Bocche di leone o Muricciolo nel giardino

Angelo Morbelli, Bocche di leone o Muricciolo nel giardino
Autore: 
Morbelli, Angelo (1853-1919)
Titolo: 
Bocche di leone o Muricciolo nel giardino
Periodo: 
XX secolo
Datazione: 
1914
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
44 x 70
Annotazioni: 
Firma e data in basso a sinistra: Morbelli 1914
Luogo di conservazione: 
Collezione privata
Acquisizione: 
Acquisto, 29 maggio 2012

Provenienza:

  • Vendita, Blindarte, Napoli, asta 55 - Arte Moderna e Contemporanea, 29 maggio 2012, lotto 64, venduto per €86.100,00.

Mostre:

  • 1915, Roma, LXXXIV Esposizione internazionale della Società Amatori e Cultori di Belle Arti (catalogo p. 22 n. 17).

Bibliografia:

  • G. Marangoni, La LXXXIV Esposizione della Società Amatori e Cultori a Roma, in \"Vita d'Arte\", VIII, 1915, fasc. 87, marzo, p. 60.
  • G. Marangoni, L'esposizione di Roma della Società Amatori e Cultori, in \"Natura ed Arte. La Cultura Moderna\", 1915, fasc. 10, 15 aprile, p. 656.
  • T. Fiori (a cura di), Archivi del Divisionismo, introduzione di F. Bellonzi, vol. II, Roma 1969, p. 117 n. VI.172.

Note:

Il dipinto qui presentato è credibilmente identificabile con Bocche di leone, noto anche con il titolo Muricciolo in giardino, esposto nel 1915 a Roma alla LXXXIV rassegna degli Amatori e Cultori di Belle Arti, dove è stato verosimilmente acquistato da un collezionista privato dal quale – o da un suo discendente - è stato in seguito ceduto, nel 1949, all’attuale proprietario, come da indicazione di questo.

Il soggetto della tela, un angolo del giardino della casa di Morbelli alla Colma di Rosignano, sopra Casale Monferrato, non è nuovo essendo già stato affrontato dall’artista alessandrino nel 1910 in Angolo di giardino – ora di proprietà della Galleria Giannoni di Novara; cfr. catalogo pp. 201-202 con illustrazione -, pure esposto nel medesimo anno a Roma, alla LXXX rassegna degli Amatori e Cultori (sala Z, catalogo p. 62 n. 595) e quindi, nel 1912, alla X esposizione internazionale di Venezia, dal quale infatti Bocche di leone deriva: in questo la prospettiva è più ravvicinata e rispecchia un modo di operare non inconsueto del pittore, portato infatti a ritagliare non di rado il motivo del quadro mediante il ricorso ad una istantanea fotografica, spesso infatti utilizzata da Morbelli nel suo procedimento operativo – non di rado un vero e proprio punto di partenza.

Come appunto in questo dipinto, dove la posizione più ravvicinata rispetto al prototipo del 1910 può offrire all’autore un ingrandimento del primo piano, accentuato, nella resa dei fiori, da colori puri in piena luce, i quali appaiono oltre tutto rincalzati da filamenti d’oro che danno forma e volume ai medesimi esaltandone i valori luminosi, con la conseguente evidenziazione del primo piano, mentre a sua volta la profondità del paesaggio campestre sfuma in un variegato insieme di tonalità miste, messedate, per usare un termine caratteristicamente morbelliano e proprio del repertorio linguistico piemontese, in accordo con quanto Morbelli scrive nel 1914 in La via crucis del divisionismo, esattamente al punto 54 - “alla luce colori puri, all’ombra colori misti, messedati” -, tonalità che finiscono per dissolversi, nella lontananza dell’orizzonte, in un morbido passaggio fra terra e cielo. Sul motivo Morbelli sarebbe ritornato di nuovo nel 1915 in un quadro analogamente strutturato, dal titolo Giardino alla Colma (cfr. Angelo Morbelli, catalogo della mostra, Alessandria 1982, p. 150 punto 56) – verosimilmente il medesimo motivo già affrontato nel 1910 e nel 1914 -, come a voler affrontare un colloquio intimo e serrato con il mondo naturale, un colloquio per così dire visivo ed emozionale, sincero e sempre vivo, al di là delle differenziazioni che corrono tra i vari dipinti, sia nel taglio prospettico che nella dislocazione di luci ed ombre e quindi dei valori cromatici e dei loro rapporti.

Nuovo, invece, rispetto alla tela del 1910, è in Bocche di leone il linguaggio dell’artista, affidato a un fare pittorico più accelerato e mosso, meno ricercato e calcolato, il che tuttavia non impedisce a Morbelli di dare vita a una fitta interrelazione fra le varie parti del quadro, attuata anche mediante il ricorso a grafie, ora allineate ora incrociate ora liberamente distribuite sul tessuto cromatico, le quali contribuiscono in tal modo alla creazione di una visione unitaria dell’immagine, “a subordinare tutto il quadro ad un’unica e complessa visione”, svincolata dalla preoccupazione di privilegiare “i singoli dettagli del vero” e limitata invece all’utilizzo di un “divisionismo serrato a colori puri per le cose vicine” - sono ancora parole di Morbelli puntualmente documentate al punto 55 della citata Via crucis del Divisionismo. Dove emerge un modo di operare che avvicina Bocche di leone ad altre opere che nel medesimo giro di anni annunciano come ormai prossimo il ritorno dell’artista a una pittura a impasto, percorsa tuttavia nelle opere meglio riuscite da una tensione sperimentale fondata sulla fede positivistica e, di conseguenza, sulla scienza e sulla ricerca, la quale trattiene l’immagine al di qua di una mera registrazione passiva del mondo della natura. Il che significa, in altri termini, che Morbelli, in un momento in cui non pochi pittori continuano a vivere il divisionismo come fatto accademico, opera invece entro i più giusti e attuali termini di una situazione culturale ormai “oltre” il divisionismo “puro” e analiticamente elaborato della sua prima stagione, a questa data di fatto superato da eventi artistici che, pur affondando le radici nella pittura divisa, cercavano un ben altro impatto con la realtà presente.

Giovanni Anzani (curatore del catalogo ragionato dell’opera di Angelo Morbelli)

(fonte: Catalogo della vendita Blindarte citata sopra)