Venere tra Eros e Anteros

Francesco Hayez, Venere tra Eros e Anteros
Francesco Hayez, Africa, 1819, cm. 133,5 x 436
Francesco Hayez, Asia, 1819, cm. 131 x 449
Francesco Hayez, Europa, 1819, cm. 128 x 451
Francesco Hayez, Due Nereidi, 1819, cm. 91,5 x 250,5
Francesco Hayez, Nereide con delfino e Tritone, 1819, cm. 92 x 249
Francesco Hayez, Nereide e Tritone con delfino, 1819, cm. 97 x 251
Francesco Hayez, Nettuno e Mercurio su una conchiglia trainata da cavalli marini, 1819, cm. 133 x 434,5
Francesco Hayez, Tritone che suona la buccina su cavallo marino, 1819, cm. 93 x 250
Francesco Hayez, Tritone con ippocampo, 1819, cm. 90 x 250
Autore: 
Hayez, Francesco (1791-1882)
Titolo: 
Venere tra Eros e Anteros
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (1819 circa)
Classificazione: 
Dipinto murale
Tecnica e materiali: 
Affresco strappato
Dimensioni (altezza per larghezza in centimetri): 
98 x 250,5 [Venere]
Luogo di conservazione: 
Fondazione Musei Civici di Venezia, Museo Correr, Venezia, Italia

Mostre:

  • Canova, Hayez, Cicognara. L’ultima gloria di Venezia, Gallerie dell’Accademia, Campo della Carità, Venezia, 29 settembre 2017 - 2 aprile 2018 [Venere tra Eros e Anteros | Tritone che suona la buccina su cavallo marino].

Le dieci lunette restaurate di Francesco Hayez.

Uno straordinario prestito da Venezia alle Gallerie d’Italia di Milano. Un prestito davvero straordinario dalla Fondazione Musei Civici di Venezia impreziosirà la grande mostra dedicata a Francesco Hayez, uno dei più importanti protagonisti dell’Ottocento italiano, in programma alle Gallerie d’Italia a Milano dal 6 novembre 2015 al 21 febbraio 2016. Per la prima volta verranno riunite ed esposte in pubblico le dieci lunette affrescate dall’artista nel 1819 per Palazzo Ducale, dopo un accuratissimo intervento di restauro conservativo curato dalla Fondazione Musei Civici di Venezia e realizzato in collaborazione con Louis Vuitton e le Gallerie d’Italia.
Dipinte quasi due secoli fa queste opere, davvero sorprendenti per il gusto espresso e i molti aspetti innovativi che anticipano modi e temi che diverranno ricorrenti nella seconda metà dell’Ottocento, illustrano il periodo in cui l’economia veneziana viveva uno dei suoi momenti più critici. Siamo nella Venezia da poco tornata sotto il dominio asburgico, dopo la caduta di Napoleone. L’allora giovane e promettente pittore veneziano Francesco Hayez (Venezia, 1791 – Milano, 1882) – di ritorno da Roma dove, grazie all’intervento di Antonio Canova, aveva dipinto in Vaticano – riceve una commissione da parte della Camera di Commercio per decorare i locali a essa assegnati in Palazzo Ducale da destinare a Borsa Mercantile. La valorizzazione di questi ambienti sottendeva un intento ben più “sottile”: quello di veder riconfermato, da parte del nuovo governo austriaco, il beneficio del porto franco e con esso la sperata rinascita dell’economia mercantile veneziana. I cicli di affreschi furono distribuiti nei due locali al piano terra di Palazzo Ducale in quattordici lunette, realizzate secondi i modi, lo stile e il gusto propri dell’iconografia veneziana: cinque grandi lunette contenenti la raffigurazione dei Quattro Continenti vennero affrescate nei locali prospicienti la riva Donada, e nove lunette più piccole verso la riva Barbarigo con figure di Nereidi e Tritoni, le divinità tutelari alle quali affidare il successo dei traffici mercantili per mare. Gli affreschi di Hayez entrarono ben presto a far parte delle opere più importanti di Palazzo Ducale, aperto nel frattempo al pubblico e diventato imprescindibile meta turistica dei visitatori di tutta Europa, tra i quali anche l’attento e sensibile Stendhal che, nel 1828, li annota tra le cose meritevoli da ricordare. Tuttavia, come documentato da più parti, gli affreschi subirono fin da subito un lento ma inesorabile deterioramento. Nel 1853 Francesco Zanotto, nella sua monumentale pubblicazione su Palazzo Ducale, segnala che due affreschi appaiono quasi perduti; vent’anni dopo, quando gli uffici giudiziali e amministrativi (tra cui anche la Borsa) vengono trasferiti nel vicino edificio della Zecca per i radicali lavori di restauro e consolidamento statico del Palazzo, i due locali con le opere di Hayez vengono abbandonati e ridotti per un lungo periodo a magazzini. Anche nel 1924, dai Testimoniali di Stato – gli inventari di tutti gli ambienti e di tutte le opere presenti in Palazzo Ducale per effetto della Convenzione tra il Demanio dello Stato italiano e il Comune di Venezia – si evince che dei due cicli ad affresco rimanevano solamente dieci lunette e tutte in cattivo stato di conservazione. Nel 1962, nell’ambito dei lavori di risanamento e riordino dei locali a piano terra, la Direzione Tecnica di Palazzo Ducale decise di strapparli dalla loro originaria sede, affidandoli a delicate operazioni di restauro che ne consetirono una successiva, anche se temporanea, esposizione. Ritornati alla ribalta di una nuova attenzione critica nei decenni successivi, in particolare legata alla rivalutazione della figura di Francesco Hayez, i dieci affreschi finalmente sono stati inseriti nel 2015 nel programma di restauro proposto dalla Fondazione Musei Civici di Venezia e realizzato sotto l’Alta Sorveglianza della Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per Venezia e Laguna. Di queste dieci lunette – di fatto l’ultimo intervento di un artista cimentatosi nel tentativo di aggiungere bellezza e attrattiva allo splendore di Palazzo Ducale – sei sono state restaurate con il contributo di Louis Vuitton, nell’ambito dell’accordo pluriennale per la valorizzazione del patrimonio della Fondazione Musei Civici di Venezia e quattro in occasione della mostra “Hayez” di imminente apertura alle Gallerie d’Italia a Milano (7 novembre 2015 – 21 febbraio 2016), a cura di Fernando Mazzocca, che le vedrà per la prima volta riunite ed esposte al pubblico, a testimonianza della sorprendente prova del giovane artista veneziano.

(fonte: http://www.visitmuve.it/it/eventi/archivio-eventi/2015/10/19393/prestito...)