Testa di ragazzo (con paglietta)

Lorenzo Delleani, Testa di ragazzo (con paglietta)
Autore: 
Delleani, Lorenzo (1840-1908)
Titolo: 
Testa di ragazzo (con paglietta)
Periodo: 
XIX-XX secolo
Datazione: 
non datato (ultimo quarto XIX - inizio XX secolo)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tavola
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
37 x 25,5
Annotazioni: 
Firma (monogramma) in alto a destra: LD
Iscrizioni sul retro della tavola: “BBB” e “G. Bozzalla”
Luogo di conservazione: 
Museo del Territorio Biellese, Biella, Italia
Acquisizione: 
Collezione Blotto Baldo, 1980
Identificativo: 
122/1980

Note:

Il busto di giovane contadino in camicia e gilet, con paglietta in testa, raffigurato in quest’opera è testimonianza della ritrattistica delleaniana, genere per nulla trascurato dal pittore originario di Pollone, ma certamente meglio conosciuto come “campione della pittura di paese” (Dragone, 1973-1974, 447). Già Giacomo Grosso, in un episodio riportato dal Dragone, esprimendo ammirazione alla vista di una Testa di ragazzo (Dragone, 1973-1974, n. 800, 173) dipinta da Lorenzo Delleani, si era soffermato sulla consueta immediatezza del ritratto, che bene ne metteva in evidenza le qualità di sintetizzatore: “più ancora che nel paesaggio, anzi, proprio nel ritratto – scriverà Dragone – sembra che il Delleani manifesti più apertamente le sue doti di semplificatore”. L’artista fu spesso attratto da volti incontrati casualmente - si pensi ai tanti ritratti di contadini o di lavoratori, come gli spaccapietre - o, nel contesto familiare, dai bambini, i cui gesti ed espressioni, sempre caratterizzati, vengono rappresentati in diverse varianti: a mezzo busto, di tre quarti, talvolta di schiena o a figura intera, senza mai tralasciare l’attenzione per gli accordi di colore. Così in Testa di ragazzo (con paglietta), la sintetica pennellata diventa protagonista e costruisce l’immagine, nella sua semplicità e immediatezza. Il dipinto - inserito nella tipica “cornice delleani” - risulta difficilmente databile e lo stesso Dragone, inserendolo nel catalogo generale dell’opera dell’artista, preferisce lasciare irrisolta la questione, che certo non risulta determinante per contestualizzare l’opera nella prolifica produzione dell’artista pollonese. Delleani fu molto amato nel Biellese, dai suoi contemporanei prima e, più tardi, dai molti collezionisti che potevano vantare nelle proprie raccolte decine di tavolette di sua mano, per lo più autenticate dopo la morte dell’artista, da Leonardo Bistolfi e da Giuseppe Bozzalla. Ludovico Cartotti fu “quello che più di ogni altro si interessò all’opera di Delleani” (Dragone 1973-1974, 453n): negli anni successivi alla guerra, giunse a possedere più di duecento opere, moltissime tavolette, ma anche alcune delle tele di grandi dimensioni, realizzate in studio. Fu sempre consigliato nei suoi acquisti da altri estimatori biellesi dell’artista e, in particolare, dal gallerista Sergio Colongo, mercante d’arte tra i più seri oltre che un profondo conoscitore dell’opera delleaniana a cui dedicò una mostra nella propria galleria, nel 1958, in occasione del cinquantesimo anniversario della morte dell’artista. Anche Bruno Blotto Baldo, che volle donare questo ritratto al Museo Civico di Biella in occasione del suo riallestimento, nell’arco di un trentennio, collezionò quasi una trentina di opere del Delleani, rivendendole poi tutte – alcune di queste alla Cassa di Risparmio di Biella – entro gli anni Sessanta, quando ormai aveva già ceduto tutta la collezione di arte dell’Ottocento, riconvertendola in acquisti di opere d’arte contemporanea. Nel 1959, l’amministrazione comunale di Biella volle istituire un Premio di pittura intitolato a Lorenzo Delleani: su iniziativa di Sergio Colongo, fortemente sostenuto da Blotto Baldo, allora sindaco, e da alcune aziende biellesi, il Premio “avrebbe dovuto costituire e non soltanto con una intitolazione, la testimonianza di una memore riconoscenza di ogni biellese verso l’opera del grande artista”. La manifestazione, nonostante il successo e le premesse che avrebbero voluto farne un appuntamento annuale, si esaurì in una sola edizione. L’iniziativa peraltro, per come era stata organizzata, avrebbe avuto importanti ricadute anche sull’incremento del patrimonio delle collezioni civiche; era stato infatti previsto un premio-acquisto destinato al Museo che, solo in quel primo anno, poté arricchirsi di cinque importanti opere di Nicola Galante, Michelangelo Pistoletto, Pippo Pozzi, Pietro Morando e Guido Tallone, destinate “alla dotazione ed allo sviluppo armonioso della civica Galleria d’Arte di Biella, facendo in modo che per merito della illuminata associazione dei cittadini, essa diventi come in ogni paese progredito, uno strumento di informazione e di cultura artistica ed un fattore vivo di elevazione intellettuale” (AMCBi, Verbale della commissione di accettazione delle opere concorrenti e di aggiudicazione dei premi, 4 settembre 1959)

(fonte: Museo del Territorio Biellese)