Tommasi, Adolfo

Gino Piva, Ritratto del pittore Adolfo Tommasi, 1920-1922, olio su tela, cm. 61 x 51, Livorno, Museo Civico Giovanni Fattori
Cognome: 
Tommasi
Nome: 
Adolfo
Luogo di nascita: 
Livorno
Data di nascita: 
1851
Luogo di morte: 
Firenze
Data di morte: 
1933
Nazionalità: 
Italiana
Biografia: 

 

Adolfo Tommasi, pittore, nato a Livorno il 25 gennaio 1851 e morto a Firenze il 5 ottobre 1933, di famiglia amica e ospitale ai "macchiaioli", compiuti in patria gli studî liceali e studiatovi il disegno, a Firenze si dedicò alla pittura col paesista Carlo Markò figlio e all'Accademia, disertandola ben presto per frequentare il Fattori, il Lega, il Signorini. Nel 1880 espose a Torino Dopo la brina: un vasto campo di cavoli, che sollevò una polemica tra Panzacchi, Cecioni e Signorini; e continuò a dipingere paesi e marine con schietta sincerità. Dopo non felici tentativi di impressionismo e plenarismo alla francese, tornò alla tradizione toscana; ma specialmente in una serie di pastelli, rievocanti vecchie ville italiane, ricercò taglio decorativo ed espressione poetica. Dopo una sosta impostagli da una malattia nervosa (1907-1911) riprese a dipingere, e tra l'altro eseguì una serie di vedute delle ville lucchesi, oltre che paesi e marine, più nella nuova maniera decorativa che nella tradizionale, post-macchiaiola. Finché nel 1925 la tarda età e la ripresa della malattia lo costringevano a un riposo assoluto. Fu insegnante di disegno all'Accademia navale di Livorno; partecipò alle più importanti esposizioni italiane e straniere, e a quelle di Venezia fino al 1907; fece varie mostre personali a Firenze e a Livorno. Opere sue sono possedute dalle gallerie di Roma, Firenze, Milano, Livorno, e da gallerie straniere.


Bibliografia:

  • G. Menasci, Adolfo Tommasi, in Bollettino di Bottega d'arte (V, 4), Livorno, aprile 1926.
  • Il pittore Adolfo Tommasi (necrologio), in La Nazione, Firenze, 25 ottobre 1933.
  • (A. Antony De Witt), Mostra retrospettiva del pittore Adolfo Tommasi, ibid., aprile 1934.
  • id., Adolfo Tommasi, in Illustrazione toscana e dell'Etruria, maggio 1934.

(fonte: Nello Tarchiani in Enciclopedia Italiana, 1937)

 


 

Adolfo Tommasi allievo all’Accademia di Firenze di Carlo Markò junior è avviato alla pittura di paesaggio; così alla sua prima esposizione alla Promotrice del 1876 presenta un “Ingresso del castello a Signa”. Nella sua maniera artistica avviene una svolta decisiva per l’influenza di Silvestro Lega, assiduo ospite a Bellariva della famiglia Tommasi dalla fine degli anni settanta. Le opre fondamentali del suo primo periodo dipendono dalla cultura naturalista. Nel 1880, alla Prima Esposizione di Quadri Moderni della Società Donatello, espone “Le ore calde”, “ Una strada”, “Dopo il tramonto” e “Dopo la brina”; quest’ultimo che nella descrizione delle foglie dei cavoli imbiancati dalla brina riecheggia alcune pagine dell’Assommoir di Zola, suscita non poche polemiche. Di quell’anno è anche “Malerba”. Negli anni seguenti partecipa alle Promotrici con un cospicuo numero di scene campestri quali “La raccolta del fieno”, “Avanti la burrasca” (1881), o “Caccia ai germani” (1882), e paesaggi, oltre a qualche sporadico soggetto di genere come “Il convegno” del 1881, e “Uggia” del 1883. All’Esposizione Nazionale di Torino del 1884 presenta “Il fischio del vapore” (Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna) e “Idillio”; alla Promotrice di Firenze “Bagno di sole”. Fino a questa data i suoi dipinti sono caratterizzati da una tavolozza di toni delicati, rialzata da abili effetti di controluce. In seguito, l’attenzione agli effetti atmosferici e della luce, evolve la sua pittura verso uno stile genericamente impressionista. Nel 1887 espone a Firenze “Di marzo”, “Sole di luglio”, “La fonte”; a Vienna invia “Sull’aia”. Del 1889 sono “Gli ultimi raggi” e “L’uscita dalla messa” (o “Pioggia in Primavera”); del 1890 “Mattino di giugno”, “Di prima sera in autunno”, “Contro luce”, “Dicembre”. Nel 1892 a Firenze espone “La Primavera”, acquistata da Umberto I per la Galleria di quadri moderni di Firenze, alla quale appartiene tutt’oggi. Il quadro partecipa di nuovo della poesia naturalista, probabilmente per l’influenza su Tommasi di Giovanni Pascoli, amico carissimo per il quale illustra nel 1894 la terza edizione delle Myricae. Nel 1893 vince la medaglia d’oro all’Esposizione Internazionale dell’acquerello alla Permanente di Milano con “Effetto di neve” che l’anno successivo espone alla Promotrice fiorentina insieme a un “Riposo del boscaiolo”. Il successo ottenuto con l’acquerello “Effetto di neve”, lo induce a rappresentare alla Promotrice nel 1895 due esempi di quel medesimo soggetto, oltre ad un “Riflesso”. Allo scorcio del secolo risente della cultura bockliniana come evidenzia la “Villa Belvedere a Crespina” del 1897. Da quell’epoca è insegnante di disegno all’Accademia Navale di Livorno e fra i suoi allievi vi avrà anche Romano Romanelli. Vive all’Ambrogiana, la sua bella Villa nei pressi di Livorno dove raduna gli amici letterati e pittori. Partecipa alla I, II, III e VI Biennale veneziana. Nel 1907 si ammala di nervi ed è costretto a smettere di lavorare. Ricomincia a dipingere soltanto nel 1912 e, nella volontà di ricercare nuove espressioni formali, mette a punto una tecnica mista di olio e pastello che gli consente una resa pittorica molto vivace e brillante, frammentata da tocchi di luce. Esegue un elevato numero di vedute della campagna livornese e delle ville della lucchesia, oltre a strade di paese, marine, villaggi delle Apuane e della Liguria. Nel 1925 insorge di nuovo la malattia che non gli lascia requie fino alla morte.

(fonte: met - News dalle Pubbliche Amministrazioni della Città Metropolitana di Firenze: "I Tommasi, pittori toscani dopo la macchia")

 


Tommasi Adolfo, Vagliatura del grano in montagna.jpg
Tommasi Adolfo, Vagliatura del grano in montagna, 1882, olio su tela