Daubigny, Charles-François

Charles-Francois Daubigny (foto Nadar).jpg
Cognome: 
Daubigny
Nome: 
Charles- François
Luogo di nascita: 
Parigi
Data di nascita: 
1917
Luogo di morte: 
Parigi
Data di morte: 
1878
Nazionalità: 
Francese
Biografia: 

 

Charles-François Daubigny (Parigi 15 febbraio 1817 - 19 febbraio 1878), proveniva da una famiglia di artigiani, le cui inclinazioni artistiche ne incoraggiarono la precoce attitudine al disegno. Diciassettenne, fece un viaggio in Italia; tornato in patria si dedicò soprattutto all’incisione. Le sue lastre, risentono dell’influenza di Rembrandt, e mostrano un diretto sentimento della natura. Lavorò poi per qualche tempo come restauratore di quadri. Un breve passaggio, nel 1840, nello studio di Paul Delaroche non lo influenzò quanto la pittura olandese copiata a Parigi al Louvre. Piú che l’influsso del suo maestro, le prime opere tradiscono ricordi di Ruisdael e di Hobbema, unitamente a reminiscenze classiche. Dal 1843, attirato dalla pittura all’aperto, soggiornò a lungo a Barbizon e nel Morvan (la Valle del Cousin, 1847: Parigi, Louvre). La sua notorietà aumentò verso il 1850. Il governo acquistò un suo quadro. Lo Stagno di Gylieu (1853: oggi a Cincinnati) era stato acquistato da Napoleone III. Grazie ai suoi guadagni, Daubigny poté viaggiare di piú; nel 1852 ebbe luogo il fondamentale incontro con Corot a Optevoz (Isère). I due artisti operarono a fianco a fianco, prendendo sempre maggior confidenza con la pittura dal vero. Daubigny rimase fedele ai medesimi luoghi: Optevoz, ove conobbe Ravier, Villerville sulla costa della Manica, ma soprattutto le rive della Senna e dell’Oise presso Auvers, costeggiate instancabilmente a bordo del suo celebre battello, il Botin, trasformato in studio. Il suo tocco pittorico inizialmente levigato verso il 1852 si appesantisce e da quel momento subisce l’influsso di Courbet: la Chiusa di Optevoz (1855: Rouen, Musée des Beaux Arts) e la sua replica al Louvre del 1859 ne sono le ultime testimonianze. Un contatto assiduo con la natura le acque correnti, il mare incitò in seguito l’artista a schiarire i suoi toni, alleggerendo la tavolozza e posando la pennellata con rapidità. Daubigny fu tra i primi a tentare di esprimere l’impressione fugace del momento. La critica, non sospettando ancora la portata di una simile innovazione, lo accusò di fretta e di improvvisazione. Théophile Gautier, con restrizione negativa, pronunciò persino la parola «impressione ». Nel 1866 Daubigny soggiornò in Inghilterra, vi tornò durante la guerra del 1870 incontrandovi Monet, che portò con sé in Olanda. Ad Auvers, nel 1870 conobbe Cézanne. Tali incontri con i maestri, capofila della generazione successiva, concretarono il debito che essi ebbero con Daubigny, che fu uno dei precursori piú significativi dell’impressionismo. Il Museo Mesdag dell’Aja possiede un complesso fondamentale di suoi quadri, numerosi pure in parecchi altri musei francesi, in particolare a Parigi (Louvre, coll. Thomy-Thierry; Musée d'Orsay), Lione, Marsiglia e Reims.

(fonte: Hélène Toussaint in Storia dell'Arte Einaudi)

 


Daubigny, Le vacche nella palude.jpg
Charles-François Daubigny, Les vaches au marais (Le vacche nella palude), 1878, 1850 circa, Acquaforte su chine collé, cm. 14,9 x 24,1 (foglio)