Espressionismo

L'Espressionismo è un movimento artistico e letterario d'avanguardia, che si è sviluppato in Germania a partire dai primi anni del XX secolo.
Il termine nacque nell'ambito della critica d'arte (nel 1901 il pittore francese J.-A. Hervé lo riferì a un suo ciclo di quadri; nel 1911 W. Worringer lo impiegò in un saggio dedicato a Van Gogh, Matisse e Cézanne, nella rivista «Der Sturai”), e la prima affermazione di un indirizzo espressionista, peraltro mai configuratesi in un movimento organico, si ebbe appunto nel campo delle arti figurative.
L'espressionismo nell'arte si manifestò essenzialmente come rifiuto dell'armonia classica: fatti emotivi e spirituali venivano rappresentati non mediante la resa delle forme «naturali», ma attraverso il ricorso ad accentuazioni o deformazioni di diverso carattere. Alla base dell'operatività artistica venivano dunque poste la dissonanza (il rapporto disarmonico tra gli elementi costitutivi dell'opera) e la difformità (il rapporto antagonistico tra il lavoro dell'artista e la realtà visibile). La creazione artistica diventava punto d'incontro tra un « interno» e un «esterno», tra il visibile e l'invisibile, tra l'esperienza soggettiva e la realtà. L'espressionismo si avvalse sin dall'inizio di tutta una serie di risorse stilistiche: in pittura, la bidimensionalità, l'uso di colori violenti e di contorni marcatissimi, l'immediatezza «gestuale» del segno e della pennellata; in scultura, la ricerca del veristico e del grottesco, il plasticismo esasperato, la frequente citazione da opere estranee alla prassi postclassicista (come dal medioevo o dai primitivi extraeuropei); in architettura, la notevole semplificazione delle forme, l'abbandono dei criteri di proporzionalità, l'incongruenza provocatoria nell'accostamento dei materiali e dei colori.
Nato nel seno dell'arte tedesca e appoggiato fondamentalmente ai gruppi Die Briicke e Der Blaue Reiter, l'espressionismo ha notevoli contatti, per analogia di temi e per reciproca influenza, con indirizzi manifestatisi fuori di Germania (in Francia, in Italia, in Spagna, in Russia), e si può considerare una delle massime tendenze artistiche della prima metà del Novecento. Già verso il 1890 l'olandese Van Gogh, il belga J. Ensor, il norvegese E. Munch trasformano in senso espressionistico i principi dell'impressionismo (modificando, per es., le macchioline di colore del pointillisme in vere e proprie strisce più adatte a esprimere direttamente un'intensa carica emotiva). Anche il linguaggio esasperato dei corpi scolpiti da A. Rodin rappresenta una sorta di proposta espressionista. In Francia P. Gauguin, H. Toulouse-Lautrec e l'autodidatta H. Rousseau realizzano, in opposizione all'impressionismo, una energica semplificazione formale che mira a riflettere più intensamente e con maggiore immediatezza le emozioni dell'artista. Sulle loro orme si collocano, all'inizio del sec. XX, i fauves, soprattutto H. Matisse e G. Rouault. In Germania Paula Modersohn-Becker realizza una pittura ingenua ed «emotiva», mentre Käthe Kollwitz dà sfogo a una vibrata protesta sociale. Dai neoimpressionisti, l'espressionismo riprende, ma con opposti intenti, il principio dell'autonomia del colore puro: esso trasmette ora emozioni e stati d'animo e non è più funzionale alla definizione di fenomeni luminosi e atmosferici. Profondo è l'influsso del simbolismo e dello Jugendstil (che segna il periodo formativo di quasi tutti gli espressionisti tedeschi). Inoltre l'interesse per la percezione emotiva del reale chiarisce le linee direttrici della scoperta espressionistica del primitivo: da un lato le sculture antinaturalistiche provenienti dalle isole dei mari del sud (arte come magia, visualizzazione diretta e simbolica dell'invisibile); dall'altro l'arte gotica nordeuropea (il testo di W. Worringer I problemi formali del gotico, 1912, dà una sistemazione teorica all'ispirazione degli espressionisti riscoprendo lo spirito creativo della Germania medievale e indicando le coordinate dello spirito gotico: fantasia, misticismo, tendenza all'imponderabile, linearità, distorsioni, dissonanze).
