Fauvisme

Il Fauvisme è stato un movimento pittorico francese della prima metà del Novecento. Il termine fauves (« belve ») fu coniato dal critico francese L. Vauxcelles per indicare quei pittori, legati da una consuetudine di vita e di lavoro comune (H. Matisse. M. Vlaminck. A. Derain, A. Marquet, A.E.O. Friesz, H.-Ch. Mansuin. Ch. Camoin. J. Puy. K. Van Dongen. L. Vallai. P.P. Gineud, R. Pichot), le cui opere avevano suscitato scandalo al Salon d'Automne di Parigi del 1905 per la « selvaggia » violenza espressiva del colore, steso in tonalità pure con effetti assolutamente anti naturalistici: ai nomi sopra citati vanno aggiunti quelli di R. Dufy e G. Braque (non presenti in catalogo al Salon del 1905), mentre sembra discutibile collegare al fauvisme G. Rouault e lo scultore A. Maillol, più vicino ai nabis. La formazione del fauvisme, che non fu una corrente con un programma definito a priori, va fatta risalire al periodo tra il 1894 e il 1897, quando Manguin, Matisse, Camoin e Marquet si incontravano nell'atelier di G. Moreau alla Ecole des Beaux-Arts di Parigi: gli acquerelli del maestro, a macchie di colore liberamente disposte, e la linea ad arabesco dei suoi schizzi a olio costituirono un primo contributo alla formazione pittorica dei futuri fauves, che lo stesso Moreau stimolava alla ricerca libera, autonoma dalle convenzioni accademiche. Anticipazioni del fauvisme sono rintracciabili in quadri del soggiorno bretone di Matisse (1896) e in opere coeve di Valtat, attraverso le quali risulta filtrato anche l'influsso dei nabis. Tra il 1897 e il 1898 arrivarono a Parigi Van Dongen, Friesz e Puy, il quale entrò in contatto, alla Académie Carrière, con Matisse e Derain: quest'ultimo, nel 1900, conobbe Vlaminck e affittò con lui uno studio a Chatou. Lo stesso anno giunsero a Parigi Braque e Dufy che, con Friesz, formarono il cosiddetto gruppo di Le Havre e subirono fortemente l'influsso della pittura di Matisse. Così, all'inizio del secolo, erano in contatto fra loro, a Parigi, tutti i pittori che cinque anni dopo sarebbero stati indicati come i fauves. Il fauvisme, preparato da suggestioni e stimoli diversi, si definisce come nuovo modo espressivo fondato sull'autonomia del quadro: il rapporto con la realtà visibile non è più rispecchiamento e la natura è intesa semplicemente come « trampolino » o, in termini simbolisti, come repertorio di segni al quale attingere per una loro libera trascrizione. I giovani pittori dell'atelier di Moreau discutono molto di impressionismo, spesso in termini negativi, ma colgono appieno la novità di una luce generata dall'accostamento di colori puri. Matisse e i suoi amici guardano però con maggiore interesse in altre direzioni: a Van Gogh, anzitutto, la cui mostra retrospettiva (Parigi, 1901) aveva suscitato fra loro, e soprattutto in Vlaminck, enorme impressione: poi a Seurat, la cui teoria del colore era nota attraverso la mediazione di Signac, che nel 1899 aveva pubblicato Da Eugène Delacroix al neoimpressionismo. La componente pointilliste è ben riconoscibile in opere di Matisse. Marquet e Derain tra il 1903 e il 1905 (Derain, Arbres, 1903, Parigi. Coll. Kvrilis; Matisse. Luxe, calme et voluptè, 1904-05. New York, Coll. Whitney).
L'influsso di Gauguin, conosciuto attraverso le due mostre parigine del 1904 e 1906, segna gli sviluppi del fauvisme dopo il famoso Salon del 1905: i piccoli tocchi di colore non mescolato lasciano il posto a più grandi superfici colorate (dove si avverte anche la lezione di Manet), attraversate e interrotte da segni sinuosi e mobilissimi. Da Gauguin i fauves riprendono la ricerca di modalità espressive non mediate, dirette e sintetiche. fondate su un accordo dei colori analogo a quello della composizione musicale, dove ogni tono ha un valore autonomo. Indubbiamente anche le mostre di arte islamica e dei primitivi francesi (nel 1903 e nel 1904) contribuiscono a indirizzare la ricerca dei fauves nel senso di una più rigorosa semplificazione cromatica e della libertà totale (dell'arbitrarietà, secondo la nota asserzione di Van Gogh) nell'uso del colore (Matisse, Ritratto con striscia verde, 1905, Copenaghen, Statens Museum for Kunst; Vlaminck, La Seìne a Cairières-sur-Seine, 1906. Parigi Coll. Guy Roncey; Derain, Donna in camicia, 1906, Copenaghen, Statens Museum for Kunst).
