To be or not to be. Who loves not is not

Costa, To be or not to be. Who loves not is not
Autore: 
Costa, Giovanni (Nino) (1826-1903)
Titolo: 
To be or not to be. Who loves not is not
Altri titoli: 
La lettrice
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (1885 circa - 1890 circa)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
51 x 52
Annotazioni: 
Iscrizione a matita sul verso: Giorgia Guerrazzi Costa
Luogo di conservazione: 
Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, Italia
Acquisizione: 
Acquisto da Helietta Guerrazzi Caracciolo, 1984
Identificativo: 
8241

Commento:

La tela è citata anche con il titolo di La lettrice, nonostante la donna raffigurata sia immortalata nell'atto del dipingere.
Il dipinto raffigura una donna intenta a dipingere. La "giovane inglese", indicata come tale nell'iscrizione di mano della figlia Giorgia, può essere verosimilmente identificata con Francesca Drage, pittrice allieva di Costa, qui ritratta mentre contempla la natura e le sue misteriose leggi come una "sacerdotessa del vero". La frammentaria iscrizione riportata nella cornice originale classicamente intagliata, motivo rinascimentale diffuso in area prerafaellita, è tratta dal dialogo di Platone Liside, in cui si discute sull'amicizia, in particolare sul rapporto tra chi ama e chi è amato: "and who loves not is not a lover or a friend?". Il dipinto è stato certamente eseguito dopo il 1878, quando Costa visita la Toscana e l'Umbria in compagnia dei suoi amici inglesi, alla riscoperta della pittura del Quattrocento e della spiritualità francescana, indirizzando i suoi paesaggi verso tendenze simboliste. L'opera in esame può essere datata intorno al 1879 per affinità tematica e stilistica con Dopo la lettura di Petrarca, dello stesso anno. Nella figura ammantata entrambi i dipinti rivelano stretti rapporti con le opere di Richmond e Leighton.

(fonte: GNAM, Roma)

Note storico-critiche:

Opera cardine del Costa simbolista, benché di difficile datazione, di essa si conosce un bozzetto molto prossimo alla versione definitiva. Entrambi i dipinti sono certamente legati all'attività tarda dell'artista, vale a dire posteriore al 1885, sia per la tematica legata al nascente simbolismo romano e ai contatti del pittore con la cultura inglese, sia perché non vi è traccia di opere collegabili alla presente nelle fonti. Il dipinto, in ultima analisi, sembra collocabile cronologicamente alla fine degli anni Ottanta, soprattutto per la consonanza con le idee dell'ambiente di "In Arte Libertas", di cui Costa fu il patrocinatore, rappresentandone, se non un manifesto di poetica, un'opera paradigmatica: il rapporto con l'arte primitiva e la cultura inglese, il recupero del concetto romantico di paesaggio/stato d'animo, il rapporto con la letteratura e la poesia, il gusto per le arti applicate e artigianali derivanti dall'Arts and Crafts inglese, sono tutte presenti in questo dipinto e saranno i concetti guida della stagione simbolista romana. Soprattutto in merito a questi ultimi aspetti, Nino Costa, infatti, fu l'artista italiano che, già dai primi anni Sessanta, aveva avuto conoscenza diretta dell'arte inglese contemporanea anticipandone le tendenze e le idee in Italia. Attraverso la fraterna amicizia con Frederic Leighton e George Howard conte di Carlisle, egli entrò inoltre in contatto, pur se in maniera generica, con le idee ruskiniane e in particolare con il concetto di "Truth" che contribuì alla formulazione di una nuovo e spirituale concezione del "Vero" e del paesaggio come veicolo di stato d'animo. Invero, Costa non aderì mai alle poetiche preraffaellite poiché il suo interesse era rivolto prevalentemente alla pittura di paesaggio; tuttavia, il rapporto con la cultura inglese lo guidò alla riscoperta dell'arte italiana dei cosiddetti primitivi evidente, in quest'opera, nei riferimenti a Giotto e Masaccio. La figura seduta, con indosso un manto di foggia classica che evoca donne di Leighton e Richmond, entro lo spazio di quello che appare come un sorta di "Hortus conclusus", guarda fuori dallo spazio del quadro, assorta, forse, in mistica contemplazione della natura, nella quale Costa traspone quello spiritualismo francescano che aveva riscoperto durante i soggiorni in Umbria e Toscana con gli amici inglesi della Scuola Etrusca. Una menzione particolare merita la cornice intagliata (attribuita ad Alessandro Morani) che seguendo la moda preraffaellita della cornice incisa con preziose decorazioni a rilievo e motti - in questo caso frammentario - riporta il titolo con cui l'opera è nota "To be or not to be. Who loves not is not" (essere o non essere, chi non ama non è), sofisticato e oscuro gioco di parole che la critica ha interpretato come un allusione, oltre che Shakespeare, a Platone e al dialogo sull'amicizia "Liside" in cui si afferma che solo l'amore - per l'altro, per la pittura, per la natura - dà fondamento all'esistenza.

(fonte: catalogo.beniculturali.it)