Seurat, Georges

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Cognome: 
Seurat
Nome: 
Georges
Luogo di nascita: 
Parigi
Data di nascita: 
1859
Luogo di morte: 
Parigi
Data di morte: 
1891
Nazionalità: 
Francese
Biografia: 

 

La formazione artistica di Seurat, considerato il capofila del movimento neoimpressionista, seguì i canoni dell’insegnamento tradizionale e il pittore dopo essersi esercitato nel disegno con copie da dipinti, calchi e illustrazioni, s’iscrisse nel 1877 all’École des beaux-arts. Sostenuto dalla famiglia e privo di preoccupazioni finanziarie sin dal 1877 affittò uno studio con Aman-Jean, conosciuto alla scuola municipale di disegno. I due compagni lavorarono sugli stessi modelli interessandosi alla pittura contemporanea. Nel maggio 1879 visitarono la IV Esposizione impressionista, restandone colpiti in maniera «inattesa e profonda». All’École des beaux-arts Seurat poté studiare inoltre le copie degli affreschi di Piero della Francesca eseguite ad Arezzo nel 1872-73 e il suo interesse si volse in generale alle opere antiche e dei grandi maestri classici.
La sua formazione venne indirizzata da Henri Lehmann, discepolo di Ingres, verso i principî del maestro di Montalban; una delle prime sue tele note, Angelica sulla roccia (Londra, coll. priv.) è la copia di un frammento del Ruggero che libera Angelica conservato al Louvre, museo che abitualmente frequentava. Avido lettore Seurat inoltre frequentò assiduamente le biblioteche parigine studiandovi incisioni e riproduzioni e i trattati di pittura. Come lui stesso ricorda aveva «letto Charles Blanc in collegio poi aveva studiato le leggi enunciate da Chevreul, i precetti di Delacroix, le idee di Corot e di Thomas Couture». Non cessò di appassionarsi a questo tipo di ricerche, non rinunciandovi neppure durante il servizio militare, che compì a Brest dal novembre 1879 al novembre 1880, meditando allora sulle idee di Sutter.
Nel 1881, stabilitosi a Parigi, lesse le opere di Rood. Lavorava solo, accanendosi soprattutto sul disegno. Studiava i volumi, i giochi di luce, giungendo a unire alla forza delle linee la sensibilità per il chiaroscuro, tanto che piú tardi, a una delle sue mostre, Signac noterà «Dei disegni che hanno la funzione di semplici schizzi, ma tanto studiati nel contrasto e nella gradazione della luce che potrebbero essere usati per dipingere, senza rivedere il modello». Conscio della compiutezza dei suoi disegni li espose spesso nelle mostre; uno di questi, il Ritratto di Aman-Jean (New York, Metropolitan Museum of Art), accettato dalla giuria del Salon nel 1883, fu la sua prima opera presentata in un’esposizione ufficiale. Nelle prime opere di pittura Seurat si rifece, soprattutto nei soggetti, alla tradizione di Barbizon; dal 1881 al 1883 si esercitò in vedute di campagna e contadini al lavoro (New York, Guggenheim Museum; Glasgow, Art Gallery; Washington, Phillips Collection) che fanno pensare a un possibile progetto alla maniera di Millet, il quale influirà in modo determinante sulla formazione di Seurat. Accanto all’attrazione per quel maestro del realismo, l’opera di Seurat dimostra in questi anni un interesse profondo per la pittura impressionista di cui adotterà la tecnica, come si vede nei dipinti delle rive della Senna eseguiti nel 1883.
La sua prima tela di grande impegno, Une baignade à Asnières (Londra, National Gallery), respinta al Salon del 1884, venne esposta lo stesso anno agli Indépendants. Pur nella sua innegabile originalità, mostra ancora non del tutto assimilate le numerose influenze, da quelle di Puvis de Chavannes e di Pissarro, specialmente nel modo di semplificare e «monumentalizzare» le forme, ai nuovi principî, attinti dai testi tecnico-teorici e dall’osservazione delle opere di Delacroix.
