Tempere murali dalla villa « La Falconiera »

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Autore: 
Boldini, Giovanni (1842-1931)
Titolo: 
Tempere murali dalla villa « La Falconiera »
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (1868)
Classificazione: 
Dipinto murale
Tecnica e materiali: 
Tempera stesa 'a secco' su intonaco
Dimensioni (altezza per larghezza in centimetri): 
cm. 245 x 405 [1] | cm. 248 x 127 [2] | cm. 247 x 212 [3 - 4] cm. 247 x 127 [5] | cm. 245 x 420 [6] | cm. 106 x 118 [7] cm. 205 x 122 [8]
Luogo di conservazione: 
Museo della Cattedrale di S. Zeno, Palazzo dei Vescovi, Pistoia, Italia
Acquisizione: 
Dono di Emilia Cardona, vedova Boldini, 1975

Commento:

Nel 1975 la vedova di Giovanni Boldini, Emilia Cardona, donò alla Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia le tempere che decoravano le pareti della sala da panzo di villa La Falconiera sulle alture di Collegigliato, presso Pistoia. I dipinti murali, staccati dalle pareti della sala, furono sistemati a ricreare lo stesso ambiente in una sala del Palazzo dei Vescovi, all'interno del percorso del Museo della Cattedrale. I dipinti furono eseguiti da Giovanni Boldini nel 1868, durante un soggiorno a villa La Falconiera, ospite di un facoltoso inglese, sir Walter Falconer e di sua moglie Isabella, suoi mecenati. Con i Falconer, Boldini nel 1867 si recò a Parigi, poi a Monte Carlo e al rientro dal viaggio iniziò la decorazione della sala. Nel 1938 la vedova di Boldini acquistò la villa con l'intento di trasferirvi l'archivio e i carteggi, poi lasciati alla città natale di Boldini, Ferrara. Sulle pareti della sala con grande equilibrio nella scelta della partitura e nell'organizzazione degli spazi, Boldini rappresenta temi paesaggistici e di vita dei campi cari alla tradizione dei macchiaioli con grande sensibilità. Con una campitura pittorica leggera rende i paesaggi e le figure che in essi si muovono con essenzialità narrativa e senso naturalistico esente da ogni eccesso aneddotico. Nel riquadro raffigurante i mietitori di grano è visibile la traccia di una modifica del soggetto: affiora infatti la figura di una donna con un contenitore sulla testa, forse un'acquaiola, soggetto scelto probabilmente in una prima stesura e poi abbandonato.