Valenza Gradenigo davanti agli inquisitori [1843-1845 circa]

Francesco Hayez, Valenza Gradenigo davanti agli inquisitori [1843-1845 circa]
Autore: 
Hayez, Francesco (1791-1882)
Titolo: 
Valenza Gradenigo davanti agli inquisitori
Altri titoli: 
Valenza Gradenigo sviene davanti all'inquisitore suo padre
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (1843 - 1845 circa)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza per larghezza in centimetri): 
105 x 140
Luogo di conservazione: 
Collezione privata

Provenienza:

  • Collezione dei Conti von Lützow (secondo il catalogo di Christie’s Amsterdam).
  • Vendita, Christie’s, Amsterdam, 13 dicembre 2011, lotto 165 (come opera di Scuola tedesca del XIX secolo).
  • Düsseldorfer Auktionshaus, 19 maggio 2012, lotto 556 (come opera di Anonimo Maestro del XIX secolo).
  • Collezione privata, Germania.
  • Vendita, Dorotheum, Vienna, asta Dipinti dell'Ottocento, 27 aprile 2017, lotto 1142 (come opera di Franesco Hayez, certificata dal Prof. Fernando Mazzozza nel mese di febbraio 2017), invenduto.

Bibliografia:

  • A. R. Perger, Die Kunstschätze Wiens in Stahlstich, edito dall'Österreichischer Lloyd in Trieste 1854, p. 247, pp. 261-265.
  • Elenco ms, s. d., Quadri storici ed allegorici, Carotti 1890, vol. I, p. 278.
  • Fernando Mazzocca, Francesco Hayez, catalogo ragionato, Federico della Motta Editore, Milano 1994, p. 225, n. 176; p. 293, n. 280.

Note:

Data la sua alta qualità, la provenienza illustre e l'interesse storico, questo dipinto precedentemente sconosciuto è un'aggiunta importante all'opera di Francesco Hayez. Questa versione, finora non localizzata, raffigura un soggetto veneziano molto vicino al cuore dell'artista. Questo è forse il motivo per cui l'ha affrontato quattro volte, pur cambiando il formato, la tecnica e la composizione. La prima versione fu dipinta per la collezione del ragioniere Antonio Patrizio, amministratore e amico della famiglia di Alessandro Manzoni e della sua seconda moglie Teresa Stampa. Il dipinto (olio su tavola, 40 x 59 cm) fu mostrato con grande successo alla mostra annuale dell'Accademia di Brera nel 1832, con il titolo di Valenza Gradenigo davanti a suo padre l'inquisitore e ad un certo punto finì nella collezione del figliastro di Manzoni, Stefano Stampa. Da lì è entrato nella collezione dell'Accademia di Brera, da dove è stato depositato a Villa Carlotta, Tremezzo, dove può essere trovato in mostra oggi. (1)
La seconda versione, anch'essa esibita a Brera, nel 1835, fu commissionata del famoso scrittore Andrea Maffei, amico e consigliere iconografico del pittore, come regalo per sua moglie Clara. Questa nobildonna colta, amica di Verdi, nonché di molti altri artisti e intellettuali, appese il dipinto alla parete del suo rinomato e popolare salotto milanese. Questo dipinto (olio su tela, 96 x 115,5 cm) è stato acquistato dalla Fondazione Cariplo ed è attualmente esposto nelle Gallerie d'Italia a Milano. (2)
Le differenze tra questi primi due dipinti sono notevoli, a partire dalla tecnica e dalle dimensioni. Hayez si muove dal legno alla tela e praticamente raddoppia le dimensioni del dipinto. La composizione in entrambi i casi è composta da quattro figure, ma mentre nella prima versione il padre e gli altri due inquisitori sono in secondo piano e una Valenza Gradenigo svenuta, sostenuta da un altro personaggio, è in primo piano, il secondo, per rendere il dipinto più animato e quindi drammatico, mostra la figura del padre in piedi in primo piano al centro della scena. Egli diventa così il fulcro del dipinto, mentre gli altri due inquisitori, anch'essi vestiti di rosso, sono seduti dietro di lui. La protagonista e il suo soccorritore appaiono invece verso la parte posteriore sulla destra, in modo che siano colpiti dal raggio di luce che irrompe come un riflettore dalla finestra aperta, parzialmente coperta da una tenda carminio.