Nella stessa direzione opera l'entusiasmo per la scultura dell'Africa e dell'Oceania (« scoperta » nel 1905), basato sulla convinzione che nell'arte primitiva si realizzi la sintesi di percezione ed espressione perseguita dal pittore fauve quando egli fa esplodere sulla tela come « cartucce di dinamite » (con un impeto che in Vlaminck sembra addirittura precorrere la pittura gestuale) i blu, i rossi, i gialli, i colori puri senza nessuna mescolanza di toni. « La componente espressiva del colore, » afferma Matisse, « emerge in modo puramente istintivo », e la scelta dei colori « è basata sull'osservazione, l'emozione, l'esperienza sensibile. »
L'anno di piena manifestazione del movimento è il 1906, che segna un'ulteriore intensificazione del cromatismo (Dufy, Il 14 luglio a Le Barre, 1906, Parigi, Musée National d'Art Moderne; Marquet, Il 14 luglio a Le Havre, 1906, Parigi, coll. priv.): il fauvisme Irionfa al Salon d'Automne (Matisse vi espone La joie de rivre, Merion, Pennsylvania, Barnes Foundation), e verso i suoi modi espressivi si orientano pittori come Braque (La Ciotat, 1907, Parigi, Musée National d'Art Moderne) e i russi Kandinskij e Jawlensky. In qualche modo la pittura dei « fauves » partecipa alla più larga problematica dell'espressionismo europeo, come mettono in evidenza le tangenze che legano molte opere del gruppo tedesco « Die Brϋcke » (esposte a Dresda nel 1906) al movimento francese e che sembrano annunciare una affermazione del fauvisme come stile internazionale. Ma la prepotente crescita del cubismo (sono del 1907 Les demoìselles d'Avignon) rompe l'unità del movimento fauve, i cui componenti procedono da ora in direzioni diverse, per lo più attirati dalla nuova sintassi cubista e dalla ripresa di modelli cézanniani. Solo Dufy, Van Dongen e Matisse (che nel 1908, nelle Notes d'un peintre, dà una giustificazione teorica ed estetica al ruolo assegnato al colore dalla pittura fauve) approfondiscono, pur in modi differenti, la ricerca originale del fauvisme.
Il successo del fauvisme fu pressoché immediato, a differenza dei movimenti artistici non conformisti che lo avevano preceduto (dell'impressionismo, per esempio): contatti con galleristi, mercanti e collezionisti (Vollard, Druet, Kahnweiler, gli Stein) si stabilirono già nel 1905 e perfino il governo francese acquistò opere fauves fin dai primi Salons. Un segno indubbio di quel nuovo rapporto tra arte e mercato che si andava stabilendo a cavallo tra il sec. XIX e il XX e che ha caratterizzato, da allora, l'aspetto più propriamente strutturale della produzione artistica.

(fonte:  Antonello Negri in Enciclopedia Europea Garzanti)

 


 

Come l’impressionismo e il cubismo, il fauvisme – movimento pittorico i cui inizi si pongono nel 1899 ca., e che si conclude nel 1905 ca. – deve il nome alla battuta di Louis Vauxcelles riguardante la sala del Salon d’automne del 1905 nella quale si erano raccolti gli artisti appartenenti al movimento; al centro era esposto un busto dello scultore Marque, di stile accademico, il critico, ripetendo forse una battuta in uso, scrisse nel suo resoconto: «Il candore di questo busto sorprende in mezzo all’orgia di colori puri: Donatello tra le belve fauves» («Gil Blas», 17 ottobre 1905). Questa «gabbia di fauves» raccoglieva nella sala VII le opere di Camoin, Flandrin, Matisse, Marquet, Rouault, tutti allievi di G. Moreau; e nella sala contigua quelle di Derain, Van Dongen, Vlaminck. Esponevano anche, in altre sale, d’Espagnat, Friesz, Laprade, Puy e Valtat. Quell’anno non erano rappresentati né Braque né Dufy. In realtà il fauvisme, che riuní per qualche anno alcuni tra i principali pittori del xx sec., corrisponde piú ad una fase comune di ricerche, suggellata in un certo senso proprio dalla vasta eco dello «scandalo», che ad un vero movimento estetico dotato di un programma. Il Salon d’automne del 1905 consacrò una pittura che di fatto esisteva già da quasi cinque anni, ed era opera di giovani artisti i quali spesso non si conoscevano. Tale pittura si era affermata per spinte successive «prima discontinue, intermittenti, che infine convergono e ardono di una breve e sontuosa fiammata» (J.