Millet, Jean-François

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Cognome: 
Millet
Nome: 
Jean-François
Luogo di nascita: 
Gruchy
Data di nascita: 
1814
Luogo di morte: 
Barbizon
Data di morte: 
1875
Nazionalità: 
Francese
Biografia: 

 

Jean-Francois Millet, pittore e disegnatore francese, figlio di contadini normanni, arrivò a Parigi nel 1837, dove acquisì rapidamente una solida formazione professionale, dipingendo soprattutto ritratti, nudi e scene pastorali che devono molto al rococò e a J. H. Fragonard. Ma tra il 1845 e il 1848 i soggetti leggeri diventano sempre più rari nella sua pittura, la sua tavolozza si incupisce, e nel momento in cui si riscoprono i fratelli Le Nain e la letteratura s'interessa della vita contadina (G. Sand), egli si dedica a soggetti rurali e a scene di genere, in cui si conferisce una nuova dimensione all'uomo anonimo della campagna francese: il piccolo coltivatore diretto e il proletariato agricolo (Lo spulatore, 1848, collezione privata). Come molti intellettuali del tempo, Millet condannò i rapidi cambiamenti ambientali dovuti alla industrializzazione e, insofferente alla vita cittadina, si esiliò in campagna, stabilendosi a Barbizon. L'opera della sua maturità si organizza lungo due distinte direttrici. Da un lato Millet dipinge tele di grande formato, che invia ai Salons parigini dove saranno apprezzate dagli ambienti d'opposizione, e in cui esalta epicamente, secondo una tradizione che va da Virgilio a Poussin, il lavoro dei campi (Il pasto dei mietitori, 1851, Boston, Museum of Fine Arts; L'innestatore, 1855, Monaco di Baviera, Neue Pinakothek). E di questa iconografia della fatica contadina la posterità farà largo uso fino ai nostri giorni per scopi propagandistici e pubblicitari (Il seminatore, Philadelphia, Provident National Bank; L'Angelus, 1855, Parigi, Musée d'Orsay; Uomo con la zappa, 1860-62, Los Angeles, J. P. Getty Museum, che diventerà uno degli emblemi del realismo sociale). D'altro canto. Millet dipinge una serie di quadri di piccolo formato ed esegue disegni (per la maggior parte scene di genere) talvolta al carboncino, ma più spesso alla matita grassa, i quali rivelano il meraviglioso senso della linea di questo pittore che dimostra di essere innanzitutto un disegnatore. L'ultimo decennio della sua attività è segnato da un'importante svolta, legata alle numerose commissioni di pastelli, che lo condurranno a sacrificare il quadro a olio, e all'interesse per la pittura di paesaggio (la regione boscosa della Normandia natale e i grandi campi aperti della Brie, nei dintorni di Barbizon). Millet dipinge molto raramente all'aperto, contrariamente ai suoi amici di Barbizon (Theodore Rousseau, Charles François Daubigny, Narcisse Diaz de la Peña, Constant Troyon); lavora a memoria: ne sono significativa testimonianza i paesaggi del suo paese natale dipinti a Barbizon (La chiesa di Gréville, 1874, Parigi, Musée d'Orsay). A lungo Millet è stato considerato semplicemente un pittore contadino, dedito a soggetti campagnoli pii e sentimentali: solo recentemente, in occasione della mostra parigina allestita per il centenario (Parigi, 1975), si è potuto scoprire la grande varietà e ricchezza della sua produzione e riconoscerle una notevole importanza nello sviluppo della pittura francese della metà del sec. XIX, sia per i contatti privilegiati che mantiene con i pittori realisti (Courbet, Daumier), sia per il suo impatto sulla generazione successiva (Van Gogh, Pissarro, Gauguin).

(fonte: Enciclopedia Europea Garzanti)

 


 

