Veduta di Casa Canonici in Bergamo Alta

Pietro Ronzoni, Veduta di Casa Canonici in Bergamo Alta
Autore: 
Ronzoni, Pietro (1781-1862)
Titolo: 
Veduta di Casa Canonici in Bergamo Alta
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
1817
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
39 x 20
Annotazioni: 
Firma e data in basso al centro: P. Ronzoni 1817
Luogo di conservazione: 
Quadreria dell'800, MIlano

Commento:

Città alta a Bergamo è meta secolare e ambiente ideale per l’arte e per gli artisti. Agli inizi dell’Ottocento questo sentimento raggiunse l’apice con il pubblico incoraggiamento e il conseguente sostegno da parte della nobiltà e della facoltosa borghesia locale che aveva incoraggiato gli artisti con appassionata ammirazione. Tale atteggiamento è testimoniato esplicitamente dalle parole di Giacomo Quarenghi, architetto di fama internazionale e attento conoscitore d’arte, che così si esprimeva in una sua lettera al Ronzoni: “… Lei Signor Pietro, ha un gran talento; lo coltivi la prego quanto mai; è il suo miglior amico che la consiglia, e faccia ancora vedute più che lei puole. Io con la più grande sincerità le dirò che non ho ancora veduto tra i viventi persona che la passi. Il nostro Paese, la nostra città le somministra troppi monumenti onde trarne il più gran partito…”. 
Pietro Ronzoni ebbe diretta esperienza del neoclassicismo e del nascente romanticismo durante i sette anni trascorsi a Roma, a partire dal 1802. Qui conobbe le declinazioni tedesche, inglesi e francesi di questi due indirizzi tutte presenti nell’ambito romano. Ma il dato fondamentale che lo porta ai vertici della pittura italiana di quei tempi risiede nell’aver compreso con grande anticipo, e alla pari di Giovanni Migliara a Milano, l’esigenza di un rinnovamento dei generi della pittura di paesaggio e di veduta che si ponesse tuttavia in continuità con i grandi esiti del vedutismo veneziano settecentesco e con l’osservazione della realtà che da oltre due secoli era presente nella tradizione lombarda. Di qui il progressivo accentuarsi della sua attenzione nei confronti delle peculiarità e dei costumi regionali che lo spinge frequentemente a servirsi della pittura come strumento di cronaca della vita contemporanea. Ecco perché, sul finire della seconda decade dell’Ottocento, Ronzoni comincia ad abbandonare le suggestioni classicistiche dei grandi paesisti del XVII secolo, come Poussin e Lorrain, per sviluppare una sua vena di cronista documentario della veduta urbana “concretamente moderna” che rappresenta la città in tutte le sue stratificazioni sociali. A questa integrazione del nostro artista con i vari aspetti del contesto sociale e culturale orobico corrisponde un importante riconoscimento intellettuale e pratico da parte di quella stessa società. Infatti, proprio a partire dagli anni Venti, Ronzoni diviene il vero e proprio mattatore del mercato bergamasco e non solo di questo, imponendo, per così dire, “la moda” della propria pittura 
anche attraverso i suoi allievi; in una lettera del Ronzoni al fratello Simone leggiamo infatti: “…Diversi lavori ho per Monaco e Vienna, oltre quelli per Verona, Bergamo, e Milano e Venezia. Io non so come farò. Basta farò quello che posso. È meglio averne molti de lavori che niente…”. 
Di grande interesse è anche il fatto che importanti esponenti della società bergamasca, oltretutto rappresentativi dell’”avanguardia intellettuale”, gli affidino commissioni non generiche, ma rivolte alla specifica illustrazione delle loro attività imprenditoriali. Uno degli esempi più rilevanti di questo impegno del pittore è certamente rappresentato da La filanda, dove la presenza di telai e filatrici chiarisce inequivocabilmente la natura del soggetto rappresentato e conferisce alla scena di “vita moderna” una tale immediatezza e concretezza da evitare qualsiasi caduta in uno stanco generismo. La stessa fedeltà al dato reale ci è attestata dalla veduta urbana che Ronzoni non intende in senso monumentale ma in senso ambientale, identificata, cioè, nelle specifiche contingenze di situazioni e costumi. E’ sufficiente l’attenta osservazione di alcune sue opere come Mercato del pesce, Mercato dei fiori, Piazza vecchia e il nostro Casa Canonici, per rilevare un atteggiamento dell’artista estremamente incline a documentare qualsiasi avvenimento di una determinata situazione urbana. Questo significa storicizzare la veduta, superando la concezione di una resa pura e semplice del dato prospettico ambientale. È quindi naturale che sia proprio il Ronzoni per Bergamo, come lo fu il Migliara per Milano, a creare una sorta di tipologia dei luoghi oggi considerati caratteristici della “Bergamo vecchia”. La critica, coeva e non, coglie solo marginalmente questo aspetto che potrebbe definirsi come “pittura urbana”. Per ritornare al nostro quadro e rilevare un ulteriore pregio stilistico nella pittura di Ronzoni, occorre segnalare ancora nell’opera un eccezionale e sapiente rigore prospettico e una gamma di “sorprendenti” effetti di luce, memori dei forti contrasti luministici di Bellotto, che provocano “un vero e proprio incanto dell’occhio”. L’artista ha immerso nella penombra il primo piano, mentre la luce investe l’edificio di Casa Canonici. Al centro dell’opera si noti un particolare episodio, che consiste nell’ elargizione dell’elemosina ai poveri, dove l’artista sfrutta l’avvenimento per “caratterizzare” la scena, muovendo però da un dato assolutamente reale in una precisa tradizione culturale lombarda.

E. Motta