-Leymarie). Se si vuole definire quale novità abbiano in comune le tele fauves, si giunge a dati assai semplici: esaltazione del colore puro, rifiuto della prospettiva e dei valori cromatici dell’arte classica, e, nel contempo rifiuto dello spazio, della luce e del naturalismo impressionisti. Tuttavia, piú che da un’esplosione subitanea e spontanea, il fauvisme nasce dall’incontro fra tre tradizioni in apparenza contraddittorie del post-impressionismo: Gauguin, il neo-impressionismo e Van Gogh. Fu infatti la lezione di Gauguin, quella che Derain, Vlaminck e Matisse portarono a maturazione; a dire il vero si tratta soprattutto dell’interpretazione di Gauguin che Sérusier diffondeva intorno al 1890 negli studi dei pittori, munito del famoso Talismano, o delle riflessioni teoriche dell’artista, poiché le armonie sorde e soavi del pittore dei tropici restavano spesso al di qua delle sue dichiarazioni sul colore puro. Ma resta in numerose tele fauves, soprattutto di Matisse e di Derain, un’eco del suo cloisonnisme, della sua organizzazione del colore a zone piatte o contornato di arabeschi (Derain: l’Estaque, tre alberi, 1906: Toronto, coll. priv.), della sua poetica arbitraria del colore e spesso appare, nei soggetti dei fauves di un omaggio ai suoi temi edenici (Matisse: la Gioia di vivere, 1905-1906: Merion Penn., Barnes Found.). L’influsso del neo-impressionismo è ancor piú evidente: non quello del divisionismo poeticomatematico di Seurat, morto dieci anni prima, ma quello, piú recente, dei mosaici violentemente colorati di Cross e di Signac. D’altro canto l’opera didattica di Signac, apparsa nel 1899, D’Eugène Delacroix au Néo-Impressionnisme, come storia della progressiva liberazione del colore aveva particolarmente interessato i giovani artisti della fine del secolo. Matisse e Marquet si erano già provati nel pointillisme nel 1898; ma fu soprattutto durante l’estate del 1904, trascorsa a Saint-Tropez accanto a Cross e a Signac, che Matisse si attenne metodicamente al tocco puntinato e al gioco dei colori puri complementari (Lusso, calma e voluttà, 1904-1906: Parigi, mo). Derain darà del neoimpressionismo una versione meno dogmatica e dal colore piú acceso (Collioure, 1905: Troyes, mn, donazione P. Lévy; Riflessi sull’acqua, 1905-1906: Saint-Tropez, Musée de l’Annonciade). Un altro artista, Valtat, stabilitosi come Cross e Signac nel Sud della Francia, sin dalla fine del secolo inviava al Salon des indépendants paesaggi dai tocchi larghi e dai colori violenti, che senza piú essere divisionisti, e senza essere già fauves non mancarono d’influenzare i giovani artisti. Il suo ruolo di precursore e di compagno di strada dei fauves appare oggi sempre piú evidente. Tuttavia, lo spirito stesso delle tele fauves di Derain, di Vlaminck e soprattutto di Friesz ha fonte principalmente nell’arte di Van Gogh, la cui grande retrospettiva presso Bernheim-Jeune nel 1901 ebbe per molti l’effetto di una rivelazione. Uno dei centri ove nacque il fauvisme è, curiosamente, l’Ecole des beaux-arts di Parigi, ove un insegnante molto liberale, Gustave Moreau, seppe incoraggiare tendenze ben lontane dai preziosismi simbolisti. «Non dichiarava forse ai suoi allievi che in arte piú i mezzi sono elementari, piú emerge la sensibilità?» Al corso di Moreau, che insegnò dal 1892 alla sua morte nel 1898, furono regolarmente iscritti Piot (1891), Lehmann 1893) Marquet (1895) e Camoin (1898). Altri pittori erano iscritti al corso di Elle Delaunay, ma lo abbandonarono per quello frequentato da Bussy, Bonhomme, Rouault. Quanto a Matisse, lo frequentò come uditore. Risalgono a questo periodo quadri già fauves per i colori vivi e i tocchi violentemente contrastati, come il Paesaggio corso di Matisse (1898: Bordeaux, mba) e il Nudo fauve di Marquet (ivi). Dopo questo periodo pre-fauve Matisse e Marquet, tra il 1900 e il 1903, orienteranno le proprie ricerche piú sui problemi di composizione e semplificazione dello spazio che sul colore. Nello stesso periodo due giovanissimi