Signora bruna in abito da sera

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Autore: 
Boldini, Giovanni (1842-1931)
Titolo: 
Signora bruna in abito da sera
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (1892-1894)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza per larghezza in centimetri): 
180,5 x 100
Luogo di conservazione: 
Collezione privata, Torino

Provenienza:

  • Emilia Boldini Cardona, Parigi.
  • Collezione privata, acquistato direttamente dalla vedova Boldini.
  • Vendita, Sotheby's, Milano, asta 19th Century Paintings and Sculptures, 2005, lotto 218, invenduto.

Mostre:

  • Torino, Mostra del Centenario della Società Promotrice delle Belle Arti, 1952.

Bibliografia:

  • C. L. Ragghianti, E. Camesasca, L'opera Completa di Giovanni Boldini, Milano 1970, pag. 109, n. 238, illustrato in bianco e nero.
  • B. Doria, Giovanni Boldini, Catalogo GeneraleMilano 2000, n. 314, illustrato in bianco e nero.
  • T. Panconi, Giovanni Boldini, L'Opera Completa, , Montecatini Terme 2002, pag. 332, illustrato in bianco e nero.

Nota:

Tanto erano belle e seducenti le donne che dipingeva, quanto era brutto e gnomico lui. Tanto era charmant ed euforico il bel mondo che immortalava, quanto cattivo ed indiscreto fino alla villania appariva lui, con quel caratteraccio e il feroce sarcasmo che lo contraddistinguevano. Tanto erano high society i suoi personaggi, quanto modeste le sue origini.
Giovanni Boldini è l'artista delle contraddizioni. Lui, italiano di Ferrara e profondamente legato alla tradizione artistica del suo paese, scelse nel 1871 Parigi dove ha vissuto per quasi trent'anni, scelse la sua scalpitante modernità che grondava da ogni strada, caffè o teatro, scelse di conquistare artisticamente l'alta società francese e le donne, in una foga accanita di riscatto da una sorte che si era divertita a defraudarlo dalla nascita di fascino, altezza e ricchezza. Divenne il più parisien fra gli italiani che sbarcarono a Parigi e la quintessenza del peintre mondain grazie ai suoi memorabili e sublimi ritratti di figure femminili svolti a partire dal '78. Sono questi gli anni in cui il suo atelier divenne luogo di culto, lo studio-abitazione in Boulevard Berthier, dove gravitavano uomini illustri e belle donne che ambivano ad essere ritratti dal piccolo genio italiano.
Boldini può essere considerato il Toulouse Lautrec italiano, non solo per l'aspetto fisico simile a quello dell'artista francese, ma anche per la comune passione per la bellezza e per le donne in particolare. Lo stesso Degas, durante una festa mondana, vedendolo avvicinarsi ad un gruppo di donne, lo definisce come un rospo che si muove verso le fragole ("Voyez le crapaud qui va aux fraises"). Boldini è sempre stato criticato e additato per il suo aspetto fisico e, proprio, dipingendo bellissime signore cerca, nell'eccesso della loro eleganza e magrezza, un antidoto per dimenticare la sua anti-estetica figura.

Questo ritratto, un olio magnifico che quasi raggiunge i due metri di altezza, enfatizza la sua necessità di grandezza. Realizzato nel 1892 - 94, è un capolavoro della maturità di Giovanni Boldini e sigla riconoscibile di quel genere che portò grande successo all'artista. Non si è riusciti ad identificare precisamente se si tratta del ritratto di una donna in particolare, ma si potrebbe pensare alla famosa cantante del tempo, Lina Cavalieri.

La donna, bella, bruna e ardente, è inquadrata da dietro, seduta, con la mano sulla schiena come se fosse intenta a slacciare il vestito per liberarsi dalle rigide costrizioni dei costumi del tempo. Scrive Albert Flament: " sapeva, come nessuno dei suoi confratelli, i ritrattisti, vestire una bella donna e, vorrei dire svestirla. Ma sarà più esatto scrivere: darle l'aria di essere svestita...". La particolare inquadratura crea un effetto dinamico nella composizione, conferendo movimento e vita alla signora seduta. Non ci troviamo di fronte ad uno statico ritratto dove il soggetto, in piedi o seduto, fissa il centro della tela, ma abbiamo a che fare con un sensuale ed intimo dipinto caratterizzato da un originale punto di vista. La figura, elegante icona del tempo dalla silhouette flessuosa e dalla vita sottile, sorride e volge uno sguardo ammiccante allo spettatore in un atteggiamento di divertito pudore. Pervade la scena un'atmosfera di grande naturalezza e spontaneità, "un movimento rappreso, il fremito di una civetteria graziosa che la silhouette della bella modella emana".

Tuttavia, anche se non si dovesse trattare della "divina" per eccellenza, il dipinto colpisce per l'eleganza dei tratti e del gesto, con il singolare contrasto del volto e la mano ben definiti al centro della composizione e il progressivo sfumare dei contorni del corpo, con l'abito, dal tessuto prezioso, che quasi arriva a dissolversi nel fondo attraversato da dinamiche traiettorie lineari.
L'ideale della bellezza femminile così espresso da Boldini di una donna elegantemente sensuale, maliziosamente pudica o sfrontatamente provocante ma comunque sempre consapevole di sé, ritratta in uno sfavillio di stoffe ed effetti cromatici, si rivelerà quello di maggior successo nella ritrattistica a cavallo del secolo.

Il dipinto fu comprato direttamente dalla vedova Boldini a Parigi dagli attuali proprietari di Torino (città natale di Emilia Cardona, moglie dell'artista) che lo fecero partecipare all'esposizione per il centenario della Promotrice delle Belle Arti a Torino nel 1952. Questo lavoro è pubblicato nella monografia della Professoressa Bianca Doria ed è la prima volta che si trova sul mercato, essendo stato sempre conservato in una casa privata dal 1941.

(fonte: Catalogo della vendita Sotheby's, Milano del 2005)