Stradina napoletana

De Nittis, Stradina napoletana.jpg
Autore: 
De Nittis, Giuseppe (1846-1884)
Titolo: 
Stradina napoletana
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (1864 circa)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
30 x 20
Annotazioni: 
Firma in basso a sinistra: De Nittis
Luogo di conservazione: 
Collezione privata

Provenienza:

  • Parigi, collezione Sailler.
  • Parigi, collezione D’Atri.
  • Milano, collezione Crespi
  • Vendita, Porro & C., Milano, asta Dipinti del XIX secolo, 25 maggio 2006, lotto 19, invenduto

Bibliografia:

  • E. Piceni, De Nittis, Milano 1955, p. 171.
  • M. Pittaluga, E. Piceni, De Nittis, Milano 1963, n. 124, fig. 33.
  • P. Dini, G.L. Marini, De Nittis. La vita, i documenti, le opere dipinte, 2 voll., Torino 1990, p. 376, n. 30.

Commento:

Al periodo napoletano di De Nittis si riferisce questo dipinto, straordinaria veduta urbana resa con una freschezza espressiva che ben esemplifica l’accostarsi del pittore pugliese alla pittura dal vero, in diretta osservazione della natura che costituiva il credo poetico di quegli artisti come Marco De Gregorio, Federico Rossano e il toscano Adriano Cecioni che con lui avevano fondato nel giugno del 1863 la cosiddetta “Scuola di Resina”. Databile intorno al 1864, come riferisce Piero Dini nel più recente catalogo ragionato dedicato all’artista, Stradina napoletana è un esempio eloquente di come, soprattutto nelle opere giovanili, De Nittis abbia scelto il formato piccolo proprio per le ricerche più moderne e innovative. La costruzione di questa veduta risulta infatti ardita, con strutture architettoniche semplici ma sorprendentemente “monumentali”. Forme essenziali, piani vuoti a incastro, una stesura larga di colori caldi, in prevalenza ocra e marroni, concorrono a determinare una visione luministica che immerge il paesaggio urbano in un’atmosfera quasi surreale. Il cielo terso, senza nuvole, assume nella veduta campana un prezioso colore turchino che evoca l’effetto dello smalto. Realizzare questo effetto fu proprio uno degli obiettivi di De Nittis negli anni della Scuola di Resina. Cecioni scrive in proposito che l’amico di Barletta aveva un modo estremamente “fine di vedere” e che “la natura gli sembrava in molti punti smaltata, specialmente nell’aria” (A. Cecioni, Giuseppe De Nittis, in “La vita italiana”, 10 dicembre 1894, p. 362). E’ sorprendente tuttavia constatare, a conferma di quanto fosse vincolante la tradizione del paesaggismo napoletano, come il giovane De Nittis, malgrado il suo atteggiamento ribelle, dimostri di aver assimilato la lezione di Filippo Palizzi, sebbene appare più statico nella sua creazione e in un certo senso anche più costruito.

(fonte. Catalogo della vendita Porro & C. del 25 maggio 2006)