Segantini, Giovanni

Giovanni Segantini
Cognome: 
Segantini
Nome: 
Giovanni
Luogo di nascita: 
Arco
Data di nascita: 
1858
Luogo di morte: 
Schafberg (Engadina)
Data di morte: 
1899
Nazionalità: 
Italiana
Biografia: 

Giovanni Segantini, con tecnica divisionista realizzò ampie composizioni di soggetto naturalista, caratterizzate da sfuggenti tagli prospettici e da pennellate a fibre lunghe di una luminosità cristallina. Negli ultimi anni di attività prolungati contatti con la secessione viennese lo aprirono alle suggestioni del simbolismo.

Orfano, dopo un'infanzia infelice trascorsa anche in riformatorio (1870-73), fu allievo all'accademia di Brera di G. Carmignani. Sensibile all'influenza dell'ambiente milanese e della tradizione romantica lombarda (F. Carcano, M. Bianchi, T. Cremona) esordì dipingendo con densi impasti materici nature morte, vedute e soggetti d'ispirazione letteraria; nel 1879 presentò a Brera il Coro di S. Antonio (1878, Milano, coll. priv.) che, pur non discostandosi ancora sostanzialmente da intonazioni di patetismo aneddotico, ottenne un certo successo.
In quella stessa occasione conobbe V. Grubicy che, divenuto suo consigliere e materiale sostenitore, lo introdurrà all'opera di J. F. Millet e alle ricerche divisioniste francesi, spingendolo nella direzione di un maggiore naturalismo.

Nel 1880, Segantini si stabilì in Brianza dove, lavorando a più diretto contatto con la natura, schiarì gradualmente la tavolozza e approfondì le ricerche sulla luce in numerosi paesaggi e scene agresti (Il bacio alla croce, 1883, Amsterdam, Stedelijk Museum; A messa prima, 1885 circa, Saint-Moritz, Museo Segantini). Le opere successive, eseguite durante il soggiorno a Savognino (1886-94), mostrano la raggiunta maturità stilistica: ampie composizioni rese con tecnica divisionista (Alla stanga, 1886, Roma, Galleria nazionale d'arte moderna; Le due madri, 1889, Milano, Galleria d'arte moderna; Alpi di maggio, 1890, Amsterdam, Rijksmuseum) celebrano un senso di quiete panica, una sorta di mistico panteismo che l'artista espresse anche nei numerosi scritti (raccolti e pubblicati in Scritti e Lettere, 1910).
In questi anni, presente alle principali manifestazioni d'arte europee (Londra, 1888; Parigi, 1889; Berlino, 1893; ecc.), Segantini ottenne riconoscimenti e un vasto successo di critica e di pubblico, mentre i contatti con i movimenti più avanzati del momento, in particolare con G. Klimt e la secessione viennese, lo avvicinavano alle tematiche simboliste (L'angelo della vita, 1894, Milano, Galleria d'arte moderna).

Dipinse le sue ultime opere, dense di riferimenti simbolici, nell'isolamento delle montagne dell'Engadina dove si ritirò nel 1894 (Le cattive madri, 1894, Vienna, Kunsthistorisches Museum; L'Amore alla fonte della vita, 1896, Milano, Galleria d'arte moderna; Il Trittico della natura, 1898-99, incompiuto, Saint-Moritz, Museo Segantini).

(fonte: Enciclopedia Online Treccani)

 


 

Ritratto fotografico di Giovanni SegantiniMolto raccontata, spesso non senza esagerazioni, è l’infanzia infelice e travagliata di Segantini, che, alla morte della madre, viene mandato a Milano dalla sorellastra.
Dopo aver trascorso tre anni (1870-73) in riformatorio, va a vivere a Borgo Valsugana col fratellastro, che lo prende come garzone nel suo laboratorio fotografico. Tornato a Milano, frequenta dal 1874 al 1877 i corsi serali all’Accademia di Brera, poi nel 1878-79, quelli regolari, con Bertini come maestro.
Qui conosce anche Emilio Longoni, di cui sarà a lungo amico.
È del 1879 la sua prima opera significativa, Il coro di sant’Antonio a Milano (Milano, coll. priv.) in cui emerge l’attenzione agli effetti luministici, già ricercati tramite l’accostamento di colori puri. Con questo dipinto acquista una certa notorietà, destinata ad amplificarsi sempre più grazie al sostegno entusiasta di alcuni tra i piú autorevoli critici italiani, tra cui Levi e Chirtani.
Nello stesso anno conosce Vittore Grubicy, mercante d’arte a livello internazionale, con cui instaura un rapporto di amicizia e di lavoro che verrà troncato solo nel 1889.