Intorno al 1903, alcuni studenti di architettura elaborano insieme, a Dresda, un programma di lavoro pittorico: nasce cosi, nel 1905, Die Brücke, che assume, soprattutto al suo inizio e in antagonismo all'esistente assetto sociale, un carattere di gilda medievale: gli artisti vivono e lavorano in comune dedicando ampio spazio a un'operatività di tipo artigianale. Dopo esperimenti anche contrastanti in direzione del neoimpressionismo e dello Jugendstil, il gruppo, stimolato da Van Gogh, da Munch e dagli esempi dei primitivi extraeuropei, elabora intorno al 1908-09 un suo stile peculiare, caratterizzato da grandi superfici cromatiche e da violenti contrasti; a questa evoluzione contribuisce anche la riscoperta della xilografia, tecnica largamente praticata in Germania dalla fine del medioevo, che consente, attraverso la netta contrapposizione di bianchi e di neri in forme compatte e semplificate, le violenze di un linguaggio volutamente barbarico e ribelle. K. Schmidt-Rottluff, nei suoi paesaggi e nei nudi all'aperto, sottolinea contenuti dinamici e violenti; E.L. Kirchner analizza la nevrosi dei rapporti nella giungla della metropoli; O. Milller dà rilievo a spunti lirici. Contemporaneamente, il naturalismo lirico di E. Nolde (che molto presto si stacca dal gruppo) si evolve decisamente in una forma di espressionismo marcato da clangori teatrali e da insistenti abbandoni alla fiaba. In questi stessi anni, nell'ambito di una ricerca per molti versi analoga, Picasso realizza il suo celebre quadro Les demoiselles d'Avignon (1906-07), in cui contrappone al lirismo del periodo blu e del periodo rosa un trattamento brutale delle superfici (che in parte richiama quello della scultura lignea primitiva): da qui doveva svilupparsi, a partire dal 1909, in tutt'altra direzione, il cubismo.
Le indicazioni che emergono, d'altra parte, dall'almanacco del gruppo Der Blaue Reiter rivelano uno spiccato carattere romantico che può considerarsi un aspetto rilevante del gusto espressionista: una forte componente misticheggiante ha un notevole rilievo nella formazione culturale di W. Kandinskij; tipicamente romantica, d'altronde, è l'idea di un rapporto diretto fra le diverse forme artistiche (fra arti figurative e musica, soprattutto), così come a una dimensione romantica fa riferimento il riconoscimento della validità formale del disegno infantile, dell'arte popolare, e di quella dei malati di mente. La seconda mostra del gruppo (Monaco, 1912), divenuto cenacolo internazionale, vede la partecipazione anche degli artisti della Brücke e delle altre avanguardie europee (G. Braque, P. Picasso, A. Derain, N. Goncarova, M. Lario-nov, K. MaleviC, P. Klee, H. Arp ecc.). Altri disegnatori e pittori, come il tedesco L. Corinth, l'austriaco A. Kubin, il lituano Ch. Soutine, attivo in Francia, elaborano i loro linguaggi, fondamentalmente liberi e istintivi, in singolare consonanza con elementi propri dell'impressionismo tedesco; un ruolo particolare, muovendo dal decorativismo della secessione viennese, assume O. Kokoschka, attivo anche nell'ambito letterario. Agli inizi del secondo decennio del Novecento l'area di diffusione del fenomeno dell'espressionismo è ormai molto vasta. In Italia, obbedendo a una analoga spinta vitalistica, i futuristi si volgono a rappresentare la tensione insita in ogni evento in quanto assunto alla qualità di fatto artistico; oltre a protestare contro il classicismo, essi chiedono alla pittura di assimilare ed esprimere il significato dei nuovi tempi, delle macchine, della velocità, impiegando mezzi figurativi quali analisi del movimento e delle figure, ripetitività delle forme, prospettiva «profonda», «apertura a ventaglio», strutture raggianti, angoli acuti. Quanto ai linguaggi, per molti versi originali, dei belgi e degli olandesi, come C. Permeke, G. de Smet, J. Torop, sono anch'essi imparentati con l'espressionismo tedesco. In Francia, si trovano propriamente due soli espressionisti: G. Rouault, che, muovendo dalla cupa figurazione del mondo degli sradicati e degli irregolari, approda dalle esperienze fauves a un espressionismo di contenuto religioso, rifatto sulla suggestione dell'arte medievale; M. de Vlaminck, che crea uno stile violentemente cromatico assai affine a quello di Munch e della Brücke.
