Servetta

Antonio Mancini, Servetta
Autore: 
Mancini, Antonio (1852-1930)
Titolo: 
Servetta
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (1885 - 1890)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
100 x 60,8
Annotazioni: 
Firma e luogo in basso a sinistra: AMancini Roma
Luogo di conservazione: 
Pinacoteca di Bari Corrado Giaquinto, Bari, Italia
Acquisizione: 
Collezione Grieco
Identificativo: 
1849 | 16 00220893

Descrizione:

Proviene dalla raccolta di Walli Toscanini, ma in origine sembra essere appartenuto al pittore olandese Hendrick Willem Mesdag, collezionista delle opere di Mancini e della pittura europea dell'Ottocento in generale. Biancale, nella sua biografia sull'artista, ci fornisce la seguente notizia: "In un'altra lettera dell'89 annunzia [Mancini] al Mesdag di avergli spedito tre dipinti da lui commessigli per lire mille. Si elenca: una Servetta, che calco­la lire 500 e gli altri due 250 lire ciascuno" (Biancale, 1952, p. 82). Que­sta tela Servetta, alla quale viene dato un certo rilievo, anche per quanto riguarda il prezzo, mi sembra essere identificabile col quadro della collezio­ne Grieco che, anche per ragioni stilisti che, regge perfettamente una data­zione intorno al 1889. Nel 1903 Mesdag donò la sua raccolta allo Stato e nacque il Rijksmuseum Mesdag a L'Aia. Sappiamo che prima di offrire la sua collezione, il pittore effettuò una scelta definitiva aggiungendo e togliendo alcuni pezzi. Così forse si spiega perchè nel catalogo del Museo Mesdag la nostra tela non risulta fra le quindici opere di Mancini inventariate. Le ragioni dell'elimina­zione e della successiva vendita possono essere di varia natura; tuttavia è lecito supporre che Mesdag abbia voluto evitare troppe ripetizioni temati­che, visto che ancora oggi nella sua collezione del Mancini si trovano diver­si quadri dedicati a figure femminili singole. La Servetta, vestita di nero, quel bellissimo nero dell'artista, "grasso e luci­do come catrame in fusione" (Bucarelli, 1973, p. 47), e con un grembiuli­no bianco che crea il massimo contrasto, è rappresentata in un attimo di pausa. Le mani, volutamente impacciate, sono intrecciate e lo sguardo, un po' sentimentale, è rivolto in alto, forse verso un'immagine sacra. L'ambien­te, come al solito nei quadri di Mancini di quell'epoca, è traboccante di fiori e oggetti vari. La pittura, in alcune zone applicata a spatola, è particolar­mente densa e materica. Molto simile al nostro dipinto sono La servetta della Galleria d'Arte Moder­na Ricci Oddi di Piacenza - sembra che si tratti della stessa modella - la Donna con calamaio (ibidem) e La lacrima (Galleria d'Arte Moderna [di Milano], Rac­colta Grassi), tutte eseguite nel periodo 1885-1890.

(Christine Farese Sperken - http://www.pinacotecabari.it)