Una giornata di scirocco sulle coste vicino a Roma

Costa, Una giornata di scirocco sulle coste vicino Roma
Autore: 
Costa, Giovanni (Nino) (1826-1903)
Titolo: 
Una giornata di scirocco sulle coste vicino a Roma
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (1859-1874)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
86,4 x 193
Luogo di conservazione: 
Galleria d’Arte Moderna, Palazzo Pitti, Firenze, Italia
Acquisizione: 
Comodato Gagliardini

Mostre:

  • I Preraffaelliti e il sogno italiano. Da Beato Angelico a Perugino, da Rossetti a Burne-Jones, MAR - Museo d’Arte della città di Ravenna, 28 febbraio - 6 giugno 2010

Commento:

Questo dipinto degno di nota fu cominciato nel 1859 a Firenze. Costa vi lavorò per quindici anni prima di esporlo a Londra e a Liverpool nel 1874 e venderlo a Stopford Brooke nel 1879. Nella sua autobiografia descrive il litorale tirrenico, come un luogo in cui “la sabbia è battuta e livellata dal mare e raccolta in cumuli dal vento, [e] la vegetazione è spazzata dalla forza delle tempeste e si allarga in forme distorte” (Costa 1983, p. 154). Il vento secco di Scirocco è evocato dallo strano cielo azzurro-violaceo e dall'oppressivo grigiore delle forme del paesaggio, come se la luce del sole fosse filtrata attraverso un velo di particelle di sabbia trasportate dal vento. Un uomo porta sulle spalle bruciate dal sole un pesante cestino ricolmo di pesci e ricoperto di foglie.
Questo dipinto, emblema dell'opera di Costa, associa l'attenta osservazione di un paesaggio reale, dai tratti fisici e meteorologici riconoscibili, al racconto della povertà e della tenacia degli abitanti del luogo. In tal senso le opere elaborate della prima parte della carriera di Costa, frutto di una lunga gestazione, sono espressamente politiche nel loro celebrare la nobiltà del lavoro e l'essenziale caparbietà degli uomini e delle donne italiani malgrado l'oppressione straniera. La sobrietà e la serietà del dipinto furono perfettamente comprese da Brooke, il quale era a sua volta un uomo di vedute liberali che credeva nell'autodeterminazione dei popoli e scrisse a proposito dell'opera: “Amo in esso l'unità di sentimento; il modo in cui la Natura stessa sembra avervi operato; e amo ancora di più quello che va oltre il potere della Natura e che appartiene solo all'artista” (Agresti 1904, p. 171).

(fonte: Catalogo della mostra, I Preraffaelliti e il sogno italiano. Da Beato Angelico a Perugino, da Rossetti a Burne-Jones)