Ritratto del dr. Gachet

van Gogh, Ritratto del dr. Gachet | Portrait du dr. Gachet | Portrait of dr. Gachet
Autore: 
Van Gogh, Vincent (1853-1890)
Titolo: 
Ritratto del dr. Gachet
Altri titoli: 
Portrait du dr. Gachet
Portrait of dr. Gachet
Periodo: 
XIX secolo
Datazione: 
non datato (1890, giugno)
Classificazione: 
Dipinto
Tecnica e materiali: 
Olio su tela
Dimensioni (altezza x larghezza in centimetri): 
66 x 57
Luogo di conservazione: 
Collezione privata

Provenienza:

  • Christie’s, New York, asta Impressionist & Modern Paintings & Sculpture (Part I), 15 maggio 1990, lotto 21, venduto per $82.500.000.

Commenti:

Ritratto del dottor Gachet: Storia e avventure del capolavoro di Van Gogh

« Poche settimane prima di suicidarsi, Vincent Van Gogh dipinge il ritratto del proprio medico: Paul-Ferdinand Gachet. Il ritratto è quello di un vecchio seduto a un tavolo rosso. Un pugno scheletrico sostiene la testa, l'altra mano giace appoggiata sul tavolo con le dita leggermente allargate. Indossa un cappello color panna e una giacca blu scuro. La posa è quella classica della melanconia. O meglio, come scrive Van Gogh all'artista e amico Paul Gauguin, «nel mio ritratto il dottore ha l'espressione affranta del nostro tempo». Il dipinto viene iniziato il 3 giugno 1890 e terminato pochi giorni dopo. Il 29 luglio dello stesso anno Van Gogh muore.
Questo libro è la storia del quadro e delle incredibili vicende di cui fu il vero protagonista. Un'avventura che dura cento anni. Inizia nel 1890 e continua fino al 1990, quando in una tiepida serata di primavera il Ritratto del dottor Gachet approda a Manhattan e durante una spettacolare asta di Christie's, lotto 21, viene aggiudicato per 82,5 milioni di dollari: il prezzo d'asta più alto mai pagato fino ad allora per un'opera d'arte. La somma fu raggiunta nel corso di cinque minuti di offerte e il quadro partì subito dopo alla volta del Giappone. Nel mezzo, un vero e proprio giro intorno al mondo. Il quadro viaggia ininterrottamente da Parigi ad Amsterdam, a Copenhagen, Berlino, Weimar, poi è di nuovo a Parigi, Francoforte, Berlino, Amsterdam, e infine a New York e Tokyo. Da una città all'altra, da un continente all'altro. Passa di mano in mano di molti proprietari: ricchi artisti d'avanguardia, galleristi famosi e senza scrupoli, collezionisti appassionati, direttori di museo che cercano di salvarlo dalla furia della propaganda di regime, ricchi banchieri e anche un membro dell'élite nazista. Furono proprietari del quadro Theo Van Gogh e la moglie Johanna, il famoso gallerista Ambroise Vollard, e poi Alice Ruben, Paul Cassirer, Harry Kessler, Herman Göring che lo classificò come «arte degenerata», i coniugi Siegfried e Lola Kramarsky. Per ognuno di loro il quadro assunse significati diversi, un oggetto di passione, un ideale, un simbolo di rivoluzione, un emblema di ricchezza nazionale o di successo materiale.
Ritratto del dottor Gachet è una storia che parla di arte moderna ed economia, politica e collezionismo, ma soprattutto racconta di amori e passioni, sconfitte e ossessioni, gusto e piacere. È la storia di un quadro straordinario e melanconico e di tutti quelli che, entrati in contatto con lui, ne condividono la sorte straordinaria e melanconica. »

(fonte: Cynthia Saltzman (traduzione di Clelia Bettini), Ritratto del dottor Gachet: Storia e avventure del capolavoro di Van Gogh, 2009, Einaudi, Torino)

 


 

