Dopo pranzo

Michele Tedesco, Dopo pranzo
Autore: 
Tedesco, Michele (1834-1917)
Titolo: 
Dopo pranzo
Periodo: 
XIX-XX secolo
Datazione: 
non datato
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tavola
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
39 x 68,5
Annotazioni: 
Sigla in basso a sinistra
Luogo di conservazione: 
Collezione privata

Provenienza:

  • Eredi Giacinto Gigante, Napoli.
  • Vendita, Paldonfini, Firenze, asta 01880 - Dipinti del XIX secolo, 23 novembre 2016, lotto 98.

Mostre:

  • Società Promotrice delle Belle arti di Torino, 1879.

Nota:

Il dipinto ritrae un incontro all'aperto, di carattere familiare, nel primo pomeriggio di una tiepida giornata di primavera. La scena ha luogo all'esterno di un giardino incolto, nei pressi di un'abitazione prossima alle pendici del Vesuvio. La particolare forma conica del vulcano ci suggerisce che potremmo trovarci a Portici, in una moderna abitazione ubicata sulla zona più alta della cittadina, a Bellavista.

Il consesso vede la partecipazione di numerose figure femminili, ognuna delineata con una fisionomia precisa mostrando, attraverso gli abiti indossati dalle donne e dai bambini, l'affermazione di un'identità del nuovo ceto borghese. Le madri sono in costante accudimento dei propri pargoli, mentre in disparte si scorge una balia al servizio della famiglia con un bimbo in braccio; le più giovani sono collocate in posizione strategica e fanno cerchio intorno al suonatore con la chitarra, complice dell'incontro in giardino. Alla sua destra c'è un'anziana signora e vicino, seduta in poltrona, una più giovane donna è in avanzato stato di gravidanza. Tutte le altre sono precariamente sedute sul muretto, a testimonianza di una certa improvvisazione per quell'appuntamento all'aria aperta. Sotto il colonnato, una seconda figura maschile osserva da lontano l'intera scena e dalle sembianze ci sembra riconoscere l'autoritratto del pittore, caratteristico per la sua folta capigliatura, la barba rossa fluente e la fronte alta e spaziosa.

 L'opera del Tedesco è un'eccezionale e inedita testimonianza della sua piena maturità artistica, sintesi di una riflessione della storia unitaria italiana, in una fase in cui le poetiche del naturalismo, dopo le sofferenze degli esiti risorgimentali, esplorano i valori più profondi del nuovo stato sociale, offrendo il campo agli affetti veri e all'intimità della famiglia riunita.  Siamo intorno alla metà degli anni Settanta dell'Ottocento, quando il ruolo della donna e l'educazione dei figli diviene un tema diffuso e ricorrente, investendo le arti figurative di nuovo significato storico (cfr. Eroine invisibili. Storie di donne nelle collezioni della provincia di Napoli e della pinacoteca provinciale di Bari, a cura di C. Gelao e L. Martorelli, Napoli 2010).

 All'Esposizione Nazionale di Belle Arti a Napoli del 1877, Michele Tedesco presenta un'opera  molto intensa per espressività intimistica, Un figlio naturale, (cfr. Asta Sotheby's, Milano 2001, lotto 155, sotto il titolo L'allattamento) dove egli si rivela capace di aggiornarsi in questa nuova sperimentazione, comune anche ad altri artisti (vedi Giuseppe Sciuti Gioie materne, 1877) riformulando un modello nuovo di pittura di storia.

Potremmo identificare nell'opera di Tedesco presa in esame quel soggetto presentato alla Società Promotrice di Torino del 1879, Dopo pranzo (cfr. Catalogo degli oggetti d'Arte ammessi alla XXXVIII Esposizione, p. 14 - Torino - n. 202, p. 14) noto attraverso il brano di recensione: "Tra i nomi meridionali rappresentati bene è quello di MIchele Tedesco, un pittore originale, con una distinzione tutta sua. Fa deboli le ombre, ma vi trova dei toni squisiti e, quanto alle figure, delle movenze nobili e verissime. Dipinge facilmente, ma finemente. Il Dopo pranzo, non è una cosa perfetta, ma si guarda con grandissimo piacere (...)" (Marco Calderoni, L'Esposizione di Belle Arti, in "Gazzetta Piemontese", 24 maggio 1879, p. 2). Certamente il nostro dipinto fu realizzato negli anni del suo trasferimento a Portici, poco dopo il 1876. 

Il pittore di Moliterno compie gli studi a Napoli, alla metà degli anni Cinquanta, presso il Real Istituto di Belle Arti di Napoli. Dopo aver  frequentato lo studio dei Palizzi e di Andrea Cefaly, al vicolo San Mattia, si aggiorna alle moderne istanze "del vero". Arruolandosi nelle file della Guardia Nazionale, si stabilisce a Firenze. Dal 1862, frequenta il gruppo del Caffè Michelangelo, conosce Diego Martelli e i pittori macchiaioli, tra cui Signorini, che l'ospitò a Castiglioncello e diviene intimo di Odoardo Borrani e Giuseppe Abbati.  Signorini lo ricordava insieme a Borrani, Fattori, Cabianca, Abbati, Boldini e Lega, tra coloro che sostennero "la lunga lotta contro le vecchie tradizioni scolastiche"  (cfr. T. Signorini in "Gazzettino delle Arti del disegno", 16 marzo 1867 in Michele Tedesco. Un pittore lucano nell'Italia unita, a cura di I. Valente, Potenza 2012).

Nel 1871, nel salotto letterario di Ludmilla Assing, a Firenze, incontra la pittrice Julia Hoffmann (1843- 1936) sua futura moglie. Con lei, intorno agli anni Ottanta, l'artista volge in una direzione figurativa orientata al simbolismo (cfr. La tempesta del 1883). 

Subito dopo il matrimonio, nel 1873, i coniugi si trasferiscono a Portici. La sua residenza è documentata presso quel "palazzo Provinciale", meglio noto sotto Reggia di Portici, che aveva visto nascere, dieci anni prima, il sodalizio della "Scuola di Resina".

Il dipinto proviene dalla collezione di una delle otto figlie di Giacinto Gigante, il celebre acquerellista napoletano, capofila della Scuola di Posillipo.

(fonte: Luisa Martorelli in Catalogo della vendita Pandolfini di cui sopra)