Venditore d’uccelli

Giacomo Favretto, Venditore d'uccelli
Autore: 
Favretto, Giacomo (1849-1887)
Titolo: 
Venditore d‘uccelli
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
1880
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
57 x 42
Annotazioni: 
Firma in basso a destra: G. Favretto
Sul verso del telaio reca la scritta: G. Favretto 1880
e le etichette delle mostre di Venezia (1899 e 1932) e un cartiglio della Regia Pinacoteca di Brera; sul verso della cornice reca le etichette delle mostre di Venezia (1932), Milano (1934) e Roma (2010)
Luogo di conservazione: 
Collezione privata

Provenienza:

  • Collezione dott. Giulio Pisa, Milano.
  • Collezione privata, Milano.
  • Gallerie Maspes, Milano.

Mostre:

  • 1899, Venezia, Palazzo dell’Esposizione, III Esposizione Internazionale d’Arte della Città di Venezia, Sala B - Mostra retrospettiva del pittore Giacomo Favretto, n. 7.
  • 1919, Parigi, Palais des Beaux Arts (Petit Palais), Venise aux XVIII-XIX Siècles, n. 144.
  • 1932, Venezia, alazzo dell’Esposizione, XVIII Biennale, Sala 5 - Trent’anni d’Arte veneziana (1870-1900), n. 28
  • 1934, Milano, Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente, Mostra commemorativa del cinquantenario, Sala II, n. 77.
  • 2010, Roma - Venezia, Chiostro del Bramante - Museo Correr, Giacomo Favretto. Venezia, fascino e seduzione, n. 44.
  • 2014, Milano, Gallerie Maspes, Collezioni d'autore, 24 ottobre - 21 dicembre, n. 10.

Bibliografia:

  • III Esposizione Internazionale d’Arte della Città di Venezia, catalogo della mostra (prima edizione), [Venezia, Palazzo dell’Esposizione], Premiato Stabilimento di Carlo Ferrari, Venezia, 1899, p. 20.
  • U. Fleres, Esposizione Artistica Internazionale di Venezia. Mostra retrospettiva del pittore Giacomo Favretto, Società Editrice Dante Alighieri, Roma, 1899, p. 100.
  • E. Rivalta, L’Arte a Venezia, in “Roma Letteraria”, Anno VII, Licinio Cappelli Editore, Rocca S. Casciano, 1899, p. 37.
  • I. Pelandi, La Galleria d’Arte Moderna del Castello Sforzesco di Milano, Istituto Italiano d’Arti Grafiche Editore, Bergamo, 1912.
  • Venise aux XVIII-XIX Siècles, catalogo ragionato go della mostra, [Parigi, Palais des Beaux Arts - Petit Palais], 1919, p. 31, tav. 15.
  • XVIII Biennale, catalogo della mostra (prima edizione), [Venezia, Palazzo dell’Esposizione], Premiate Officine Grafiche Carlo Ferrari, Venezia, 1932, p. 43.
  • Mostra commemorativa del cinquantenario, catalogo della mostra, [Milano, Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente], Arti Grafiche Enrico Gualdoni, Milano, 1934, p. 21 (con il titolo Il venditore di uccelli).
  • A.M. Comanducci, I pittori italiani dell’Ottocento, Casa Editrice Artisti d’Italia S.A., Milano, 1934, p. 222.
  • E. Somarè, Giacomo Favretto, A. Mondadori Editore, Milano, 1935, p. 49, tav. XXVII.
  • E. Somarè, I grandi maestri del colore - Favretto, Istituto Italiano d’Arti Grafiche Editore, Bergamo, 1938, p. 8.
  • N. Barbantini, Biennale 1932 - Il labirinto e la Strada, Edizione Il Tridente, Venezia, 1945, p. 108.
  • C. Battaglia, Pittori dell’800. Giacomo Favretto, veneziano, in “Giornale di Sicilia”, 20 marzo 1949, Palermo.
  • U. Galetti - E. Camesasca, Encicolpedia della pittura italiana, Vol. II, Garzanti, Milano, 1951, p. 906.
  • G. Perocco, Favretto pittore veneziano, in Giacomo Favretto, a cura di G. Perocco - R. Trevisan, Umberto Allemandi & C., Torino, 1986, p. 27.
  • G. Perocco - R. Trevisan, Giacomo Favretto, Umberto Allemandi & C., Torino, 1986, n. 95, pp. 116 ill. - 117.
  • G. Perocco, Favretto pittore veneziano, in Giacomo Favretto 1849-1887, a cura di T. Trevisan, 1999, p. 42.
  • R. Trevisan, Giacomo Favretto 1849-1887, 1999, p. 134 ill.
  • P. Serafini, Giacomo Favretto. Venezia, fascino e seduzione, catalogo della mostra, [Roma - Venezia, Chiostro del Bramante - Museo Correr], Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo, 2010, pp. 143 ill., 182.