pittori operanti a Chatou, Derain e Vlaminck, elaborarono un’arte violenta e colorata. Il primo conosceva già i tentativi di Matisse, che aveva visto dipingere all’Académie Carrière; il secondo, «fauve d’istinto», si era a tal punto identificato con un linguaggio ben corrispondente alla sua vitalità esuberante e truculenta, che poté esclamare piú tardi in perfetta buona fede: «Che cos’è il fauvisme? Sono io, è la mia maniera di quel periodo, il mio modo di ribellarmi e insieme di liberarmi » (in Tournant dangereux, Paris 1929). La retrospettiva di Van Gogh nel 1901 gli ispirò immediatamente un espressionismo febbrile e partecipe, la cui parte migliore fiorí tra il 1904 e il 1907 (Ritratto di Derain, 1905: Parigi, coll. priv.; Scampagnata, 1905: Parigi, coll. priv.; Alberi rossi, 1906: Parigi, mnam); egli stesso ne descrive la tecnica, sempre nel 1929: «Esaltavo tutti i colori, trasponevo in un’orchestrazione di colori puri tutti i sentimenti che potevo percepire». Derain, il cui periodo fauve è forse il piú felice e certamente il piú potente di tutta la sua opera, nei suoi paesaggi di Collioure e di Londra (Westminster e Riflessi sull’acqua, 1905-1906: Saint-Tropez, Musée de l’Annonciade) trovò un equilibrio assai personale tra la foga di Vlaminck e la sapienza di Matisse. Quest’ultimo, dopo una fase neo-impressionista breve ma feconda nel 1905, si diede a sperimentare metodicamente le possibilità del colore puro, assoggettandolo a una rigorosa struttura (Ritratto con la riga verde, 1905: Copenhagen, smfk), prima di interessarsi nuovamente, dal 1906, alla linea e al ritmo (Gioia di vivere: Merion Penn., Barnes Found.; Margherita, 1906-1907: Parigi, Museo Picasso). La medesima organizzazione decorativa sottende il gioco dei colori puri, sin dal 1906, in Raoul Dufy e Albert Marquet, ma con un rispetto della luce tradizionale che li rende in qualche modo «fauves impressionisti», in particolare nei paesaggi di Fécamp (1904) e di Sainte-Adresse, presso Le Havre (1905-1906), ove lavorano a fianco a fianco. Braque adottò il fauvisme nel 1906 ad Anversa, ove dipinse accanto a Othon Friesz; ma le sue tele fauves fondamentali risalgono all’anno seguente (Paesaggio a La Ciotat: Troyes, don. P. Lévy; La Ciotat: Parigi, mnam). La sua produzione dimostra allora una potenza, un senso organico e anali- tico delle forme, assai lontani dalle frenesie di Vlaminck, dagli effetti decorativi di Derain o dalla sensibilità atmosferica e dall’umorismo di Marquet o di Dufy. Cosí, dal 1906-1907, si può parlare piú di pittori fauves che di pittura fauve: ogni artista si orienta a poco a poco in una direzione diversa rispetto alla febbre coloristica che li aveva riuniti. Nello stesso momento, il movimento assume scala europea con Die Brücke a Dresda, poi si sviluppa in una direzione espressionista che, attraverso Vlaminck e Van Dongen, costituiva una delle sue componenti; e infine, con Der Blaue Reiter, sfocia nell’astrattismo (1911). Benché non si basasse su una vera e propria teoria e neppure su intenti chiaramente formulati, il fauvisme risponde perfettamente alla sensibilità dell’inizio del xx sec. Alla nuova e quotidiana poesia dell’elettricità, della velocità, dell’intensità e del dinamismo moderni corrispondono nella pittura fauve l’esaltazione del colore puro e la violenza del tocco, oltre alla rapidità dell’esecuzione; al nuovo universalismo dell’epoca in cui le civiltà esotiche suscitano un interesse nuovo, non piú soltanto etnografico o pittoresco, corrisponde la scoperta dell’arte negra da parte di Derain, Matisse, Picasso e Vlaminck, e quella dell’arte musulmana da parte di Matisse. Questo nuovo stile intorno al 1905, semplificato, sensuale ed esuberante, non tardò a determinare, spesso in quegli stessi pittori che avevano partecipato al movimento, una reazione ascetica; che fu sintetica in Matisse, neoclassica in Derain, cubista in Braque. Ma il fauvisme resta corrispondente alla profezia che Gustave Moreau aveva formulata per il solo Matisse: «Voi semplificherete la pittura».

(fonte: Françoise Cachin in Storia dell’arte Einaudi)