Visita allo studio

Odoardo Borrani, Visita allo studio
Autore: 
Borrani, Odoardo (1833-1905) (attribuito a)
Titolo: 
Visita allo studio
Altri titoli: 
Visita allo studio di pittura
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (1865 - 1875)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tavola rinforzata con parchettatura
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
20,7 x 27,8
Annotazioni: 
Firma in basso a sinistra: OBorrani
Luogo di conservazione: 
Fondazione Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde / Ca de Sass, Milano, Italia
Acquisizione: 
Acquisto, 12 marzo 1990
Identificativo: 
AH01563AFC

Provenienza:

  • Semenzato, Milano, asta Importanti dipinti dell'Ottocento, 14 marzo 1990.

Mostre:

  • 1986, Cuneo, Galleria d'Arte il Prisma, n. 7.
  • 2007-2008, Novi Ligure, s.n.

Bibliografia:

  • Importanti dipinti dell'800, Franco Semenzato, Milano, 1990, n. 197, s.p., illustrato.
  • Simona Bartolena, Odoardo Borrani, Visita allo studio di pittura, in Tesori d'arte delle banche lombarde, Associazione Bancaria Italiana, Milano, 1995, n. 413, p. 226, illustrato.
  • Sergio Rebora, Odoardo Borrani, Visita allo studio, in Sergio Rebora, a cura di, Le collezioni d’arte. L’Ottocento, Fondazione Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde, Milano, 1999, n. 31, pp. 95-96, illustrato a p. 95; 
  • Nicoletta Colombo – Giuliana Godio, a cura di, L’altra metà della vita. Interni nell’arte da Pellizza a De Chirico (1865-1940), catalogo della mostra, Novi Ligure, Museo dei Campionissimi, 23 novembre 2007 – 13 aprile 2008, s.e., s.l., [2007], p. 97, ill. n. 46.

Note storico-critiche:

L’opera raffigura l’interno dello studio dell’artista, soggetto di particolare fortuna fra i pittori nella seconda metà dell’Ottocento e presente anche in un’altra opera in collezione, Non potendo aspettare di Telemaco Signorini. I due pittori, legati da fraterna amicizia, sono fra i principali animatori della scuola di Piagentina, sodalizio artistico nato attorno al 1862 per sperimentare la pittura dal vero nella campagna alle porte di Firenze. Proprio in questi anni Borrani inizia a dipingere scene ambientate in interni domestici, e nei decenni successivi l’ambiente di lavoro del pittore diventerà fonte di ispirazione per opere come Una visita al mio studio (collezione privata) presentato all’Esposizione nazionale di belle arti di Milano del 1872 e In attesa del pittore (collezione privata) esposto nel 1874 alla Promotrice di Firenze e nel 1877 alla Prima esposizione nazionale di belle arti di Napoli; è datato infine al 1888 Nello studio dell’artista, proveniente dalla raccolta Mario Galli di Firenze e oggi in collezione privata. Rispetto a tutte le opere citate Borrani raffigura qui, con brevi tocchi di colore, un ambiente più povero, probabilmente lo studio allestito in una delle abitazioni fuori Porta La Croce presso Firenze, dove si trasferisce nel 1865 con Carlotta Meini sposata tre anni più tardi e da dove si sposterà successivamente cambiando oltre dieci indirizzi nel corso di pochi anni. Come nel dipinto esposto nel 1872 la visitatrice è posta a margine della scena, seduta su un divano e con un abbigliamento e un’acconciatura molto simili, ma qui raffigurata mentre conversa con un giovane intento a fumare. Solo pochi elementi decorativi, quali il tappeto sul pavimento o il drappo sul tavolino che ricorda quello visibile in Un visita al mio studio, caratterizzano questo ambiente modesto, privo di tappezzeria, alle cui pareti riconosciamo tele appena abbozzate raffiguranti in alcuni casi vedute architettoniche, e che avvicina il dipinto ai soggetti domestici degli anni di lavoro a Piagentina, come La mia cucina esposto alla Promotrice fiorentina del 1863. La tavola è condotta con una stesura pittorica a larghe campiture e dalle basse gradazioni cromatiche che può essere riferita al periodo tra la metà degli anni Sessanta e la metà del decennio successivo quando Borrani con gli altri artisti Macchiaioli Abbati, Lega, Sernesi e Signorini sperimenta gli esiti della pittura a macchia anche su temi intimisti, soggetti che negli anni Ottanta saranno resi con maggiore analiticità descrittiva.

(fonte: Laura Casone in www.artgate-cariplo.it)


La tavoletta propone un tema assai ricorrente nella pittura italiana del secondo Ottocento, quello della rappresentazione dell'atelier. Infatti quasi tutti gli artisti effettuano i loro primi studi di ambiente ispirandosi allo spazio in cui operano, a prescindere dall'adesione a una determinata tendenza pittorica. Spesso tuttavia queste composizioni vengono adoperate come sfondo per scene di genere, come nel caso di Non potendo aspettare di Telemaco Signorini (forse il caso più noto restando in ambito macchiaiolo, ma si dovrebbe ricordare almeno Sgradevole incidente di Amero Cagnoni (1886) appartenente alle collezioni dell'Accademia di Brera. Borrani affronta questo soggetto in varie occasioni: si vedano infatti la tavoletta intitolata Lo studio, appartenente alla Galleria d'Arte Moderna di Firenze e il più ampio Nello studio dell'artista, datato al 1888 e conservato presso una collezione privata. Anche nel caso del nostro dipinto sembra possibile pensare a una datazione avanzata, contenuta comunque entro il nono decennio del secolo. La stesura a campiture nette secondo il gusto toscano e la semplificazione dei singoli elementi descrittivi non sembrano infatti imputabili tanto a un'adesione rigorosa alla koinè macchiaiola, suggerendo di conseguenza una datazione precoce, quanto piuttosto al carattere rivestito dall'opera, da considerare una "impressione" diretta. In confronto con l'iconografia che ricorre in opere simili, Borrani offre una rappresentazione del proprio studio particolarmente sobria e oggettiva. Al centro della scena campeggia un cavalletto, sul quale è appoggiato il dipinto che il giovane pittore insieme al personaggio femminile "in visita" osserva e commenta durante la conversazione. Intorno si dispongono gli strumenti del lavoro e numerose tele ultimate appese in un disordine "pittoresco" alle pareti dell'atelier, mentre sullo scaffale di fondo spicca la piccola "anatomia" in gesso. Come nota opportunamente Bartolena (1995), ciò che anima veramente la composizione è la gradazione della luce, nel gestire la quale Borrani dà prova fin da Il 26 aprile 1859, da considerare uno tra gli esiti migliori della sua produzione.

(fonte: Sergio Rebora - http://www.edixxon.com/fondcariplo/arte_800/02_opere/1031.html)