La versione in questione, che dovrebbe essere la terza, e un'altra versione contemporanea o leggermente successiva, apparsa all'asta di Christie's nel 2004 (olio su tela, 95,3 x 125,1 cm), è di nuovo diversa dalle versioni precedenti. (3) Entrambe sono olio su tela, leggermente più grande della versione Maffei, e soprattutto raffigurano una scena più complessa attraverso l'aggiunta di due personaggi.
Il padre non è più in primo piano, ma è ancora al centro della scena, mentre gli altri due inquisitori sono ora seduti in primo piano a sinistra. Il gruppo composto da Valenza Gradenigo svenuta e il suo soccorritore, ora non più vecchio ma giovane, è posizionato in primo piano a destra. In queste composizioni più complesse fanno la loro comparsa altri due personaggi: un giovane paggio dietro i due inquisitori e uno scriba anziano, chino su uno scrittoio sullo sfondo. La luce è più soffusa ed entra nella stanza attraverso le bifore gotiche al piombo, che conferiscono un tono più veneziano all'ambiente circostante.
Le differenze tra le ultime due versioni, rispetto alle maggiori divergenze tra le prime due, sono solo nei dettagli, come se l'artista avesse a questo punto trovato la soluzione definitiva con la quale è soddisfatto. La differenza più rilevante è l'aggiunta di un panno cremisi, che nella nostra versione copre una piccola panca di legno nell'angolo a sinistra. Gli archi perforati della bifora gotica sono tagliati in un punto alto nella versione successiva, ma sono più visibili in questo. L'artista ha allargato lo spazio tra i due inquisitori seduti e il lato sinistro del dipinto. Il sipario, giallo nella versione successiva, è un colore più scuro qui, che ricorda un velo funebre, e conferisce quindi una sensazione più intensamente drammatica alla scena.
Gli abiti dei personaggi sono simili per colore e stile, nonostante siano resi in modo diverso, anche se con la stessa mano magistrale. Nella versione successiva, tuttavia, il rosario appeso alla cintura di Valenza è di particolare nota, assente com'è dal presente dipinto. Queste non sono differenze ovvie, ma sono abbastanza sostanziali da conferire un tono e un'originalità diversa ai due dipinti, entrambi ugualmente di successo.
L'argomento, ripetuto quattro volte, deve essere stato particolarmente congeniale al pittore che, come è stato evidenziato dalla stampa contemporanea all'epoca in cui è stata esposta la prima versione, è stato ispirato da "un romanzo francese, Foscarini o le patricien de Venise, che, come soggetto dell'instancabile pennello di Hayez, è diventato l'argomento di un piccolo dipinto di grande espressività" (4). La drammatica storia della nobildonna veneziana Valenza Gradenigo corrisponderebbe quindi a un'aggiunta fittizia al racconto storico di Foscarini. Valenza Gradenigo finì sul banco dell'inquisizione di stato per salvare il suo amante Antonio Foscarini, che era caduto in disgrazia presso la Repubblica di Venezia. Suo padre, giudice inflessibile della sua passione femminile, era annoverato tra i giudici della commissione inquisitoria.
Il senatore veneziano Foscarini fu giustiziato nel 1662 per sospetto tradimento e fu l'eroico protagonista di una tragedia intitolata a lui da Giovanni Battista Niccolini, pubblicata a Firenze nel 1827. Questa, tuttavia, non è la fonte, ma forse solo una delle ispirazioni che stanno dietro questo dipinto, insieme ad un altro raffigurante Foscarini che rifiuta di sposare la bionda Valenza Gradenigo, che fu esposta a Brera nel 1833. (5)
La versione venduta a Christie's nel 2004 è stata erroneamente elencata come parte della collezione Lützow nel catalogo d'asta. In precedenza era stato venduto al Dorotheum di Vienna nel 1919-1920, passando così nella collezione Franz Kromer. In realtà, quel dipinto è stato elencato da Hayez nell'inventario del proprio lavoro, acquisito da un non meglio precisato "Negoziante di Vienna") (6). Fu riprodotto come un'incisione di Domenico Gandini nell'Album del 1845, accompagnata da una favorevole critica scritta da Cesare Cantù, (7) ed esposta nel 1851, quando fu di nuovo riprodotta. (8) Il lavoro fu ulteriormente menzionato nel 1913 da Theodor von Frimmel, che lo specificò come appartenente alla famiglia Beroldingen (9).
In effetti, è questo dipinto - venduto all'asta da Christie's ad Amsterdam nel 2013 con l'errata attribuzione "Scuola tedesca del XIX secolo" - che può essere identificato come quello appartenente alla famosa collezione Lützow. Ciò è confermato dal fatto che un dipinto di Adolf Senff, appartenente alla stessa collezione e venduto nel 2011, ha la stessa cornice di questo.
Rudolf von Lützow (Salisburgo 1780 - Monza 1858), (10) figlio del generale Johann Gottfried, ebbe una brillante carriera diplomatica, prima come internunzio a Costantinopoli, poi come ambasciatore speciale dell'Impero austriaco presso la Santa Sede a Roma, in rappresentanza di suo zio, il cancelliere, principe Metternich. Era un raffinato conoscitore e collezionista, come suo nonno. Oltre a questo dipinto, ha anche posseduto un altro dipinto di Hayez, La morte di Giselda, 1844, che raffigura un episodio del poema I Longobardi nella prima crociata di Tommaso Grossi. (11) Tra le altre opere della collezione, un dipinto di Filippo Agricola su un episodio della Guerra d'indipendenza greca (Episodio della guerra d'indipendenza in Grecia, Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna) (12) è particolarmente importante, accanto alla prima versione non ancora modificata della magnifica Flora di Pietro Tenerani. (13)
Sia il suo interesse per la scultura sia la stima che deve aver goduto a Roma sono confermati già nel 1831 dalla dedica di un volume che riproduce le opere di Bertel Thorvaldsen. (14) Ulteriore prova del suo amore per l'arte fu il progetto del 1837 di allestire una mostra a Roma per celebrare il compleanno dell'Imperatore austriaco.
Questo dipinto riflette la diffusa moda internazionale per temi veneziani, presente anche in letteratura e sul palcoscenico, in particolare nei melodrammi. Deve essere stata una delle opere più importanti della Collezione Lützow, apprezzata per l'impegno emotivo e la superba maestria formale con cui viene rappresentata la scena. Il fattore decisivo nel sottolineare gli effetti drammatici e l'atmosfera tesa è la qualità della tecnica pittorica, basata sulla variazione del colore. Questo è stato ispirato dagli antichi maestri veneti del Cinquecento, in particolare dal Veronese, ed è evidente nella luce che entra nella bifora della finestra gotica sullo sfondo del dipinto. Questo raggio di luce illumina la protagonista con un grande effetto drammatico, evidenziando le tonalità pure delle sue vesti bianche e del suo viso pallido. Queste diverse tonalità cromatiche e effetti tonali sono stati resi mediante i numerosi strati di smalto con cui Hayez finiva i suoi dipinti, come nel caso di questa composizione, dando loro un tocco magico.

