Ritratto del pittore Lanfredini

Giovanni Boldini, Ritratto del pittore Lanfredini
Autore: 
Boldini, Giovanni (1842-1931) (?)
Titolo: 
Ritratto del pittore Lanfredini
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (1866)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tavola
Dimensioni (altezza per larghezza in centimetri): 
26 x 27,6
Luogo di conservazione: 
Pinacoteca di Bari Corrado Giaquinto, Bari, Italia
Acquisizione: 
Donazione Grieco
Inventario n.: 
1828 | 16 00220866 [Codice univoco ICCD]

Descrizione:

Già nella prestigiosa collezione di Enrico Checcucci, il dipinto fu tradizio­nalmente attribuito a Boldini e il modello identificato con il pittore fioren­tino Alessandro Lanfredini. Cecchi però si esprime più cautamente, inti­tolando il quadro Pittore nel suo studio, "che alcuni credono identificabi­le col romantico Alessandro Lanfredini" (Cecchi, in cot. Milano, Galleria Pesaro, 1929, p. 11). Il Camesasca, nel 1970, cancella il ritratto dall'oeuvre boldiniana, senza però esporre le sue ragioni, né proporre, come autore, un altro artista. Il laconico commento: "Opera di buona qualità, ma estra­nea a Boldini" (Ragghianti-Camesasca, 1970, p. 135), non ha fatto cam­biare opinione alla critica che nel 1984, in occasione di una mostra monografica a Pistoia, ha nuovamente presentato il ritratto come quadro auten­tico del pittore ferrarese. Nell' archivio del Centro Studi Boldiniani di Fer­rara, la tavoletta figura come "falsa attribuzione" fin dal 1950 (comunica­zione di Vito Doria a Christine Farese Sperken), a causa di alcune incongruenze stilistiche, che effettivamente possono essere individuate nella resa del tavolo e delle mani del raffigurato. Il modello è probabilmente Alessandro Lanfredini (Firenze 1826-Siena 1900) che si dedicò soprattutto alla pittura di genere e di scene risorgimen­tali. Direttore dell'Istituto di Belle Arti di Pisa, appartenne a quel gruppo di artisti fiorentini che riconobbero subito la radicale novità proposta da Bol­dini nel campo della ritrattistica, facendosi da lui effigiare con insolita pron­tezza (cfr. anche i ritratti di Michele Gordigiani, Luigi Bechi e degli amici macchiaioli: Abbati, Banti, Cabianca, Fattori, Martelli).
Il modello è ripreso con estrema disinvoltura, mentre legge, seduto su un tavolo, le gambe accavallate. Sembra essere appena arrivato, cappotto e cap­pello sono appoggiati frettolosamente sulla poltrona. Per terra e alle pareti, semi coperti da un panno, quadri ancora in lavorazione. Sullo sfondo una scena abbozzata a grandi macchie di un uomo e di una donna che si scam­biano un bacio; allusione alquanto palese, anche nella scelta dei colori, al celebre dipinto Bacio di Hayez.
La posa del presunto Lanfredini è molto simile a quella del ritratto boldi­niano di Luigi Bechi (cat. Pistoia 1984, fig. 5), mentre il motivo del cappot­to e del cappello appoggiati sulla poltrona, ricorre nel quadro Ritratto di Cristiano Banti (Firenze, Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti), ambe­due eseguiti, secondo la critica, nel 1866. Proprio nel confronto con queste due opere, il quadro della collezione Grieco appare più costruito e schema­tico, caratteristiche non conciliabili con la prima maniera di Boldini e che parlano a favore della "falsa attribuzione".

(Christine Farese Sperken - http://www.pinacotecabari.it)