Rousseau, Théodore

Theodore Rousseau, foto di Nadar
Cognome: 
Rousseau
Nome: 
Théodore
Luogo di nascita: 
Parigi
Data di nascita: 
1812
Luogo di morte: 
Barbizon
Data di morte: 
1867
Nazionalità: 
Francese
Biografia: 

 

Théodore Rousseau, figlio di agiati borghesi che incoraggiarono la sua precoce vocazione artistica, il suo primo maestro fu un cugino, il paesaggista Pau de Saint-Martin, ed in seguito studia sotto la guida di Rémond e di Guillon-Lethière. Non soddisfatto dell’insegnamento accademico, studia al Louvre gli antichi maestri come Lorrain e i paesaggisti olandesi, pur non trascurando i paesaggisti inglesi contemporanei. A questo periodo di copia dall’antico aggiunge un attento lavoro di osservazione nelle campagne intorno a Parigi. Nella sua interpretazione analitica e appassionata della natura si notano, sin dagli esordi e per tutta la vita, gli alterni influssi di Constable e di Bonington, di Ruysdael e di Hobbema. Ogni tappa della sua carriera artistica è segnata da un viaggio: il primo, nel 1830, lo porta in Alvernia ove scopre siti selvaggi che gli ispirano paesaggi pieni di gusto romantico (Veduta d’Alvernia: Birmingham, Barber Institute of Fine Arts) e con un Paesaggio d’Alvernia (Rotterdam, Fondazione Willem van de Vorm) esordisce al Salon del 1831. Due viaggi in Normandia, nel 1831 e nel 1832, insieme a Paul Huet e poi a Charles de Laberge, gli rivelano la luminosità dei cieli marini e da allora s’impegna nella rappresentazione di vasti orizzonti (Parigi dalla terrazza di Bellevue, 1833: Bruxelles, Musées royaux des Beaux-Arts de Belgique). Nell’estate del 1834 esegue nel Giura due delle sue opere piú famose: la Tempesta sul monte Bianco (Copenhagen, Ny Carlsberg Glyptotek) e la Discesa delle mucche (L’Aja, Museo Mesdag; importanti schizzi nei musei di Mesdag e di Amiens). Quest’ultimo quadro viene respinto dalla giuria del Salon parigino del 1835, sconcertata dall’audacia della composizione e dai colori stridenti. Invitato in Vandea nel 1837 dal pittore Charles Le Roux, spinge al parossismo l’inclinazione a penetrare il segreto della creazione nella formazione delle rocce, nei corsi d’acqua, nella crescita degli alberi. Due dipinti allora intrapresi, la Valle di Tiffauge (Cincinnati Art Museum) e il celebre Viale dei castagni al Louvre, dimostrano con quale esasperazione egli si lasciasse trascinare in un universo minerale e vegetale. Aiutato da un solitario soggiorno nel Berry nel 1842, iniziò a interpretare il vibrare e fluttuare dell’atmosfera a seconda delle ore e delle stagioni (Stagno: Reims, Musée des Beaux-Arts; Sotto i faggi: Toledo, Ohio, Museum of Art), ricerca che costituisce il suo impegno maggiore durante il viaggio nelle Landes in compagnia di Jules Dupré nel 1844 (la Palude nelle Landes: Parigi, Louvre), e un po’ piú tardi a L’Isle-Adam dove per la prima volta nella storia della pittura viene dipinto dal vero un paesaggio d’inverno, la Brina (1846: Baltimore, wag). Il 1848 segna una svolta nella carriera di Rousseau che si stabilisce definitivamente a Barbizon dove spesso aveva incontrato i paesaggisti che frequentavano la foresta di Fontainebleau, ed esegue una nutrita serie di dipinti che immortalarono quei luoghi: le Gole di Apremont (Museo di Limoges), la Collinetta di Jean-de-Paris (Parigi, coll. priv.), l’Uscita dalla foresta a Brolles (Parigi, Louvre), il Vecchio dormitorio di Le Bas-Bréau (ivi), la Lande d’Arbonne (New York, mma), capolavori sui quali lavora per anni, spesso ripresi e talvolta sovraccarichi di bitume e di colori chimicamente incompatibili che il tempo ha reso oscuri. In questo soggiorno silvestre trova riscatto ai suoi fallimenti. Respinto regolarmente dalla giuria dei salons dal 1835 (tornò in favore solo dopo la rivoluzione del 1848), misconosciuto dal grande pubblico, deluso nella vita privata, angosciato dai progressi della civiltà, si rifugiava nel cuore di quella natura che venerava di un culto panteistico, sostenuto dalla confortante amicizia di Millet. Il suo nome era ormai legato alla scuola di Barbizon, divenendo maestro, esempio e modello di tutta una generazione di paesaggisti, spesso venuti da paesi remoti. Rousseau fu l’unico che, di là dall’impegno naturalistico, inserisce nella sua opera un’intenzionalità intellettuale di ricerca metafisica. Fu notevole l’influenza esercitata dalle sue idee e dai suoi metodi. Intorno al 1860 inventa un modo di riprodurre la luminosità dell’aria mediante la giustapposizione di tocchi di colore puro a forma di virgole (Paesaggio della foresta di Fontainebleau: Museo di Valenciennes). Questa tecnica, che egli insegna a Monet e a Sisley, è la stessa degli impressionisti. Nel 1862, durante la moda del japonisme, prefigura negli abbozzi monocromi l’arte dei Nabis (Effetto di pioggia: Parigi, Louvre; Sottobosco in tempo di neve: Parigi, coll. Roger-Marx). Solo alla fine della sua vita ebbe successo (trionfò all’Esposizione Universale del 1855); ma fu rapidamente dimenticato in Francia, eclissato dall’impressionismo. Esponente piú autorevole del gruppo dei Barbizon, recentemente rivalutato criticamente anche grazie all’interesse collezionistico degli americani, Rousseau è oggi considerato uno dei personaggi chiave per la comprensione della pittura di paesaggio nel sec. XIX.

(fonte: Hélène Toussaint in Storia dell’arte Einaudi)