Vecchio con camiciotto, scopa e pipa

van Gogh, Vecchio con camiciotto, scopa e pipa | Weesman met bloes, bezem en pijp | Vieillard avec chemisier, balai et pipe | Orphan man, wearing a blouse, with broom and pipe
Autore: 
Van Gogh, Vincent (1853-1890)
Titolo: 
Vecchio con camiciotto, scopa e pipa
Altri titoli: 
Weesman met bloes, bezem en pijp
Vieillard avec chemisier, balai et pipe
Orphan man, wearing a blouse, with broom and pipe
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (1882, ottobre - dicembre)
Classificazione: 
Disegno
Tecnica e materiali: 
Matita con lumeggiamento di bianco e lavis su carta
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
50 x 22
Luogo di conservazione: 
Collezione privata
Acquisizione: 
Acquisto, 5 novembre 2014

Provenienza:

  • M. de Zwart, Voorburg, Olanda.
  • Hubert Paulus, Baron van Tuyll van Serooskerken, Katwijk aan Zee, Olanda.
  • Vendita anonima, Frederik Muller & Cie., Amsterdam, 26 novembre 1913, lotto 123.
  • E. J. van Wisselingh & Co., Amsterdam.
  • M. Knoedler & Co., Inc., New York.
  • Peter Matthiessen, acquistato intorno al 1952.
  • Eredi di Peter Matthiessen.
  • Vendita, Christie’s, New York, asta 2888 - Impressionist & Modern Evening Sale, 5 novembre 2014, lotto 17, venduto per $341,000.

Mostre:

  • Amsterdam, E. J. van Wisselingh & Co., Peinture française XIXe et XXe siècle, Aprile-Maggio 1949, n. 23.

Bibliografia:

  • W. Vanbeselaere, De hollandsche periode (1880-1885) in het werk van Vincent van Gogh, Antwerp, 1937, pp. 92, 185 e 409, n. 966 (titolato Man met Bezem e datato Novembre 1882).
  • V. W. van Gogh e J. van Gogh-Bonger, curatori, The Complete Letters of Vincent Van Gogh, London, 1958, vol. I, pp. 463-467 e 470-473, nos. 235-236 e 238; vol. III, pp. 333-336, n. R14.
  • J.-B. de la Faille, The Works of Vincent van Gogh: His Paintings e Drawings, Amsterdam, 1970, p. 368, n. F996 (illustrato; datato Ottobre-Novembre 1882). 
  • J. Hulsker, The Complete Van Gogh: Paintings, Drawings, Sketches, New York, 1980, p. 71, n. 283 (illustrato).
  • J.-B. de la Faille e A. Wofsy, eds., Vincent van Gogh: The Complete Works on Paper, Catalogue Raisonné, San Francisco, 1992, vol. I, p. 257, n. 996 (illustrato, vol. II, pl. XLIII; titolato Orphan Man with a Broom e datato Ottobre-Novembre 1882). 
  • J. Hulsker, The New Complete Van Gogh, Paintings, Drawings, Sketches: Revised e Enlarged Edition of the Catalogue Raisonné of the Works of Vincent van Gogh, Philadelphia, 1996, p. 71, n. 283 (illustrato; datato Dicembre 1882).
  • L. Jansen, H. Luijten e N. Bakker, curatori, The Letters, The Complete illustrated and Annotated Edition: The Hague, 1881-1883, London, 2009, vol. 2, pp. 162-164 e 167-172, nn. 268 e 270-272.