Millet, Jean-François (Gruchy presso Gréville 1814-Barbizon 1875). Figlio di coltivatori benestanti, Millet inizia gli studi artistici intorno al 1833, a Cherbourg, presso il ritrattista Dumoncel, detto Mouchel, e dopo il 1835 con Langlois de Cherville, allievo di Gros. Nel 1837, la municipalità di Cherbourg gli conferisce una borsa di studio, che gli consente di trasferirsi a Parigi; in quello stesso anno Millet entra nell’atelier di Delaroche all’École des beaux-arts. Due anni dopo (1839) concorre senza successo al Prix de Peinture, e poco dopo abbandona l’École. Parallelamente frequenta l’Académie Suisse e studia al Louvre, esercitandosi nella copia dei «primitivi» italiani e di Poussin. La produzione di questi primi anni si incentra soprattutto sui ritratti, tra i quali si segnala il delicato Antoinette Hebert allo specchio (1844-45: Stati Uniti, coll. priv.). Frequenti spostamenti tra Parigi e Cherbourg, oltre ad un breve soggiorno a Le Havre, caratterizzano questo periodo, che si conclude con il definitivo trasferimento dell’artista a Parigi nel 1845. Soggetti pastorali, idilli classici e nudi femminili ritornano con frequenza nella produzione che precede il 1848, e di cui è significativo esempio Ritorno dai campi (1846-47: Cleveland, Museum of Art), la cui morbida materia pittorica rievoca quella di Fragonard. Nel 1846 conosce Troyon e si lega a Diaz, che lo mette in contatto con Durand-Ruel, suo futuro mercante. Intorno a questo periodo, tra il 1845 e il 1847, si situano i primi disegni d’ispirazione naturalista; nel 1847 conosce Alfred Sensier, con il quale stringe una duratura amicizia, e frequenta artisti come Jacque, Daumier, Barye e Rousseau. Il clima rivoluzionario del 1848 favorisce un breve momento di gloria al Salon di quell’anno del suo Il vagliatore (1847-48: Stati Uniti, coll. priv., ricuperato fortunosamente in America nel 1972); lo stesso Courbet pare aver risentito di questo modello per Gli spaccapietre, iniziato l’anno seguente. A decretare la fortuna dell’opera è l’attualità del soggetto rappresentato, un soggetto «sociale», che trova riscontro nel coevo dibattito artistico per un’arte legata alla vita contemporanea: è indicativo, in tal senso, l’acquisto dell’opera da parte del ministro dell’Interno del governo provvisorio, Ledru-Rollin. Nel 1849 Millet si trasferisce a Barbizon, dove, salvo brevi interruzioni, risiederà per tutta la vita; nonostante il fascino che la natura e la bellezza paesaggistica del luogo esercitano su di lui, l’artista è convinto assertore del ruolo centrale dell’uomo rispetto al paesaggio, che si traduce in una peculiare declinazione del naturalismo in senso rurale. Consonanze di ispirazione e di intenti collegano II vagliatore al dipinto raffigurante Il seminatore (1850: Boston, Museum of Fine Arts), esposto da Millet al Salon del 1851. Osteggiato dai conservatori, per la scelta del soggetto e la stesura dimessa e non rigorosa, raccoglie invece i consensi dei progressisti che ne sottolineano le allusioni sociali e politiche sino a individuarvi uno dei manifesti della pittura realista. Al Salon del 1853 il suo Le repas des moisseneurs (1851-53: Boston, Museum of Fine Arts), gli vale una medaglia di seconda classe; precedenti iconografici per il dipinto sono stati individuati in Poussin (La Cène, della seconda serie dei Sacraments), e nella tradizione nordica, in particolare Bruegel. Il soggetto della composizione rimanda alle figure bibliche di Ruth e Booz, allusione sottolineata nei commenti coevi. Rimandi a Virgilio furono invece suggeriti da Sensier, e quindi probabilmente dallo stesso Millet, per il Contadino che innesta un albero (1855: Stati Uniti, coll. priv.). Reazioni aspre e attacchi violenti accolgono la presentazione, al Salon del 1857, delle Spigolatrici (1857: Parigi, Musée d'Orsay). Sotto accusa è la scelta del soggetto, aperta denuncia della miseria, ma anche lo stile, giudicato ampolloso e pretenzioso; la critica di orientamento progressista (Castagnary) replica sottolineandone la misura classica e al contempo vi individua l’annuncio di un’arte nuova. La dimensione epica di dipinti come questo ha suggerito, già alla fine dell’Ottocento, di associare il nome di Millet, a quello di Courbet e ai realisti: in realtà Millet non fu un assertore delle idee socialiste e la sua visione dell’uomo, come chiarito da contributi recenti, si rivela permeata di fatalismo, sottomessa ad un destino considerato ineluttabile. La sua pittura celebra l’unione dell’uomo con la natura, e non è priva di riferimenti biblici ed evangelici. Coerente a tale indirizzo è il suo stile, che Baudelaire giudica con severità, e che risente fortemente della tradizione classica, in particolare di Poussin. Accanto alle opere di grande formato, tra cui L’Angelus (1855-57: Parigi, Musée d'Orsay) di enorme fortuna popolare e non privo di intenti moralizzanti, si colloca una fitta produzione di dipinti di piccole dimensioni, che per misura e grazia rievoca Chardin; tra gli altri La filatrice (1855: Boston, Museum of Fine Arts), Le lavandaie (1853-55: Boston, Museum of Fine Arts, La tricoteuse (Paris, Musée d'Orsay). Recenti indagini critiche hanno sottolineato l’importanza che rivestono nel corpus di Millet i disegni, la cui qualità supera talvolta quella dei dipinti, come nel caso di Crépuscule (1858-59: Boston, Museum of Fine Arts) dalle inedite soluzioni luministiche. I crescenti consensi raccolti dalla pittura naturalista, favorirono l’affermazione personale di Millet. Nel 1867 gli viene conferita la Legion d’onore e alcuni dei suoi dipinti più discussi saranno presentati all’Esposizione Universale. La produzione del decennio Sessanta è caratterizzata da due novità: l’uso dei pastelli, in alternativa ai colori ad olio, e una nuova attenzione per il paesaggio, di cui è esempio Le bout de village de Grèville (1865-66: Boston, Museum of Fine Arts) presentato al Salon del 1866. In tale direzione si collocano alcuni dei risultati più originali e sorprendenti della sua pittura dell’ultimo periodo, tra i quali Colpo di vento (1871-73: Cardiff, National Museum of Wales), il notturno Caccia agli uccelli (1874: Philadelphia, Museum of Art), e la serie delle Quattro stagioni (Primavera, 1868-73: Parigi, Musée d'Orsay; Autunno, 1868-74: New York, Metropolitan Museum of Art; Estate, 1868-74: Boston, Museum of Fine Arts; Inverno, 1868-74: Cardiff, National Museum of Wales).

(fonte: Virginia Bertone in Storia dell'Arte Einaudi)