Il riposo della modella

Zandomeneghi, Il riposo della modella.jpg
Autore: 
Zandomeneghi, Federico (1841-1917)
Titolo: 
Il riposo della modella
Altri titoli: 
Le repos du modèle
Periodo: 
XX secolo
Datazione: 
non datato (1900-1910 circa)
Classificazione: 
Disegno
Tecnica e materiali: 
Pastello su una base ad acquerello su carta applicata su cartone
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
38,5 x 47
Annotazioni: 
Firma a pastello in basso a sinistra: FZandomeneghi
Luogo di conservazione: 
Museo Civico di Palazzo Te, Mantova, Italia
Acquisizione: 
Donazione Arnoldo Mondadori, 1983
Identificativo: 
8 [1988] - 96210008 [1996]

Note storico critiche:

Nudo di donna coricata, a mezzo busto. La donna con gli occhi socchiusi, volge il capo alla sua sinistra, il braccio destro é leggermente sollevato, la mano stringe una lunga ciocca di capelli; sfondo neutro. L'intera composizione sembra risolversi nel contrasto luministico tra il fondo e il corpo della fanciulla e la massa scura dei capelli e della poltrona. La figura è avvolta da una luce dorata, percorsa da sottili vibrazioni di verde. La lunga chioma castana, sollevata nel gesto morbido della mano, incornicia il candore della pelle dall'incarnato chiarissimo, ammorbidito da tocchi rosati. È l'unico nudo di Zandomeneghi della collezione Mondadori. Accanto alle scene di vita e ai ritratti femminili, i nudi costituiscono il tema più ampio dell'opera di Zandomeneghi, quello a cui l'artista, negli anni Ottanta, si affidò per l'affermazione al pubblico. L'artista tuttavia sembra aver iniziato tardi ad affrontare questo soggetto: è solo a partire dall'ottava mostra degli Impressionisti, nel 1886, che il nudo fa la sua vera comparsa tra i suoi temi. Il pastello si può inserire in quel filone "alla Degas", dedicato alle donne che si lavano, che si pettinano e che tanto fece discutere la critica e che trovò invece in Zandomeneghi un cantore della femminilità domestica. L'opera colpisce, oltre che per il fascino della modella, per il contrasto cromatico abilmente dosato tra il giallo dello sfondo e il blu della poltrona e per gli effetti nella stesura del pastello su un foglio preparato con una base di acquerello giallo che rinforza la lucentezza del colore. Va detto che Zandomeneghi, come Degas, amava i supporti robusti e, benchè le sue opere a pastello fossero spesso di formato modesto, parecchi suoi pastelli sono eseguiti su carta incollata su cartone spesso (come in questo caso), con i bordi che lo avvolgono sui quattro lati. Del resto il pastello rappresentò per Zandomeneghi, come per Degas, una delle tecniche preferite e più utilizzate: attraverso questa tecnica l'artista poteva raggiungere gli effetti vaporosi ed indefiniti di cui era in cerca, come bene è testimoniato da questa raffinatissima opera.

(fonte: Museo Civico di Palazzo Te, Mantova)