Ritratto della madre [1910]

Umberto Boccioni, Ritratto della madre [1910]
Autore: 
Boccioni, Umberto (1882-1916)
Titolo: 
Ritratto della madre [1910]
Periodo: 
XX secolo
Datazione: 
non datato (1910)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
70 x 55,5
Annotazioni: 
Fira in alto a destra: U. BOCCIONI
Luogo di conservazione: 
Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi, Piacenza, Italia
Acquisizione: 
Acquisto dalla signora Borghi Torelli, Milano, 1920

Descrizione:

Il dipinto è generalmente posto dagli studiosi in relazione con "Volumi orizzontali" (1911-1912) e "Materia" (1912), entrambe caratterizzate dalla figura della madre come motivo centrale, ma, come afferma Fugazza (2003): "In realtà, i legami sono, nell'uno e nell'altro caso, piuttosto labili, perchè il Ritratto della madre della Ricci Oddi mantiene un impianto naturalistico che viene meno nelle due opere maggiori. E' vero che la riconducibilità della figura della madre è messa in dubbio da un trattamento espressionista del colore [...], ma non si attua qui il tentativo di realizzare una compenetrazione tra la figura e lo spazio quale verrà esperito nella fase decisamente futurista. L'opera della Ricci Oddi segna dunque un momento di passaggio tra la fase divisionista e quella, ispirata anche dal cubismo, che si propone un decisivo superamento delle estetiche tradizionali."

Nato a Reggio Calabria nel 1882, Boccioni si trasferisce a Roma all'età di diciotto anni. Qui inizia il suo apprendistato artistico prendendo lezioni di disegno e frequentando la Scuola libera del nudo. A Roma Boccioni entra in contatto con Severini e Sironi ed insieme ai due frequenta lo studio del più anziano Giacomo Balla, da poco rientrato da Parigi.

Nel 1907 si trasferisce a Venezia e, dopo altri viaggi compiuti a Parigi e in Russia, a Milano. In questa fase prefuturista la pittura di Boccioni si modella soprattutto sulla lezione di Balla: la pittura dal vero e la tecnica divisionista. Il suo interesse per la vibrazione del colore e della luce lo porta ad esiti molto vicini all'ambiente divisionista del nord Italia, dove il maggior rappresentante restava Pellizza da Volpedo, scomparso proprio in quegli anni (1907). I soggetti dei quadri di questo periodo, soprattutto nella scelta di periferie urbane in costruzione, anticipano i successivi sviluppi del futurismo. A Milano Boccioni ha anche modo di conoscere la pittura simbolista di Previati e della Secessione viennese e la pittura espressionista tedesca. L'incontro con queste tendenze lo porterà ad attenuare i suoi interessi per il naturalismo e a ricercare una pittura più intensa sul piano psicologico ed espressivo. Nascono così alcune sue celebri tele, quali il famoso trittico degli «Stati d'animo». Il suo interesse per la psicologia, tuttavia, non ha mai i toni decadenti e raffinati della pittura simbolista, ma si concentra sui temi della interiorità dell'uomo moderno, coniugando a ciò le suggestioni più intense del futurismo.

Nel gennaio del 1910 conosce Marinetti, e l'incontro risulta decisivo per i successivi sviluppi della sua pittura. La sua adesione alle idee futuriste di Marinetti è immediata e dopo pochi mesi firma il primo manifesto della pittura futurista. La svolta stilistica avviene con la redazione del quadro «La città che sale» realizzato sempre nel 1910. L'anno successivo è il principale ispiratore del Manifesto Tecnico della Pittura Futurista. In esso si definisce più chiaramente il parametro fondamentale del futurismo in pittura: la «sensazione dinamica». La scomposizione della luce e del colore si unisce alla scomposizione dei volumi e dello spazio, portando il futurismo ad esiti molto vicini al cubismo.

In breve diviene il maggior artista italiano del periodo. Partecipa a numerose manifestazioni in Italia e all'estero. La sua attività si svolge anche sul piano teorico e nel 1914 pubblica due testi fondamentali per comprendere la sua visione artistica: «Pittura Scultura Futuriste» e «Dinamismo plastico».

Allo scoppio della prima guerra mondiale viene richiamato alle armi. Il 17 agosto del 1916, all'età di soli trentaquattro anni, muore per un banale incidente mentre era nelle retrovie dei campi di battaglia.

Bibliografia:

  • F. Arisi, Galleria d'arte moderna Ricci Oddi di Piacenza, Piacenza, Edizioni Tip.Le.Co., 1988, p. 191.
  • S. Fugazza, Galleria Ricci Oddi Guida, Milano, Skira, 2003, p. 73.

(fonte: Galleria d'Arte Moderna Ricci Oddi)