Nel 1880 si trasferisce in Brianza, dove rimane fino al 1886. In questa fase Segantini lavora a un graduale superamento della formazione accademica, con opere che echeggiano ancora gli influssi dell’ambiente lombardo, dalla scapigliatura (Eroe morto, 1879-80: San Gallo, Kunstmuseum) al verismo aneddotico (La Ninetta del Verzée, 1879-80). Ma già si allontana nettamente dai piú triti esiti veristi in quadri come il Tramonto a Pusiano (1883: Milano, Galleria di Arte Moderna) e soprattutto l’Ave Maria a trasbordo (1882: Zurigo, coll. priv.), in cui emerge un sentimento della natura non inficiato dalla retorica ed esaltato dalla particolare sensibilità luministica. Gli strascichi veristi e scapigliati, da Carcano a Cremona a Bianchi, finiscono così per affievolirsi (A messa prima, 1884-85: St. Moritz, Museo Segantini) fino a scomparire in Alla stanga (1866: Roma, Galleria d'Arte Moderna), dove la materia si fa corposa, il taglio ampio e la Galleria d'Arte Modernama cromatica si schiarisce.

Quando nel 1886 si trasferisce a Savognino, nei Grigioni, l’attenzione al paesaggio si impone, mentre, anche in seguito ai consigli di Grubicy, sempre ben aggiornato sulle novità e sul mercato internazionali, adotta la tecnica divisionista, personalizzandola con l’uso di una pennellata striata, a fibra lunga e stretta. È lo stesso Segantini a sottolineare l’importanza dell’accostamento di colori puri per ottenere «la luce, l’aria, la verità».
Sono di questo periodo la Mucca bruna (1887: Milano, Galleria d'Arte Moderna), il Cavallo al galoppo (1888: ivi), la Ragazza che fa la calza (1888: Zurigo, Kunsthaus), il Ritorno all’ovile (1888: San Gallo, coll. Fischbacher), tutte opere in cui si esplica una lucida meditazione sui rapporti spaziali e un trattamento della materia come luce che invade l’intera superficie del quadro.

Già dal 1889-90, prima del trasferimento in Engadina, a Maloja, dove resterà fino alla morte, Segantini si accosta al simbolismo, in opere come Le due madri (1889-90: Milano, Galleria d'Arte Moderna, presentato con grande successo alla Triennale di Brera del 1891), Alpe di maggio (1890) e La raccolta del fieno (1890-98: St. Moritz, Museo Segantini), che denotano una conoscenza delle vicende della Secessione viennese.
Seguiranno i dipinti piú squisitamente simbolisti, quali Le Lussuriose (1891: Liverpool, Walker Art Gallery), Le cattive madri (1894: Vienna, Kunstmuseum), L’Angelo della Vita (1894: Milano, Galleria d'Arte Moderna), L’Amore alla fonte della Vita (1896: ivi) e l’incompiuto trittico con La Natura, La Vita e La Morte (1896-99: St. Moritz, Museo Segantini), di cui si conservano anche i disegni (Lucerna, Gall. Fischer).
In questo gruppo di opere, a ragione considerate le piú significative degli ultimi anni di Segantini, gli echi dello Jugendstil vengono reinterpretati e resi con straordinaria originalità, senza implicazioni intellettualistiche fini a se stesse, ma con l’intento costante di offrire una visione soggettiva e immanente della natura.
Il simbolismo di Segantini assume quindi un’accezione panteistica ed è pressoché scevro da connotazioni di impegno o denuncia sociale; così, come Segantini afferma di essere arrivato autonomamente al divisionismo, «nello studio sincero e amorosamente scrupoloso della natura», si può aggiungere che anche l’approdo al simbolismo sembra essere il risultato di una naturale evoluzione del suo sentire, tant’è che già nelle opere del periodo brianzolo, se non addirittura prima, se ne scoprono i prodromi. Appare quindi ozioso e ingiustificato il tentativo piú volte operato dalla critica di separare nettamente la fase divisionista da quella simbolista, leggendo quest’ultima esclusivamente come un’adesione acritica a una moda artistica e culturale.

(fonte: Valentina Castellani in Storia dell'Arte Einaudi)