Vuillard, Édouard

Édouard Vuillard, Autoritratto, 1888
Cognome: 
Vuillard
Nome: 
Édouard
Luogo di nascita: 
Cuiseaux (Saône-et-Loire)
Data di nascita: 
1868
Luogo di morte: 
La Baule
Data di morte: 
1940
Nazionalità: 
Francese
Biografia: 

 

Édouard Vuillard, compagno al liceo Condorcet di Maurice Denis, Aurélien Lugné-Poe e Ker-Xavier Roussel (che lo spingerà a intraprendere la strada della pittura), rinuncia alla carriera militare progettata per lui dal padre. Il suo apprendistato si svolge nello studio di Diogène Maillart, poi all’Académie Julian (dal 1888) e all’Ecole des beaux-arts. Nel 1890 conosce, tramite Denis, Pierre Bonnard, Paul Sérusier e Roussel, e prende a frequentare il gruppo dei Nabis. Nel 1891 condivide lo studio con Bonnard e Lugné-Poe in rue Pigalle; conosce Thadée Natanson, fondatore de «La Revue Blanche», alla quale collaborerà con gli altri nabis, esordendo nei saloni della rivista e partecipando a dicembre, alla prima mostra del gruppo alla Galleria Le Barc de Boutteville. I dipinti eseguiti da Vuillard nell’ultimo decennio del secolo hanno un marcato carattere decorativo, in linea con le poetiche nabi: il giovane pittore accoglie queste ultime, impiegando all’interno di composizioni dalle ampie zone piatte una tavolozza assolutamente originale, che predilige le mezze tinte e gli accordi cromatici stabiliti secondo un calcolo armonico che informa, per rimanere una costante dell’arte di Vuillard, già i suoi primissimi lavori (1888-1890). L’evoluzione dello stile di Vuillard, che tecnicamente si affida alla pittura a colla per ottenere un’opacità e una freschezza impossibili nell’olio, può essere scandito in tre tappe, accomunate da una medesima predilezione per tematiche borghesi. Dopo un periodo che può dirsi di apprendistato (1888-1890), nel corso del quale affronta in toni dalle dominanti grige soggetti alla maniera di Chardin e Fantin-Latour, con rimandi all’opera di Corot e di certi olandesi (Un coniglio di Garenna: Parigi, coll. priv.), la fase piú feconda e innovativa della sua attività è la nabi. L’adozione della tecnica di Gauguin (pittura piatta, bidimensionale, violenza dei colori) e l’adesione alle teorie di Denis, rendono la sua pittura decisamente votata a valori decorativi dove è evidente la suggestione delle stampe giapponesi (A letto, 1891: Parigi, Musée d'Orsay). In talune opere la stilizzazione estrema lo avvicina a Toulouse-Lautrec; piú tardi abbandonerà le ampie campiture perseguendo un maggior descrittivismo. È del 1892 il primo complesso decorativo nabi, sei sovrapporte eseguite per la casa dei Desmarais, cugini dei Natanson (Parigi, coll. priv.). Dopo la serie dei Giardini pubblici dipinti nel 1894 per la sala da pranzo di Alexandre Natanson (nove pannelli: Parigi, Musée d'Orsay; Museo di Houston, Texas; Museo di Cleveland; Bruxelles, Musées Royaux des Beaux Arts), esegue altri cicli decorativi e dei ritratti. Collabora inoltre con teatri d’avanguardia (scenografie, locandine, costumi), ambiente che gli ispira le prime litografie, presto notate da Ambroise Vollard (il quale gli pubblica nel 1899 un album di tredici litografie a colori con paesaggi e interni). Dopo il 1900, Vuillard ritorna a un realismo preciso e minuto. A questo terzo periodo appartengono le monumentali composizioni destinate a grandi dimore in campagna, come quella dei Bernheim-Jeune a Bois-Lurette (1913), alla Comédie des Champs-Elysées (1912-1913, con Denis, Bonnard e Roussel), al palazzo della Società delle Nazioni a Ginevra (1936, con gli stessi e Chastel). I suoi interni borghesi, la sua produzione piú tipica anche dopo il periodo nabi, evocano la natura soggettiva della nostra percezione dell’ambiente: la realtà percettiva, dice Bergson, non può essere fissa poiché la nostra coscienza è fluida e determinata da stati emotivi. Per Vuillard, «Noi percepiamo la natura attraverso i sensi che ci restituiscono immagini di forme e di colori, di suoni, ecc.». E soprattutto, fatto che si riflette sulla sua ricerca tonale, «Una forma, un colore non esiste che in relazione a un’altra»; «Noi non concepiamo che rapporti». Un sensibile intimismo è nota costante dei suoi interni (La signora Trarieux e le sue figlie, 1912: coll. priv.; La signora Wormser e i suoi bambini, 1926-1927: Londra, National Gallery); i personaggi che il pittore vi inserisce hanno una profonda relazione con gli oggetti che li circondano, la cui attenta descrizione non esclude profondità e acutezza psicologiche. Posano per lui i Natanson (1897-98), i Bernheim-Jeune, gli Hessel, la contessa di Noailles, gli amici artisti (Vallotton e Misia, 1899: Parigi, coll. priv.; Il pittore Ker-Xavier Roussel e sua figlia Annette, 1903: Buffalo, Albright-Knox Art Gallery), i Vaquez (Ritratto della signora Vaquez, 1918: Parigi, Musée d'Orsay), La madre e la sorella dell’artista (1893 ca.: New York, Museum of Modern Art). Rari i nudi, dipinti perlopiú a inizio secolo (Donna che si pettina: Parigi, coll. priv.), e i paesaggi: piú vicini alla sua ispirazione sono i giardini e le strade di Parigi. Dal 1900 Vuillard espone alla Galleria Bernheim-Jeune, da allora suoi mercanti, a cui presto si aggiunge Jos Hessel. Negli anni precedenti la prima guerra mondiale, la succursale di Bernheim-Jeune aperta a Losanna da Paul Vallotton (fratello del pittore), apre a Vuillard la via del collezionismo svizzero: tra gli amici collezionisti del pittore sono i coniugi Hanloser di Winterthur. È la Kunsthaus di Zurigo a organizzare nel 1932 la prima importante antologica di Vuillard, sei anni prima della grande esposizione parigina del Musée des Arts Décoratifs.

(fonte: Bernard Crochet ed Elisabetta Canestrini in Storia dell’arte Einaudi)

 


Édouard Vuillard, Autoritratto ottagonale, 1890 circa, Collezione privata
Édouard Vuillard, Autoritratto ottagonale, 1890 circa, Collezione privata