Ritratto di Hanka Zborowska

Modigliani, Ritratto di Hanka Zborowska
Autore: 
Modigliani, Amedeo (1884-1920)
Titolo: 
Ritratto di Hanka Zborowska
Altri titoli: 
Signora dal collaretto
Periodo: 
XX secolo
Datazione: 
non datato (1917)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
55 x 38
Annotazioni: 
Firma in alto a sinistra: Modigliani
Annotato in alto a destra: ANNA
Luogo di conservazione: 
Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, Italia
Acquisizione: 
Acquisito dalla collezione Kaganovitch, Zurigo, 1953
Identificativo: 
4731

Commento:

L'opera è tra i primi ritratti della moglie del poeta Leopold Zborowski, mecenate e mercante di Modigliani a partire dal 1916. Il dipinto può essere annoverato tra i capolavori degli ultimi anni dell'artista. Sono evidenti le suggestioni dell'arte senese trecentesca nelle forme allungate del viso e del collo e nel linearismo che sintetizza i volumi. Porta anche il titolo di Signora dal collaretto. Esposto per la prima volta in Italia alla Biennale di Venezia del 1930 (primo riconoscimento in patria dell'artista). Nel 1959 Palma Bucarelli dedica all'artista una mostra monografica.

(fonte: GNAM, Roma)


Protagonista della tela è la moglie del mercante Léopold Zborowski, amico e sostenitore dell’autore. Hanka, il cui nome italianizzato compare in alto a destra, si staglia su uno sfondo appena accennato, essenziale, tipico dei ritratti di Modigliani, nei quali l’attenzione si concentra sulla figura umana, secondo il personale “umanesimo” dell’artista: «Tutta l’arte di Modigliani, in effetti, è una riflessione sull’uomo, anche se spesso quell’uomo è una donna. Non conta ciò che la figura ha intorno: di solito una porta o una parete, al massimo una sedia o un tavolino che non vogliono descrivere un ambiente, ma hanno solo un valore cromatico e spaziale. Non conta nemmeno quello che sta facendo: di solito non compie nessun gesto, non è occupata in nessuna azione. Esiste, e questa è la cosa più importante» (Pontiggia, 2006, p. 62). L’effigiata indossa un abito scuro dall’importante colletto bianco con bottone a cabochon. Questa parte del vestito, che avvolge e incornicia il collo, ne accentua qui la lunghezza, aprendosi da un lato come una sorta di coda di pavone stilizzata. Sul collo poggia il volto ovale dal forte valore scultoreo, simile a certe maschere africane, esaltato da un caldo color terracotta. L’occhio privo di sclera, iride e pupilla, caratteristico di Modigliani, guarda verso l’interno e vuole esprimere l’anima dell’effigiata, come teorizzavano i simbolisti, con i quali egli era entrato in contatto a Parigi: scopo dell’artista era non tanto fornire un ritratto vero e proprio, in senso accademico, quanto una rappresentazione dell’individuo in cui fisionomia e interiorità fossero fuse insieme. In questo caso, i tratti peculiari di Hanka, pur smaterializzati, sono comunque tradotti sulla tela, teste la figlia di Modigliani, Jeanne, che la descrive come «una polacca di buona famiglia, una donna con un volto di un perfetto ovale pallido, occhietti neri vicini alla radice del naso, collo sinuoso», e ne ricorda l’avversione per il pittore Chaïm Soutine: «tendeva un mento acuto, sul collo più flessuoso che avvia mai potuto vedere, e arrossiva di rabbia al solo nome di Soutine. Modigliani aveva un giorno dipinto il ritratto dell’amico Soutine sulla porta della casa di rue Joseph Bara e l’aristocratica polacca non poteva sopportare in casa sua l’effigie sensuale e torbida del povero Chaïm, sudicio e patetico transfuga del ghetto di Vilna. È forse per via della moglie che Zborowski fu tanto restio ad adottare Soutine, nonostante l’insistenza di Modigliani, che considerava Chaïm uno dei grandi pittori del suo tempo» (Modigliani 2005, pp. 127, 130). Zborowski, oltre a soccorrere economicamente Modigliani in più situazioni, ne acquistò diverse opere, che la moglie in seguito, rimasta vedova, fu costretta a vendere; organizzò mostre per farlo conoscere e nel 1918 lo convinse a trasferirsi in Costa Azzurra. Modigliani, dal canto suo, lo immortalò in varie occasioni, sino alla fine, come mostra il bellissimo ritratto conservato nel Museu de Arte di San Paolo, in Brasile, con abito color ruggine e gli occhi «intrisi di cielo» (Fagiolo dell’Arco, 1999, p. 102). Citato nel 1925 in Souvenir de Modigliani di Maurice de Vlaminck, il ritratto di Hanka, uno dei primi in ordine di tempo degli oltre dodici a lei dedicati, fu pubblicato nella monografia su Modigliani scritta in ebraico da Marck Schwarz nel 1927. Fu tra i trentotto dipinti esposti in Italia nel 1930, alla retrospettiva per la Biennale di Venezia presentata da Lionello Venturi, primo a salutare Modigliani come fiore all’occhiello dell’arte italiana, dopo che la critica si era interessata alle dodici opere presenti alla già postuma Biennale del 1922 soltanto per dibattere sui concetti di modernità e tradizione e sul rapporto di primato tra arte francese e arte italiana senza comprendere l’originale ricerca espressiva di un artista decisamente “in contrattempo”.

(autore: Alessandro Malinverni in Catalogo della mostra da Canova a Modigliani, Padova, Palazzo Zabarella)

Mostre:

  • da Canova a Modigliani, Padova, Palazzo Zabarella, 2 ottobre 2010 - 27 febbraio 2011.
  • Modigliani e la Bohème di Parigi, Torino, Galleria d’Arte Moderna, 14 marzo - 19 luglio 2015.