Note:

Pittore dei mercati all’aperto in San Polo, dei passeggi con abiti settecenteschi al Liston in San Marco, delle dichiarazioni d’amore tra le calli, delle gondole in attesa degli sposi, della confusione delle botteghe sui gradini del ponte di Rialto, luoghi dove la sua Venezia appare nello splendore di ogni pietra riflessa nell’acqua dei canali, Giacomo Favretto è anche il sapiente narratore della vita popolana ambientata in spazi chiusi spesso disadorni. È il caso del Venditore di uccelli (1880), l’opera oggi presentata, arricchita da gustosi particolari dipinti in un felice rapporto cromatico di elevato valore pittorico. Dalla fine degli anni settanta, i quadri di Favretto si ravvivano infatti di tinte colorate e gioiose con le quali racconta gli umili lavori dei venditori di polli e di uccelli, di erbe, di frutta e di fiori. I negozi di antiquari e di farmacisti lasciano così il posto a botteghe che hanno il pavimento di terra battuta, muri scrostati, angoli bui. Questi ambienti spesso umidi e poco illuminati sono animati da scenette gustose come nel caso del corteggiatore di Venditore di uccelli già apparso ne L’amore tra i polli (1879). Alcuni oggetti si ritrovano in più tele quasi l’artista volesse riproporre una scenografia simile. La stoffa alla sinistra dell’uomo per esempio, decorata con foglie verde scuro, è la stessa che notiamo appoggiata a una gabbia nel dipinto L’ultima parola (1879) e lo scanno su cui è seduta la ragazza che gioca con la capretta, è verniciato con una tonalità identica a quella utilizzata per lo sgabello di Vandalismo. Poveri antichi! (1880). La moltitudine di gabbie rettangolari di legno chiaro di varie dimensioni si ritrova poi nella coeva Bottega degli uccelli (1880) caratterizzata anch’essa dalla scena di corteggiamento dell’uomo in piedi con il cappello in testa, che rivolge con fare sicuro le sue attenzioni verso una contadinella timida e impacciata. In tutte queste opere le giovani sono ritratte con abiti tipici, lunghe gonne a tinta unita rallegrate da scialli variopinti sulle spalle e fazzoletti colorati annodati dietro la nuca che coprono i capelli. Ogni quadro è già davanti agli occhi del pittore, egli deve solo riportare sulla tela quello che succede intorno a sé con gli odori, le luci, i suoni che animano le giornate della gente comune. L’abilità nel disegno appresa ai corsi di Pompeo Marino Molmenti(1) all’Accademia di Belle Arti di Venezia, luogo dove Favretto viene influenzato dalle idee innovative di apertura al vero introdotte da poco più di un decennio dall’architetto e critico d’arte Pietro Estense Selvatico(2), non lo abbandona neanche dopo la perdita della vista da un occhio tra il 1877 e il 1878. Quel periodo coincide anzi con un incremento del suo successo ottenuto dalla capacità di raffigurare, con una pennellata sempre più mossa, «scene allegre dove brilla il senso trasparente della vita»(3).
Uomo «senza rancori, senza invidie, senza ambizioni, senza puntigli»(4), sette anni dopo la realizzazione di Venditore di uccelli dalla pennellata sciolta e carica di luce, Favretto scompare improvvisamente a trentotto anni. La sua influenza su pittori come Ettore Tito, Alessandro Milesi, Pietro Fragiacomo, Luigi Nono e in parte anche Eugenio Prati e Bartolomeo Bezzi, è tale che saranno loro a proseguire nella divulgazione del realismo popolare veneziano contribuendo ad accrescere la sua fama e la sua memoria.
Nel 1899 il Venditore di uccelli viene presentato per la prima volta al pubblico in occasione della postuma favrettiana allestita nell’ambito della Biennale di Venezia dove sarà presente anche nel 1932. A Milano invece torna oggi dopo 80 anni di assenza. Risale infatti al 1934 la sua partecipazione a una mostra milanese organizzata nelle sale del Palazzo della Permanente per celebrare il cinquantesimo anniversario della fondazione di quell’Ente morale. Dopo di allora scompare dalle scene espositive fino al 2010. Sul retro della tela, dipinta di nero dal pittore per mettere in maggior risalto la sua firma e la data di realizzazione, ci sono vari cartigli delle mostre a cui il quadro partecipa e un’etichetta della Regia Pinacoteca di Brera con il riferimento a un numero di registrazione sul bollettario delle esportazioni, probabilmente riferitosi all’Esposizione di Parigi del 1919.


1 Gli insegnamenti di Molmenti, professore di elementi di figura, proseguiranno privatamente anche dopo gli studi accademici e Favretto si dimostrerà il suo allievo «più geniale» diventando suo assistente. S. Martinelli, Ai confini (dentro e fuori) dell’Impero, in G. Belli - A. Tiddia, Il Secolo dell’Impero. Principi, artisti e borghesi tra 1815 e 1915, catalogo della mostra, [Trento, Mart, Palazzo delle Albere], Skira, Ginevra - Milano 2004, pp. 52.
2 Si veda per esempio il discorso Sulla convenienza di trattare in pittura soggetti tolti alla vita contemporanea pronunciato da Selvatico, all’epoca segretario dell’Accademia oltre che insegnante di estetica e di storia dell’architettura, alla consegna dei premi accademici nell’agosto 1850. Per un quadro complessivo della situazione accademica a Venezia nella seconda metà del XIX secolo si rimanda a E. Staudacher, Eugenio Prati. Il pittore che narrò la vita trentina dell’Ottocento, Croxarie, Strigno 2007, pp. 17-32.
3 Somaré, 1935, p. 30.
4 C. Boito, La Mostra Nazionale di Belle Arti in Venezia, in “Nuova Antologia”, Anno XXII, III serie, vol. XII, fasc. XXI, Roma, 1 novembre 1887.

(fonte: Elisabetta Staudacher in Catalogo Collezioni d'Autore 2014, Gallerie Maspes, Milano)