Ritratto della marchesa Casati

Boldini Ritratto della marchesa Casati.png
Autore: 
Boldini, Giovanni (1842-1931)
Titolo: 
Ritratto della marchesa Casati
Periodo: 
XX secolo
Datazione: 
non datato (1911-1913)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza per larghezza in centimetri): 
130 x 176
Luogo di conservazione: 
Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, Italia
Acquisizione: 
Dono di Franco Palma, 1960
Inventario n.: 
1382

Commento:

Il dipinto ritrae Luigia Adele Rosa Maria Amman, meglio nota come Marchesa Luisa Casati (Milano, 23 gennaio 1881 - Londra, 1 giugno 1957), aristocratica e collezionista, moglie del marchese Camillo Casati Stampa di Soncino. Posò per molti artisti e fotografi di fama internazionale, tra cui Kees van Dongen ("La donna in bianco", 1912, Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna), Ingacio Zuloaga, Adolph de Meyer, Paul Troubetzkoy, Alberto Martini, Fortunato Depero e Man Ray, i quali, attratti dal suo aspetto magnetico, contribuirono a diffonderne l'immagine della diva eccentrica, consegnandola al mito. Fu particolarmente legata, anche sentimentalmente, al poeta Gabriele D'Annunzio, il quale si ispirò a lei per personaggi come Isabella Inghirami, protagonista di "Forse che sì, forse che no". Anche Giovanni Boldini ebbe un importante legame con la Marchesa Casati, forse pure sentimentale: i due si conobbero a Venezia nel 1908, durante una colazione all'Hotel Danieli con Gabriele D'Annunzi, ed intrattennero un duraturo sodalizio affettivo ed artistico testimoniato da diverse lettere, in molte delle quali il pittore si rivolge alla Marchesa chiamandola "divina". Nello stesso anno, Boldini eseguì il "Ritratto della Marchesa Casati con un levriero" (collezione Andrew Lloyd Webber). La bellezza fatale di Luisa Casati incarnava perfettamente l'ideale boldiniano della maturità, pienamente espresso in grandi ritratti di donne slanciate in pose disinvolte e abiti alla moda: divenne, pertanto, una delle sue modelle predilette. Il "ritratto della Marchesa Casati con penne di pavone" è assegnato dalla bibliografia al periodo 1911-1913/1914, basandosi sui riferimenti che Boldini, nelle lettere alla Marchesa, sembra fare all'opera: Boldini lavorò sul dipinto a più riprese, senza probabilmente mai ritenerlo del tutto compiuto. Esso, infatti, secondo le testimonianze della vedova Boldini, non uscì mai dal suo studio: tuttavia, un non precisato ritratto della Marchesa Casati risulta esposto nel 1914 nella sala XIII della II Secessione Romana. Anche questo ritratto, come quello del 1908, doveva inizialmente raffigurare la Marchesa assieme ai suoi cani, "più volte comparsi e scomparsi sotto il pennello del pittore". Luisa Casati veniva spesso ritratta in compagnia di animali, anche esotici, per i quali nutriva una grande passione: la GNAM conserva cinque studi a matita di Boldini, acquistati presso la vedova dell'artista, raffiguranti la Marchesa con i suoi levrieri. I continui interventi sulla tela ne hanno accentuato il senso di movimento - già presente grazie alla posa ardita dell'effigiata - e quella tendenza all'astrazione che avrebbe caratterizzato la fase matura della produzione boldiniana. L'opera, entrata nel 1942 nella raccolta Fassini di Roma, è appartenuta a Franco Palma, il quale l'ha donata alla GNAM nel 1960.

(fonte: ICCD - Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, Ministero dei Beni e delle Attività  Culturali)