Ritratto della contessa Anastasia Spini

Carnovali, Ritratto della contessa Anastasia Spini.jpg
Autore: 
Carnovali, Giovanni (detto il Piccio) (1804-1873)
Titolo: 
Ritratto della contessa Anastasia Spini
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (1840 circa)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza per larghezza in centimetri): 
133 x 88
Luogo di conservazione: 
Accademia Carrara, Bergamo, Italia
Acquisizione: 
Dono di Antonio Pesenti, 1981
Inventario n.: 
06AC00925

Notizie storico-critiche:

Il ritratto, dall'impietosa ma acuta indagine realistica, è uno dei capolavori della ritrattistica dell'Ottocento e in particolare dell'ultimo esponente della "pittura della realtà" che vantava una lunga tradizione in Lombardia. Raffigura la contessa Anastasia Spini, il cui padre aveva dato lavoro come fontanaro al padre del Piccio e aveva affidato il figlioletto, già capace di disegnare, a Giuseppe Diotti allora direttore dell'Accademia Carrara. Il Piccio rimase legato alla famiglia Spini e in particolare ai due figli Pietro Andrea e Anastasia, di cui eseguì i ritratti, entrambi conservati oggi all'Accademia Carrara. Benché si creda solitamente che l'aspetto sgraziato e bizzarro dell'anziana donna dipendesse da un disagio psichico, sulle orme delle parole di Caversazzi (1946) che ricorda Anastasia come "sorella nubile del conte Pietro Spini, interdetta per prodigalità e minorato giudizio", recentemente è stato evidenziato che Piccio, tanto beneficiato dalla famiglia Spini, non poteva certo permettersi di essere né ironico né beffardo e che un ritratto così importante non poteva riguardare una persona di fatto esclusa dalla famiglia. La presenza del "passero solitario" in basso alluderebbe al nubilato della donna e l'atto di fiutare tabacco potrebbe essere "una sorta di rivendicazione di parità maschile". Anche il nastro tricolore potrebbe offrire un altro indizio sulla personalità indipendente della donna, rimarcando il contrasto con le posizioni filo-austriache della famiglia. E forse l'interdetto fu causato dalla volontà di isolare una figura tanto anticonformista (Valagussa, 2008).
L'opera è stata spesso datata al 1842 sulla base del confronto col ritratto di Pietro Andrea Spini, fratello di Anastasia, che fu eseguito proprio in quell'anno (inv. 06AC00924). Effettivamente le due opere hanno delle affinità nella tipologia a figura intera, poco consona al Piccio e che evidentemente fu una richiesta specifica della committenza forse in parallelo con altri ritratti antichi di casa Spini, quali quelli di Bernardo Spini e della moglie Pace Rivola, eseguiti da Giova Battista Moroni e allora ancora di proprietà della famiglia (oggi in Accademia Carrara inv. 58AC00082, 58AC00083). Entrambi i fratelli, nei ritratti di Piccio, portano al dito l'anello con lo stemma di famiglia ben in evidenza e sono accompagnati da animali, un cane per Pietro Andrea e un passero solitario per Anastasia. Tuttavia, a prescindere da questi punti di contatto un po' esteriori, il ritratto di Anastasia è di qualche anno posteriore sia per l'età della donna, nata dopo il 1783, che dimostra non meno di una sessantina d'anni, sia per lo stile dai colori luminosi che preannuncia alcuni bei ritratti del 1847 (di Aurelio Carrara, Nicola Ghidini, della baronessa Fulvia Scotti Fossati).

(fonte: Lombardia Beni Culturali)