Ulisse alla corte di Alcinoo

Francesco Hayez, Ulisse alla corte di Alcinoo [1814-16]
Autore: 
Hayez, Francesco (1791-1882)
Titolo: 
Ulisse alla corte di Alcinoo
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (1814 - 1816)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza per larghezza in centimetri): 
380 x 580
Luogo di conservazione: 
Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli, Italia
Inventario n.: 
OA 3793

Note:

Nel 1814 Hayez ottiene da Gioacchino Murat questa importante commissione, grazie all'interessamento del suo protettore Leopoldo Cicognara. L'incarico rientra nella politica di promozione delle arti sostenuta dal re francese, che aveva a questo scopo già acquistato le due tele con la Morte di Cesare e l'Uccisione di Virginia che Vincenzo Camuccini aveva realizzato per lord Bristol. Sia il soggetto dell'opera, tratto dal repertorio omerico, che il suo carattere monumentale riflettono la volontà di confrontarsi direttamente con i grandi capolavori neoclassici, primi fra tutti quelli di Camuccini e di Benvenuti. Al di là del linguaggio esteriore di tendenze puriste, il pittore ricerca effetti di maggiore naturalezza, in uno stile personale, incentrato soprattutto sulla luce e sul colore. Al ritorno di Ferdinando sul trono il dipinto non era ancora terminato, ma nel 1816, una volta finito, viene incamerato nelle raccolte di Capodimonte.

(fonte: Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli)


Questa grande opera di Hayez costituisce una prestigiosa commissione di Gioacchino Murat - nell’ambito della sua politica di promozione dell’arte contemporanea neoclassica - e verrà consegnata, dopo la sua scomparsa, al sovrano restaurato Ferdinando I di Borbone e collocata a Capodimonte. L’introduzione di Hayez presso Murat si deve ai suoi due sostenitori Antonio Canova e Leopoldo Cicognara (amico dello scultore e presidente dell’Accademia di Venezia) che, in frequente contatto con la corte napoletana e con molte altre prestigiose committenze pubbliche e private, furono i principali responsabili del successo dell’artista a livello nazionale. Risulta, senz’altro, il dipinto più impegnativo eseguito da Hayez durante gli anni romani, dove si ritrovano suggestioni di opere di Tommaso Minardi, della Stele funebre a Giovanni Volpato (1804-1807) di Canova, per le figure sedute sulla sinistra, e delle incisioni del Flaxman per la complessa impostazione. Evidenti sono pure le influenze degli antichi maestri conosciuti a Roma: il Raffaello delle Stanze vaticane, ripreso in una citazione quasi letterale del Diogene della Scuola d’Atene nel giovane seduto sulla scala a destra, il Domenichino delle Storie di santa Cecilia e il Poussin per la monumentalità architettonica del fondo con le figure bloccate in mezzo alle immense colonne doriche. Esistono altri due dipinti di Hayez con lo stesso soggetto omerico ma con evidenti varianti compositive, uno presentato all’esposizione dell’Accademia veneziana nel 1813 e l’altro che costituisce il bozzetto preparatorio, collocabile tra il 1814 e il 1815, della tela napoletana.

(fonte: http://www.artedossier.it)