Ritratto del marchese Antonio de Viti de Marco

Antonio Mancini, Ritratto del marchese Antonio de Viti de Marco
Autore: 
Mancini, Antonio (1852-1930)
Titolo: 
Ritratto del marchese Antonio de Viti de Marco
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
1896
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
101,5 x 78,5
Annotazioni: 
Firma e data nell'angolo in basso a destra: AMancini 96
Luogo di conservazione: 
Collezione d’Arte della Banca d’Italia, Roma

Provenienza:

  • Collezione privata, acquisito dalla famiglia dell'attuale proprietario direttamente dall'artista (Il Marchese De Viti De Marco era il prozio dell'attuale proprietario).
  • Vendita, Sotheby's, Milano, asta Dipinti e sculture del XIX secolo, 20 giugno 2005, lotto 143, invenduto.

Mostre:

  • San Pietroburgo, Prima Esposizione artistica Italiana, 1898 (?)

Note:

Il dipinto è dedicato ad Antonio De Viti De Marco, economista di fama internazionale dalle nobili origini. Partecipò attivamente alla vita politica, lottando per la realizzazione di una democrazia moderna in Italia. Ben presto, date le sue convinzioni politiche ed economiche che si scontravano con il pensiero del tempo, si ritirò in solitudine senza possibili interlocutori, abbandonato anche dai suoi amici.
Un amico scrive: "... sorta la dittatura, De Viti si ritirò in disparte. L'Italia fece a meno per vent'anni di quell'uomo, come se di uomini come quello ne avesse da sprecare...". A seguito dal ritiro dalla scena pubblica, l'economista, dopo anni di minuziose e continue revisioni, arrivò alla stesura definitiva e alla stampa del suo "I primi principi dell'economia finanziaria", che ebbe notevole successo in Italia, giungendo presto alla terza ristampa. L'opera ebbe vasto eco in tutto il continente, cosa non comune per un'opera scientifica, con le edizioni in tedesco, inglese e spagnolo che furono ristampate postume.

(fonte: Catalogo della vendita Sotheby's del 20 giugno 2005)


Nella ritrattistica ufficiale Antonio Mancini è generalmente più legato a schemi accademici ed è costretto ad arginare sia la sua fantasia inventiva sia la sovrabbondanza dei suoi impasti. In questo ritratto raggiunge tuttavia un notevole risultato pittorico prendendo chiaramente a modello la pittura veneziana di Tiziano e del Tintoretto. Contro una tenda damascata che nel gioco delle pieghe e nel contrasto delle zone in ombra con quelle in luce emana un intenso splendore quasi dorato, si staglia fermamente la figura del ritrattato che risalta con il suo abito nero, la cravatta nera, i capelli, la barba, i baffi neri. Le parti della camicia che affiorano sotto la cravatta e in corrispondenza dei polsini creano dei sonori rintocchi di bianco, mentre una vivida vibrazione investe le decorazioni terminali della imponente seggiola, anch'esse di un tono dorato ma più chiaro e brillante dei riflessi che si riverberano dalla tenda. Di mirabile fattura sono anche le mani abbandonate con naturalezza sui braccioli. Una nota di trasparenza assai virtuosa è data dalle lenti degli occhiali dietro di cui guardano con severità gli occhi scuri.

(fonte: Augusta Monferini - Scheda in Collezione d'arte della Banca d'Italia)