Nel 1886, Un dimanche après-midi à l’île de la Grande Jatte (Chicago, Art lnstitute), frutto di due anni di lavoro, segna la maturazione delle sue ricerche. Per preparare le grandi composizioni, l’artista accumulava notazioni dal vero (studi in bianco e nero di valori cromatici o dipinti eseguiti rapidamente su tavolette); in studio, lavorava alla composizione generale, o ancora sui bozzetti, oppure su tele di formato maggiore. Dopo questi studi lungamente elaborati dell’opera definitiva Seurat era in grado di applicare rigorosamente la tecnica della «divisione», fondata sull’impiego di colori giustapposti secondo le teorie dei complementari e del contrasto. Perseguiva questo fine, dichiarò, fin da quando aveva preso in mano un pennello; cercava, secondo le sue parole, «una formula di pittura ottica» precisando: «La purezza dello spettro è la chiave di volta della tecnica». Intorno a Seurat e Signac, conosciuto nel 1884, si raccolse un gruppo di pittori comprendente tra gli altri Pissarro e il figlio Lucien, Dubois-Pillet, Luce, Angrand. Il neoimpressionismo stupì il pubblico parigino e venne disapprovato dalla maggior parte dei critici, ma fu sostenuto dagli spiriti irrequieti, come Félix Fénéon, che ne spiegò le basi scientifiche ai lettori di «la Vogue», o Gustave Kahn, che fu il tramite del collegamento con le ricerche degli scrittori simbolisti; le nuove ricerche si diffusero in Belgio, con van Rysselberghe, Henry van de Velde e Finch.
Seurat frequentava i circoli letterari e artistici e nello stesso tempo lavorava accanitamente; alcune sue opere vennero esposte a New York da Durand-Ruel, altre a Bruxelles, dove fu invitato dal gruppo dei Venti; a Parigi poté usufruire degli spazi della Gallerie Martinet, del Théâtre-Libre, dei locali della «Revue indépendante», partecipò all’ultima manifestazione del gruppo degli impressionisti e alle mostre degli Artistes indépendants. Qui in particolare presentò nel 1886 Un dimanche après-midi a l’île de la Grande Jatte (Chicago, Art Institute), nel 1888 le Poseuses (Merion, Barnes Foundation) e la Parade de cirque (New York, Metropolitan Museum of Art), nel 1890 lo Chahut (Otterlo, Kröller-Müller) e Giovane donna che s’incipria (Londra, Courtauld Institute), nel 1891 il Circo (Parigi, Musée d'Orsay).
Espose qui anche dei paesaggi (Grandcamp, 1885: Londra, Tate Gall.; Honfleur: Otterlo, Kröller-Müller; Port-en-Bessin, 1888: New York, MoMA), che, accanto ai grandi quadri con figure, costituiscono una parte importante della sua opera, in particolare vedute marittime, nelle quali il pittore unisce a un’esatta osservazione della natura una costruzione ritmica del quadro che rispecchia il suo metodo di lavoro, iniziato en plein air e poi terminato in studio. La sua ricerca era tesa a sottolineare le linee strutturali della composizione (Gravelines, 1890: Londra, Courtauld Institute, New York, MoMA), come del resto è già evidente nella Baignade à Asnières e nella Grande Jatte. Il fine era quello di scoprire un sistema «logico, scientifico e pittorico» che gli consentisse, diceva, di accordare le linee del quadro giungendo all’armonia, nello stesso modo in cui lavorava con i colori.
Fu affascinato dai lavori di Charles Henry e nel 1886 quest’ultimo, amico di Fénéon e autore di un’Esthétique scientifique, incontrò Seurat, considerato il capo del neoimpressionismo. «Ogni direzione è simbolica», sosteneva lo studioso e inoltre cercava di fissare relazioni tra il valore espressivo delle linee e quello dei colori. Nella ricerca di una base scientifica per la sua pittura Seurat seguì attentamente gli studi di Charles Henry sulle qualità del tratto, sui rapporti e le proporzioni, elaborando piú a fondo le sue composizioni. Nella Parade, le orizzontali sono dominanti, conferendo al dipinto una sensazione di calma, mentre lo Chahut e il Circo sono costruiti su diagonali che suggeriscono la gaiezza e il movimento.
Presentato agli Indépendants nel 1891, il Circo non era compiuto né verrà mai finito; qualche giorno dopo l’apertura della mostra una malattia fulminante portò Seurat alla morte e la scomparsa dell’artista fu molto sentita nel mondo artistico; Theodor de Wyzewa, pur non nascondendo dubbi sul metodo neoimpressionista, scrisse: «... Grande era la mia gioia nel trovare in un angolo di Montmartre un esemplare tanto mirabile d’una razza che credevo estinta, la razza dei pittori teorici, che uniscono la pratica e l’idea, la fantasia incosciente e lo sforzo pensato. Ora, avvertivo chiarissimamente in Seurat un affine dei Leonardo, dei Dürer e dei Poussin». Sia dal 1892 a Parigi – su «la Revue blanche» e al Salon des Indépendants – e a Bruxelles nel gruppo dei Venti vennero presentate con un certo successo retrospettive della sua opera. Nel 1899 Signac dedicò alla memoria di Seurat l’opera D’Eugène Delacroix au Néo-Impressionnisme riconoscendone la funzione di «iniziatore ». Una grande retrospettiva dell’opera di Seurat si è tenuta a Parigi nel 1991.

(Marie-Thérèse de Forges in Storia dell’arte Einaudi)