Figura di donna

De Nittis, Figura di donna [3].png
Autore: 
De Nittis, Giuseppe (1846-1884)
Titolo: 
Figura di donna
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (1867)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tavola
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
15,8 x 8,7
Annotazioni: 
Firma e dedica in alto a sinistra: a Brandon / De Nittis
Luogo di conservazione: 
Collezione privata

Commento:

La tavoletta, realizzata probabilmente, secondo Christine Farese Sperken, durante il primo soggiorno parigino di De Nittis, dall’agosto al settembre 1867, è dedicata al pittore Edouard Brandon. Jacques Emile Edouard Brandon (Parigi, 1831 – 1897), era un pittore di scene storiche, paesaggi, scene di genere e di carattere religioso. Amico di Camil- le Corot ed Edgar Degas, espose assieme a De Nittis alla prima e molto controversa mostra impressionista del 1874 (Le Salon des Refusés). Brandon iniziò la sua carriera con scene religiose ispirate al cristianesimo, prima di passare, dal 1860, ad argomenti ebraici. Il pittore francese fu amico e frequentatore dell’artista Giuseppe De Nittis, come testimoniano diverse lettere tra cui quella del pittore pugliese all’amico Adriano Cecioni del 5 agosto del 1867 da Parigi, in cui De Nittis racconta il primo incontro con Brandon descrivendolo come “... un artista molto in voga oggi” ed ancora “... il Brandon mi fece mille flatteries e si pigliò l’interesse d’invitare Goupil e darmi la vendita (di alcuni dipinti) come fatta quasi”. (P. Dini, G. L. Marini, De Nittis, La vita, i documenti, le opere dipinte, Torino, 1990, p. 248). In una lettera di De Nittis al Cecioni, di alcune settimane successive, datata sempre agosto 1867, il pittore fa riferimento alla celeberrima tavoletta “Marina grigia”, altrimenti denominata “Posillipo”, definendola un “... piccolo Posillipo lungo poco più di un palmo”, che, dopo essere stata mostrata a Meissonier, dal resto della lettera, si deduce che venne in seguito donata dal pittore a Brandon (ibidem). La tavoletta esposta viene messa in relazione dalla professoressa Farese Sperken con il “Ritratto di Adriano Cecioni” di una collezione privata di Milano, realizzato “... con ogni probabilità, nel 1867 e concepito con lo stesso spirito di semplicità ed essenzialità”. Una semplificazione formale e cromatica che caratterizza la stesura piatta dello sfondo della piccola tavoletta, realizzato con magre pennellate di colore caldo e terroso, che contrasta con la nitidezza della forma sinuosa della figura, le pieghe precise dell’abito, le ombre che danno corposità e distacco. Risalta una figura di giovane donna caratterizzata da abito, cappello e ombrello di color nero, il cui portamento altezzoso e fiero dell’esile figura rigida e impettita, con la mano appoggiata sulla vita sottile, ben si adatta all’espressione del volto, con le labbra serrate, lo sguardo fisso, diretto e quasi distaccato verso lo spettatore.

(fonte: Catalogo della mostra Dipinti dell'Ottocento e del primo Novecento, a cura di Marco Bertoli, Modena, Palazzo Cremonini, 19 novembre - 19 dicembre 2010)