Saltimbanchi

Bianchi, Saltimbanchi | Acrobates | Acrobats
Bianchi, Saltimbanchi [dettaglio] | Acrobates | Acrobats
Autore: 
Bianchi, Mosè (1840-1904)
Titolo: 
Saltimbanchi
Altri titoli: 
Acrobates
Acrobats
I saltimbanchi
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (1874 circa)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
65 x 86
Annotazioni: 
Firma in basso a destra: MBianchi
Luogo di conservazione: 
Gallerie Maspes, Milano, Italia

Provenienza:

  • Milano, coll. Gran Uff. Rag. Mario Rossello.

Mostre:

  • 1924, Monza, Villa Reale, Mostra commemorativa di Mosè Bianchi, Sala XVI, n. 6.
  • 1934, Milano, Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente, Mostra commemorativa del Cinquantenario, Sala II, n. 72.
  • 2014, Milano, Gallerie Maspes, Collezioni d’Autore, 24 ottobre - 21 dicembre, n. 4.

Bibliografia:

  • Catalogo della mostra commemorativa di Mosè Bianchi, catalogo della mostra, [Monza, Villa Reale], Istituto Italiano d’Arti Grafiche Editore, Bergamo, 1924, p. 51 (con il titolo I saltimbanchi).
  • Mostra commemorativa del Cinquantenario, catalogo della mostra, [Milano, Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente], Arti Grafiche Enrico Gualdoni, Milano, 1934, p. 21.
  • P. Biscottini, Mosè Bianchi. Catalogo ragionato, Federico Motta Editore, Milano, 1996, n. 174, p. 193 ill.
  • G. Lojacono (scheda in), Pinacoteca 1 – Collezioni d’Autore 2014, catalogo della mostra, a cura di F. L. Maspes, [Milano, Gallerie Maspes], Milano, 2014, pp. 16-17 ill. – 19 ill. (particolare).
  • M. Raspa, Regesto delle opere in mostra, in Pinacoteca 1 – Collezioni d’Autore 2014, catalogo della mostra, a cura di F.L. Maspes, [Milano, Gallerie Maspes], Milano, 2014, pp. 78 ill. - 79.

Note:

Il quadro del monzese Mosè Bianchi fa parte di un gruppo di dipinti a olio, tempere e acquarelli, spesso identificati da titoli simili, raffiguranti saltimbanchi intenti in diverse attività, che si distaccano nettamente da altre sue opere coeve di matrice neosettecentista. L’approssimativa cronologia dell’intera serie è ricavabile da uno dei dipinti proveniente dalla collezione di Giano Cattaneo, recante la data 1874 e forse stilisticamente lievemente posteriore all’opera qui presentata(1).
La scena si colloca all’interno di una misera abitazione, memore di certa pittura induniana e verista: la stanza poveramente arredata con una sedia e un letto è caratterizzata dalla presenza di un ampio camino sul quale trovano posto un’immagine sacra e altri piccoli oggetti. Fulcro della raffigurazione, un saltimbanco, affiancato da un compagno con un costume a righe, sta incitando un cane a saltare nel cerchio che tiene in mano a poca distanza da terra. Tutti’intorno trovano posto una donna e i suoi tre bambini, più intimoriti che divertiti dall’esibizione.
L’autore sceglie un soggetto insolito, poco sfruttato negli stessi anni da altri artisti. Un’eccezione è rappresentata da alcune opere di Antonio Mancini, pittore nato a Roma ma vicino agli insegnamenti della scuola napoletana. Il medesimo spunto figurativo viene però trattato in maniera completamente differente, attraverso una maggiore attenzione per la minuziosa resa dei particolari, come si può notare, per esempio, in due sue tele, Saltimbanques Joueur de violon Joueur de guitare (1877) e Le petit saltimbanque (1878), di recente esposte a Rovigo(2).
Un confronto con altre opere di Bianchi di poco anteriori e sempre ambientate in interni, quali I fratelli sono al campo (1869) o La benedizione delle case (1870), mostra come in Saltimbanchi venga meno non solo l’accuratezza nella resa dei dettagli ma anche la predominanza dei personaggi sulla scena.
Il tema dell’attività circense sembra suscitare un particolare interesse nell’artista che vi si sofferma anche nella produzione di acquefor ti dedicandovi la stessa attenzione per l’atmosfera malinconica. Ne è un esempio l’incisione(3) di un pagliaccio vestito con il costume di scena e mestamente appoggiato a una parete. A proposito della ricorrenza di questa iconografia, Guido Marangoni ricorda: «Fra le tante ormai note e popolari scenette di genere del Bianchi si rivedono con sempre allegro diletto [...] le varie tele che illustrano la triste vita dei Saltimbanchi [...] freschi e nervosi, indimenticabili per il brio dell’esecuzione e la genialità dell’invenzione»(4).
Con il titolo I saltimbanchi la tela viene presentata alla mostra postuma del pittore tenutasi a Monza nel 1924 nella sala dedicata ai soggetti vari e dieci anni dopo alla Mostra commemorativa del Cinquantenario della Permanente(5).


1 P. Biscottini, 1996, n. 173, p. 192.
2 P. Serafini, La Maison Goupil. Il successo italiano a Parigi negli anni dell’Impressionismo, catalogo della mostra, [Rovigo, Palazzo Roverella], Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2013, pp. 175 ill., 177 ill., 224.
3 Due esemplari dell’acquaforte Pagliaccio sono conservati a Milano presso la Civica Raccolta delle Stampe “A. Bertarelli” (Albo J 1, tav. 28; Mod. m. 4-10b).
4 G. Marangoni, Mosè Bianchi, Istituto Italiano d’Arti Grafiche Editore, Bergamo, s.d., p. 131.
5 Si veda la documentazione conservata presso l’archivio della Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano, Fondo SBAEP, Allestimenti mostre, 1934. Si veda inoltre il catalogo della mostra con annotazioni a penna custodito sempre in quell’archivio.

(fonte: Giuditta Lojacono in Catalogo Collezioni d'Autore 2014, Gallerie Maspes, Milano)