Milano, 11 febbraio 2017

Prof. Fernando Mazzocca


(1) F. Mazzocca, descrizione in Pinacoteca di Brera. Dipinti dell’Ottocento e del Novecento. Collezioni dell’Accademia e della Pinacoteca, a cura di F. Mazzocca, Milano, Electa, 1993, vol. I, pp. 333-335 n. 373; F. Mazzocca, Francesco Hayez. Catalogo ragionato, Milano, Federico Motta Editore, 1994, p. 225 n. 176.
(2) F. Mazzocca, Francesco Hayez. Catalogo ragionato, op. cit., p. 243 n. 208; E. Lissoni, in Da Canova a Boccioni. Le collezioni della Fondazione Cariplo e di Intesa Sanpaolo, a cura di F. Mazzocca, Milano, Skira, 2011, pp. 183–184 n. II.17.
(3) Christie’s London. 19th Century European Art including Spanish Paintings. 18 November 2004, p. 64 n. 46. Quest'opera è stata recentemente esibita e pubblicata dall'autore di questo contributo in L’Impressionismo di Zandomeneghi, catalogo della mostra tenutasi a Palazzo Zabarella, Padova, curata da F. Dini e F. Mazzocca, Venezia, Marsilio, 2016, p. 225.
(4) Le glorie dell’arti belle esposte nel Palazzo di Brera l’anno 1832, Milano 1832, pp. 74–75.
(5) Quest'opera, che era stata ritenuta perduta ed era stata documentata da una incisione pubblicata in Le glorie dell’arti belle esposte nel Palazzo di Brera l’anno 1833, Milano 1833, pp. 70–72, è recentemente riapparsa in una collezione privata.
(6) È stata menzioneta nell'Elenco manoscritto o inventario, conservato nella Biblioteca Nazionale Braidense di Milano sotto il titolo “Quadri storici ed allegorici, n. 78”. Appare inoltre nell'inventario pubblicato da G. Carotti nella sua postfazione di F. Hayez, Le mie memorie, Milano, Tipografia Bernardoni e Rebeschini, 1890, p. 278.
(7) Album. Esposizione di Belle Arti in Milano, Milano 1845, pp. 19–26.
(8) In Kunstschätze Wien, Trieste 1851, pp. 5, 11.
(9) T. von Frimmel, Lexikon der Wiener Gemäldesammlungen, Vienna, G. Müller, 1913, pp. 104-105.
(10) C. von Würzbach, Biographisches Lexikon des Kaiserthums Oesterreich, 16 vols. / Theil Kaiserlich-Königliche Hof und Staatsdruckerei, Vienna 1867, pp. 148–150.
(11) Questo dipinto di piccole dimensioni è stato venduto nella Galleria Manzoni, Milano, il 1970.
(12) Garibaldi. Arte e Storia. Arte, catalogo della mostra tenutasi al Museo Nazionale di Palazzo di Venezia, Roma, a cura di S. Pinto, Firenze, Centro Di, 1982, pp. 81–82.
(13) S. Grandesso, Pietro Tenerani (1789 – 1869), Cinisello Balsamo (Milan), Silvana Editoriale, 2003, p. 136.
(14) Intera collezione di tutte le opere inventate e scolpite dal cav. Alberto Torvaldsen. Incisa a contorni con illustrazioni del chiarissimo abate Missirini. Dedicata a sua Eccellenza Rodolfo conte di Lützow, nella tipografia di Pietro Aurelj, Roma, 1831.

(fonte: Catalogo della vendita Dorotheum citata sopra)