Scalo Regio

Ulvi Liegi, Scalo Regio
Autore: 
Ulvi Liegi (1858-1939)
Titolo: 
Scalo Regio
Periodo: 
XX secolo
Datazione: 
1927
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
35,5 x 50,5
Annotazioni: 
Firma in basso a sinistra: Ulvi Liegi
Firma e data in basso a destra: Ulvi Liegi 27
Luogo di conservazione: 
Arcipretura di S. Maria del Soccorso, Livorno, Italia

Commento:

L'opera raffigura una scorcio della città di Livorno, nel quartiere antico situato vicino al porto. In primo piano uno slargo su cui si affaccia, a sinistra, una casa con la porta verde aperta sulle scale e le donnine a sedere di fronte. Subito dietro un vecchio palazzo, ricavato probabilmente da brani di mura cittadine - forse il retro dell'Hotel Granduca - fa angolo con una strada attraversata da alcuni passanti. L'artista indugia sulla strana architettura: il muro a scarpata, la teoria di archetti ciechi, e sopra di essi, il corridoio chiuso e abitabile. Oltre lo spiazzo, la strada continua perimetrata a destra da un'altra spalletta e fiancheggiata a sinistra dagli stabili. Opera matura in cui sono presenti i tipici colori caldi della maniera dell'artista. Come spesso accade nella sua produzione, ciò che resta carente è l'impianto prospettico, non solo approssimato, il che rientrerebbe nello spirito della pittura post-macchiaiola, ma addirittura grossolanamente distorto. "E' la stessa sensibilità che riaffiora nel Giorno d'inverno a San Gervasio, dell''86, nel quale i vecchi temi macchiaioli, soprattutto nella definizione della strada in primo piano, sono ribaltati da questa originalissima "sensiblerie" in bilico tra l'iperbole grafica ed una trascrizione sensitiva rabbrividente, in una timbratura limpidissima di colore che in Ulvi Liegi rimarrà intatta fino alla fine del secolo, e della quale le Case a Monte Morello, con quella loro capacità astraente di trattenere la luce serotina, son un esempio insuperabile" (R. Monti, I Postmacchiaioli, Roma-Milano, 1991 p. 23). Vecchia Livorno, realizzata molti anni dopo Case a Monte Morello, presenta quella stessa originale "sensiblerie" evidenziata per l'opera milanese. Si nota solamente una minor valenza della pennellata che pur assolvendo la duplice funzione di segno grafico e di definizione del colore non ha la varietà presente, invece nell'opera Case a Monte Morello, dove diviene addirittura un prontuario per maestri dell'incisione. Restaurato da Piero Ungheretti nel 1990.

(fonte: museiditalia - CulturaItalia)