Note:

Negli ultimi giorni del 1881, dopo un violento diverbio con i suoi genitori per la sua passione non corrisposta per sua cugina Kee Vos, il venticinquenne Van Gogh uscì infuriato dalla casa di famiglia a Etten e fuggì all'Aia, determinato a vendicarsi riuscendo finalmente ad affermarsi come artista. "L'arte non era solo una chiamata, era una chiamata alle armi" (S. Naifeh e G.W. Smith, Van Gogh: The Life, New York, 2011, p. 254). Pieno di ardente ottimismo, affittò un appartamento alla periferia della città e riprese il suo apprendistato presso Anton Mauve, uno dei maggiori artisti della scuola dell'Aia. Di lì a poche settimane, però, cominciarono le difficoltà. Sempre irascibile, aveva litigato sia con Mauve che il commerciante d'arte H.G. Tersteeg, un altro ex mentore; era ricorso a suo fratello Theo per avere denaro, che spendeva con sprezzante prodigalità; e aveva accolto in casa una prostituta di nome Sien, incinta del suo secondo figlio.

Tuttavia, Van Gogh lavorava con frenetica intensità. Ossessionato dal disegno di figure, reclutava modelli ovunque potesse, avvicinando estranei alle stazioni ferroviarie, mense dei poveri, orfanotrofi e ospizi. Pochi erano disposti a fare il lungo viaggio per raggiungere il suo studio, e ancor meno ritornarvi per una seconda sessione. All'inizio dell'autunno, però, la fortuna di Van Gogh cambia. Alla Casa per anziani della Chiesa Riformata Olandese, incontra un pensionato sordo, settantenne, di nome Adrianus Jacobus Zuyderland, che sarebbe diventato il suo modello più assiduo non solo degli anni dell'Aia, ma della carriera di Van Gogh - finalmente, un modello commisurato alla sua sconfinata passione per il disegno. Zuyderland aveva occhi piccoli, dalle palpebre pesanti, un naso aquilino e la testa pelata; ciuffi di capelli bianchi indisciplinati appiattiti sopra le sue grandi orecchie sporgenti, e fitti favoriti gli ricoprivano le guance. "Sono molto impegnato con i disegni di un weesman (orfano), come i pensionati di un ospizio dei poveri sono solitamente chiamati qui",  scriveva Van Gogh ad Anthon Van Rappard il 23 settembre. "Non pensi che le espressioni weesman (orfano) e weesvrouw (orfana) siano giuste?" (L. Jansen, H. Luijten e N. Bakker, curatori, Vincent van Gogh: The Letters, The Complete Illustrated and Annotated Edition, Londra, 2009, n. 268).

Durante l'autunno e l'inverno, Zuyderland si reca nello studio di Van Gogh il più spesso possibile. L'artista non è mai stanco di disegnare il viso sciupato del vecchio, irrevocabilmente segnato da avversità e dolore. "Ci sono rovine, rovine assolute, di fisionomie, che sono comunque piene di espressione", spiegava Van Gogh (Letters, 2009, n. 308). Spesso ritrae Zuyderland col cappello a cilindro e in frac o col cappotto a doppio petto che i pensionati dovevano indossare. Altre volte, lo equipaggia di propri costumi, trasformandolo in un pescatore con una cerata o un contadino con un berretto e un cesto di torba. Lo mette in posa mentre mangia, legge, prega o fa dei lavori, e lo inserisce in "ritratti di famiglia" accanto a Sien e ai suoi figli. In questo disegno, Zuyderland indossa un camiciotto modellato in stile artista, suggerendo una certa identificazione tra pittore e modello. "Durante i lunghi mesi invernali, Vincent è cresciuto attaccato al suo paziente, compiacente, sordomuto modello", hanno scritto Steven Naifeh e Gregory White Smith. "Senza tetto, senza moglie, senza figli, senza amici e senza soldi, Zuyderland era, anche, un Robinson Crusoe nel mondo, abbandonato nel presente privo di passione" (cit., 2011, p. 316).

Questo disegno è appartenuto allo scrittore Peter Matthiessen, un tre volte vincitore del National Book Award e fondatore della Paris Review. Lo aveva acquistato intorno al 1952, quando era un giovane di venticinque anni, con i 1.500 dollari che sua nonna gli aveva dato come regalo di nozze. Ella gli aveva suggerito di comprare qualcosa di significativo con il denaro e non sperperarlo per acquisti "pratici"; pensò al suo saggio consiglio e scelse questo disegno di Van Gogh in una galleria di Parigi, dove viveva all'epoca.


