Convalescenza

Nono, Convalescenza
Autore: 
Nono, Luigi (1850-1918)
Titolo: 
Convalescenza
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
1899
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Annotazioni: 
Firma e data in basso a sinistra
Luogo di conservazione: 
Ignoto

Commento:

Convalescenza è una delle opere più significative di Luigi Nono, pittore vissuto a Venezia a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.
L’elemento centrale è il volto pallido della bambina, risaltato e incorniciato dal candore del cuscino. I capelli arruffati, le palpebre socchiuse, il nasino arrossato, la bocca semiaperta per poter respirare, le spalle sollevate, la coperta calda avvolta intorno alla piccola, ci fanno intuire il torpore della convalescente. Una bambola, al lato del quadro, non sembra interessarla. Nonostante il titolo ci rassicuri su una prossima guarigione, la bimba è di certo ancora malata.
Accanto a lei c’è la madre; lo scialle merlato, bianco e luminoso ne riequilibra la posizione in ombra ed attira lo sguardo, che si pone sul suo corpo aggraziato e composto, e da esso sul bel volto, stanco ma sereno. È rivolta verso la piccola ma non è ripiegata, mantiene una propria personalità (tanto che escludendo dall’immagine la bambina conserva comunque una propria definitezza). Madre e figlia, nella loro chiara individualità, sono in realtà profondamente insieme. Il volto delle due è rivolto nella stessa direzione, guardando quel libro che ne rappresenta il punto di unione, e che costituisce il centro geometrico dell’immagine e il fulcro delle linee di costruzione del disegno, che da esso si dipartono a raggiera. I colpi di luce sulle pagine lo ravvivano nella funzione di terzo protagonista. La mamma sta mostrando alla bimba una pagina, ridestandola dal suo torpore.
La struttura formale di quest’immagine richiama da vicino quella della bambina malata di Munch (So close and yet so far), eppure è profondamente diversa la percezione del momento. Là un quadro dominato da una disperazione angosciosa, qui l’immagine di una composta serenità. I colori freddi della morte in Munch contrastano con l’atmosfera calda a tonalità basse, eppure luminose, che Nono ci offre allo sguardo. Le pennellate quasi incise velano la scena in Munch, come è confuso e smarrito lo sguardo di fronte ad un dolore senza senso. L’istante ritratto non conta, non racconta un fatto, è l’icona di un dramma comunicato più per Einfühlung (empatia) che per la rappresentazione del reale. Il verismo di Nono, nella sua preoccupazione descrittiva, ci immerge in un avvenimento preciso, ci racconta una scena, e in questo afferma positivamente la possibilità di un punto di incontro, che si compie nella concretezza di un rapporto.

(fonte: http://www.medicinaepersona.org)