Stagno all'alba

Fontanesi, Stagno all'alba
Autore: 
Fontanesi, Antonio (1818-1882)
Titolo: 
Stagno all'alba
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (1868 circa)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su cartone pressato
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
34,5 x 48,5
Luogo di conservazione: 
Collezione privata
Acquisizione: 
Acquisto 7 giugno 2006

Provenienza:

Vendita, Sotheby’s, Milano, asta 19th century paintings and sculture, 7 giugno 2006, lotto 59, venduto per €30.000.

Note:

Antonio Fontanesi può sicuramente essere considerato uno dei più grandi paesisti dell’800 italiano. Artista dallo stile personalissimo, caratterizzato da un uso anticonvenzionale del colore e dall’impiego di una pennellata libera e sfrangiata, costituisce un’eccezione all’interno del panorama pittorico del suo tempo. La sua produzione non è riconducibile ad alcuna delle correnti contemporanee: né al realismo, né al romanticismo. A differenza della frangia realista egli non propone la replica esatta del dato fenomenico, bensì coglie nelle sue tele solo il “vero scelto” attraverso il sentimento del pensiero; i suoi paesaggi sono quindi l’espressione pittorica di un sentimento individuale e passionale provato nei confronti della natura, scontrandosi così contro una nozione più attenta alla fedeltà ottica. Da questo rapporto empatico con la natura scaturisce il suo romanticismo che è però esclusivamente interiore, è infatti estranea alla sua prassi la rappresentazione in preda al furore creativo tipica dei romantici. 

Fontanesi fu un uomo estremamente solitario, ed è proprio questa solitudine a permetterci di comprendere appieno il paesista. E’ nella solitudine che contempla il mondo esteriore; egli si ritrova, si riconosce nella natura, in un’esplosione allo stesso tempo gioiosa e dolorosa. La solitudine di Fontanesi si ritrova anche nei soggetti dei suoi dipinti: i paesaggi sono quasi sempre deserti, privi di figure; per lui la vita completa è racchiusa nella sola natura. La vera passione dell’artista subentra però nella composizione, quando dipinge en plein air. E’ in questi momenti che nascono le improvvisazioni dettate dal disagio dei luoghi e dalle condizioni di fugacità degli effetti. Sono circostanze in cui domina con maestria gli strumenti: ai pennelli grandi subentra la spatola, lo stesso manico del pennello si presta a dipingere. Egli andava sul vero con cartoni, tele e tavolette preparate da sé; una volta eseguito il dipinto si presentavano particolari da rifare e allora raschiava spietato, oppure una leggera passata di bianco ridava la trasparenza perduta, o ancora aggrediva i materiali mischiando colori in polvere e colori ad olio. Alla vita autonoma del colore preferiva però le profondità misteriose del chiaroscuro. 

Notiamo come nell’opera qui presentata gli elementi pittorici della forma e del colore divengano strumenti usati nell’espressione di un sentimento destato nel pittore dalla natura indifferente. Si addensano sul terreno, nel folto delle macchie, toni fulvi e cupi, di bitumi, i quali purtroppo col tempo hanno annerito tanta pittura fontanesiana. La massa bruna di alberi si riflette nello specchio d’acqua dello stagno che ci ricorda le pozze formate dal Rodano a nord di Lione, campagna più volte ritratta dal Fontanesi in compagnia dell’amico François Ravier. Il cielo è movimentato dalle sfregature improvvise del pennello; con un calmo e largo tocco prende invece forma una grande e lieve nuvola rosea. Il motivo delle nuvole luminose compare qui per la prima volta andando così ad impreziosire ulteriormente il presente dipinto. Osservato da vicino il dipinto è una concitazione convulsa: cercate di seguire la direzione della pennellata ma è inutile, questa infatti non si ripete mai, il colore non obbedisce mai ad una regola prestabilita, accademica. Allontanatevi di qualche passo ed ecco ogni tinta organizzarsi armonicamente sulla superficie, e la materia pare dissolversi.

(fonte: Catalogo vendita Sotheby's Milano del 7 giugno 2006)