazione: 
Disegno
Tecnica e materiali: 
Pastello su carta su cartoncino pressato su compensato
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
60 x 73
Annotazioni: 
Firma e data a pastello in basso a destra: FZandomeneghi 95
Luogo di conservazione: 
Museo Civico di Palazzo Te, Mantova, Italia
Acquisizione: 
Donazione Arnoldo Mondadori, 1983
Identificativo: 
7 [1988] - 96210007 [1996]

Mostre:

  • Degas e gli Italiani a Parigi, Ferrara, Palazzo dei Diamanti, 14 settembre - 16 novembre 2003, n. 70.
  • Zandomeneghi, De Nittis, Renoir. I pittori della felicità, Barletta, Palazzo della Marra, Pinacoteca Giuseppe De Nittis, 31 marzo - 15 luglio 2007, n. 50.
  • L'impressionismo di Zandomeneghi, Padova, Fondazione Bano, Palazzo Zabarella, 1 gennaio 2016 - 29 gennaio 2017.

Note storico critiche:

In primo piano, di spalle, adagiata su una poltrona della camera da letto, una giovane donna ancora in abito da camera, con i lunghi capelli raccolti sulla nuca, stira le braccia verso l'alto; di fronte a lei, sullo sfondo, una serva apre l'anta dell'armadio e ne osserva il contenuto. Il tema del risveglio con la donna che si stira può essere considerato come uno dei più caratteristici dell'artista. Si tratta della versione elegante di un tema che Zandomeneghi aveva già affrontato due volte negli anni Ottanta, con le modelle nude, in piedi o sedute, che si stiravano. In questo pastello, realizzato con una tecnica di indubbia maestria, l'impianto della scena è profondamente modificato rispetto ai precedenti: nella raffigurazione l'ambiente, un borghese ed elegante interno di boudoir, assume un ruolo predominante, con le figure persino nascoste dall'arredamento. Il fatto inoltre che la protagonista seduta in poltrona sia in quest'opera vestita e non nuda e che volti le spalle a chi guarda, unitamente alla presenza della figura della cameriera, sembra spostare l'accento sul microcosmo sociale della scena e sulla dialettica sociale tra padrona e domestica, come accade anche in altre opere di Zandomeneghi negli anni immediatamente successivi al contratto con il gallerista Durand-Ruel, il mecenate di tutti i pittori impressionisti. L'opera non va dunque semplicemente sentita come elaborazione formale del nudo, ma si presenta come scena di genere e racconto sociale. Si tratta di una delle opere di maggior respiro dell'artista, dettagliata sia nel soggetto sia nella tecnica che vede il colore steso con elegante accuratezza in più strati di filamenti colorati con ricche sovrapposizioni che cesellano figure e particolari. Per conservare la freschezza e la brillantezza dei colori Zandomeneghi posa con cura i tratti del pastello, accostandoli in modo da creare armonie cromatiche e utilizzando pastelli di diversa durezza per evitare di intaccare gli strati sottostanti di pastello, ottenendo così una vivacità cromatica simile a quella delle opere di Degas, ma senza l'utilizzo di fissativi. L'opera "Il risveglio" è considerato dalla critica il culmine della ricerca tecnica di Zandomeneghi sulla "pittura a secco", quasi un'anticipazione della sensibilità postimpressionista.

(fonte: Museo Civico di Palazzo Te, Mantova)


 

Versione elegante e “vestita” della donna che si stira, che Zandomeneghi aveva trattato in modo più brusco in due versioni degli anni Ottanta, dove le modelle in piedi (Fondazione Piceni 121, 122, 124) o sedute sul letto (Fondazione Piceni 147) si stiravano senza veli addosso. In quelle opere, caratterizzate da una stesura secca e magra della materia e da un un contorno quasi sgraziato, prevaleva infatti un'intonazione più vicina alle asprezze degli “intransigéants” anti-accademici, tanto che, è risaputo, Una donna che si stira apparteneva a Paul Gauguin.
In questo pastello invece la scena si compone come un borghese ed elegante interno di boudoir, con la protagonista che, seduta in poltrona volta le spalle a chi guarda. Anche Degas sin dalla suite dei nudi esposta all'ultima mostra degli impressionisti del 1886, aveva inserito in alcune scene la figura della cameriera e negli anni Novanta come ad esempio in Donna che si asciuga la gamba sinistra e domestica con tazza (1894 c., Lemoine 1150) il rapporto tra le due figure si fa più articolato. In questo caso, come nel pastello zandomeneghiano, la presenza della cameriera sposta l'accento sul microcosmo sociale della scena, quasi allontanandolo dallo studio e dall'analisi delle posizioni del corpo femminile tipico del nudo, che resta l'obiettivo principale dell'artista francese. Forse perché, così confessava Degas, le sue donne sono come osservate “dal buco della serratura” lo spazio nei suoi nudi è sempre serrato e ristretto, mentre questa creazione di Zandomeneghi sembra rubata alla scena teatrale.
Messo sotto contratto da Durand-Ruel, il Veneziano può quindi comporre in modo più ambizioso, approdando ad una delle opere di maggior respiro della sua produzione, dettagliata tanto nel soggetto che nella tecnica. La stesura vibrante del colore, in larghe superfici dai contorni forti utilizzata da Degas negli stessi anni è molto differente dalla maniera di Zandomeneghi, che al contrario, stende con accuratezza più strati di filamenti colorati con ricche sovrapposizioni che cesellano figure e particolari. “Per conservare la freschezza e la brillantezza del colore Zandomeneghi posava con cura o tratti del pastello, accostandoli in maniera tale da creare armonie cromatiche e usando pastelli di diversa durezza per evitare di intaccare i sottostanti strati di pimento”, così puntalizza Anne Maheux che considera Il risveglio (Donna che si stira) come il culmine della ricerca tecnica di Zandomeneghi sulla “pittura a secco” (Maheux 2003, pp. 165-66).

Tulliola Sparagni
Maggio 2009