In the last days of 1881, after a violent row with his parents over his unrequited passion for his cousin Kee Vos, the twenty-eight-year-old Van Gogh stormed out of his family’s home in Etten and fled to The Hague, determined to have his revenge by succeeding at last as an artist. “Art was not just a calling, it was a call to arms” (S. Naifeh and G.W. Smith, Van Gogh: The Life, New York, 2011, p. 254). Full of fiery optimism, he rented a flat on the outskirts of town and renewed his apprenticeship to Anton Mauve, one of the leading artists of the Hague School. Within weeks, however, he was beset by difficulties. Ever quick-tempered, he had fallen out with both Mauve and the art dealer H.G. Tersteeg, another former mentor; he was beholden to his brother Theo for money, which he spent with defiant profligacy; and he had taken up with a prostitute named Sien, who was pregnant with her second child. 

Still, Van Gogh worked with fever-pitch intensity. Obsessed with drawing figures, he recruited models wherever he could, accosting strangers at train stations, soup kitchens, orphanages, and almshouses. Few were willing to make the long trek to his studio, and even fewer returned for a second session. In early fall, however, Van Gogh’s luck changed. At the Dutch Reformed Old People’s Home, he met a deaf, seventy-two-year-old pensioner named Adrianus Jacobus Zuyderland, who would become the most frequent model not just of the Hague years but of Van Gogh’s entire career – finally, a model commensurate to his boundless capacity for drawing. Zuyderland had small, heavy-lidded eyes, a hooked nose, and a bald pate; tufts of unruly white hair stuck out above his large, protruding ears, and dense mutton-chop whiskers covered his cheeks. “I am very busy with drawings of an orphan man (weesman), as the almsmen are usually called here,” Van Gogh wrote to Anthon Van Rappard on 23 September. “Don’t you think that the expressions orphan man and orphan woman (weesvrouw) are just right?” (L. Jansen, H. Luijten, and N. Bakker, eds., Vincent van Gogh: The Letters, The Complete Illustrated and Annotated Edition, London, 2009, no. 268).

Throughout the fall and winter, Zuyderland came to Van Gogh’s studio as often as he could. The artist never tired of drawing the old man’s worn visage, irrevocably marked by adversity and sorrow. “There are ruins, absolute ruins, of physiognomies, which nonetheless are full of expression,” Van Gogh explained (Letters, 2009, no. 308). Often, he depicted Zuyderland in the top hat and tailcoat or the double-breasted overcoat that pensioners were required to wear. Other times, he outfitted him from his own stash of costumes, transforming him into a fisherman with a sou’wester or a peasant with a cap and peat basket. He posed him eating, reading, praying, or doing chores, and he inserted him into “family portraits” alongside Sien and her children. In the present drawing, Zuyderland wears a billowing, artist-style blouse, suggesting a certain identification between painter and model. “Over the long winter months, Vincent grew attached to his patient, compliant, stone-deaf model,” Steven Naifeh and Gregory White Smith have written. “Homeless, wifeless, childless, friendless, and penniless, Zuyderland, too, was a Robinson Crusoe in the world, marooned in the passionless present” (op. cit., 2011, p. 316).

The present Orphan Man belonged to the writer Peter Matthiessen, a three-time National Book Award winner and founder of the Paris Review. He acquired the work around 1952, as a young man of twenty-five, with $1,500 that his grandmother had given him as a wedding gift. She encouraged him to buy something significant with the money and not to fritter it away on “practical” purchases; he thought her advice sound and selected this Van Gogh drawing from a gallery in Paris, where he was living at the time.

(fonte: Catalogo della vendita Christie's New York del 5 novembre 2014)