Per quanto concerne la scultura (dove il legno è il materiale preferito), le maggiori realizzazioni stilistiche si legano ai nomi di E. Barlach, che influenzato dalla forma espressiva della scultura lignea gotica sviluppò un espressionismo melanconico e quasi ossessivo, e di W. Lehmbruck (anch'egli condizionato dal linearismo espressivo della tradizione gotica tedesca), nel cui atelier i tipi dello Jugendstil si trasformano in forme cubiche, assumendo una carica espressionistica grazie a movimenti che riproducono tensioni interne all'animo dell'artista. Al termine della prima guerra mondiale, questi gruppi artistici non si riformano e la nuova tendenza, piuttosto che alla protesta, è rivolta a un drastico rinnovamento. Tra le nuove correnti espressionistiche, quelle facenti capo a O. Dix e a G. Grosz evocano con vistoso naturalismo i terrori della guerra e gli arbitri e i soprusi del dopoguerra, approdando ora a effetti di simbolismo teatrale, ora alla caricatura, nel quadro di precisi programmi di denuncia politica. La personalità più grande dell'espressionismo, dopo la prima guerra mondiale, è quella di M. Beckmann, che infonde una nuova forza vitale alle angolose forme degli artisti della Brücke. Argomento della sua pittura è la reazione attiva dell'artista all'attrazione dell'ambiente, significata soprattutto da un tipico simbolismo erotico. Per quanto concerne la scultura intorno agli anni '20, l'indirizzo espressionista è di fermare movimenti e forme violenti e acuti in una tensione quasi di danza. Il tedesco G. Kolbe si sviluppa da Rodin e dallo Jugendstil; il francese H. Laurens e il lituano J. Lipchitz si convertono dal frammentismo cubistico alla figura, se pur scomposta; lo svizzero A. Giacometti accentua la nevrosi delle figure riducendone e assottigliandone all'estremo il volume. Nel campo architettonico, elementi espressionistici si manifestano, già a partire dai primi del Novecento, presso artisti di diversa formazione. Per esempio, nelle opere di A. Gaudì a Barcellona (1900 ca), che evolvendosi dal neogo­tico rielaborano liberamente motivi dell'ari nouveau: angoli sghembi o acuti, invenzioni grottesche o popolaresche, contrasti di proporzioni e di colori. Elementi stilistici che, d'altronde, si trovano in architetti dell'art nouveau come C.R. Mackintosh, H. Van de Velde, J. Olbrich. Nella generazione espressionista accanto a un prevalente impulso di rigorosa concretezza, coesistono scatti della sensibilità individuale, inattese disarmonie ed esagerazioni, che si ritrovano di volta in volta in quasi tutti i maggiori architetti di questo periodo, da P. Behrens, B. Hoetger, O. Bartning, E. Mendelsohn a W. Gropius, H. Scharoun, M. de Klerk, W.M. Dudok, W. B. Griffin, W. A. Dummond. Caratteri espressionistici particolarmente vistosi presenta il tedesco F. Höger, il quale inventa, con la celebre Chilehaus di Amburgo (1923), un'architettura dinamica e tesa, esplicita anche in quanto allusione ideologica (l'edificio è chiamato Prua di Nave, alludendo al fatto che si tratta di un grande magazzino per i nitrati importati dal Cile). L'espressionismo figurativo trova la sua fine naturale nella forma assunta attorno al 1930: esso ha sostanzialmente compiuto la sua missione rivoluzionaria. Ogni ulteriore sviluppo è destinato a essere definitivamente interrotto dal fascismo e dalla seconda guerra mondiale. Una volta soltanto, nei decenni successivi, il concetto di espressionismo è invocato nell’ambito dei programmi teorici. Ciò avviene con il cosiddetto “espressionismo astratto” dell’americano J. Pollock. Di tutti gli spunti dell’espressionismo Pollock coglie quasi esclusivamente il ridursi dell’arte a scatto d’espressione individuale.

(fonte: Claus Zoege van Manteuffel in Enciclopedia Europea Garzanti)