Peripezie del dottor Gachet

« Quanto avvincenti possano essere le peripezie delle opere d'arte ce lo conferma il libro che Cynthia Saltzman ha dedicato al celebre Ritratto del dottor Gachet, realizzato da Vincent Van Gogh nel giugno del 1890. Il libro ricostruisce con grande precisione la movimentata storia del capolavoro, dal momento in cui venne concepito da Van Gogh al giorno in cui divenne il quadro più famoso del mondo perché battuto all'asta nel maggio del 1990 per l'iperbolica cifra di 82 milioni e mezzo di dollari, la più alta mai pagata per un'opera d'arte fino a quel momento.
Sono stati cent'anni di autentiche peripezie, segnati da ben tredici passaggi di proprietà che hanno imposto alla fragile tela di Vincent un numero impressionante di viaggi e spostamenti: Parigi, Amsterdam, Copenhagen, Berlino, Weimar, Francoforte, Londra, New York, Chicago, Houston e Tokio. Oggi non si sa esattamente dove sia, ma si pensa a una località della Svizzera.
Van Gogh aveva incontrato il medico Gachet nel maggio del 1890 ad Auvers-sur-Oise, un paesino a 40 chilometri da Parigi. Qui, il pittore si era rifugiato nella speranza di curare la malattia nervosa che lo tormentava da tempo, e nel dottor Gachet – che soffriva di disturbi analoghi – trovò non tanto un medico quanto un amico e un confidente. Nonostante le stramberie del personaggio (come quella di tingersi i capelli con lo zafferano, documentata dal quadro), Van Gogh entra in profonda sintonia con Gachet al punto da poter dire, in una lettera a Gauguin, di averlo ritratto con «l'espressione afflitta dei nostri tempi».
Il 20 maggio Van Gogh concepì l'idea del ritratto, il 3 giugno lo finì e il 29 luglio si sparò un colpo di pistola. La tela passò in eredità al fratello Theo che la portò a Parigi e la espone in casa. Se la godette poco, perché anche Theo, sei mesi più tardi, passò a miglior vita.
La moglie di Theo, Johanna Van Gogh-Bonger, è adesso la nuova proprietaria delle opere di Vincent, che a lei personalmente non piacciono ma che si sforza con ogni mezzo di promuovere e vendere. E visto lo scarso successo che i quadri di Van Gogh hanno avuto fino a quel momento a Parigi, Johanna li impacchetta tutti in 27 casse e li fa trasferire ad Amsterdam, nella speranza di piazzarli meglio.
Nel 1893 il Ritratto del dottor Gachet viene richiesto per una mostra a Copenhagen e Johanna accetta di inviarlo. Quattro anni dopo, si fa vivo il potente mercante parigino Ambroise Vollard per chiederle il ritratto in conto vendita ed esporlo a Parigi. Stavolta il viaggio della tela va a buon fine perché trova in Alice Ruben Faber un'entusiasta acquirente (piazzerà il Van Gogh in camera da letto). La ricca collezionista paga a Vollard 300 franchi; Vollard ne spedisce 250 a Johanna.
Nel 1904 Alice Ruben Faber cede la tela al pittore Mogens Ballin (figlio di un magnate dell'industria conciaria) che subito lo rivende sulla piazza di Berlino al più importante mercante della capitale tedesca, ovvero Paul Cassirer, il quale sborsa 1.238 marchi. Veloce come un razzo, Cassirer trova a sua volta un acquirente nel conte Harry Kessler, che paga il Van Gogh 1.689 marchi e lo porta a casa sua a Weimar. Tre anni dopo Kessler è già pronto a cederlo al mercante parigino Eugène Druet, che però non riesce a rivenderlo immediatamente e così decide di spedirlo a Londra perché venga esposto alla mostra su Manet e i postimpressionisti organizzata da Roger Fry. La rassegna ha un tiepido successo e i critici inglesi più conservatori prendono in mira proprio le opere di Van Gogh. Ma tra i visitatori c'è però chi capisce. Dopo aver visto la mostra, Georg Swarzenski, il nuovo direttore dello Städelsches Kunstinstitut, contatta Druet per comperare il quadro e destinarlo al suo museo. A trovare i 20mila franchi necessari ci pensa Victor Mössinger, imprenditore, assessore alla cultura nonché futuro suocero di Swarzenski. È il 1911. Il dottor Gachet si trasferisce a Francoforte e la trasferta sembra essere stavolta definitiva. Invece il peggio deve ancora venire. Nel 1933 Hitler prende il potere: Swarzenski è ebreo e Van Gogh è considerato un artista degenerato. Difficile immaginare un'accoppiata peggiore. Annusando il pericolo, il direttore dello Städel fa nascondere il Ritratto del dottor Gachet nel sottotetto del museo. Poi viene licenziato in tronco.
A questo punto il dottor Gachet è in balia dei nazisti. Hermann Göring in persona anela al dipinto, e tramite l'antiquario di fiducia Josef Angerer lo fa cercare e sequestrare. Göring ama Van Gogh? Ma nemmeno per sogno. Ama gli arazzi e quadri antichi e vendendo il quadro di Vincent a Frank Koenigs ricava 266.400 sperrmark per comperare le amate antichità. Il mercante Koenigs pone però una precisa condizione: che l'opera gli venga consegnata a Parigi. Così facendo la mette al sicuro fuori dalla Germania. È il 1938. Koenigs porta la tela ad Amsterdam e la vende a Sigfried Kramarsky, un imprenditore ebreo tedesco. Che di lì a poco lascia l'Europa per l'America. Prima di raggiungere il nuovo continente al seguito del nuovo proprietario, il dottor Gachet viene riparato a Londra. Nel 1939 anche il quadro salpa per gli Stati Uniti. Il proprietario lo fa esporre in mostre a Chicago e Houston, poi decide di depositarlo al Metropolitan di New York.
Lì resterà tranquillo fino al fatidico 14 maggio del 1990, quando gli eredi di Sigfried Kramarsky lo mettono all'asta. In sale c'è l'emissario del magnate giapponese Ryoei Saito, che si aggiudica il quadro per 75 milioni di dollari. Con le spese d'asta la cifra sale a 82,5 milioni. Un record mai toccato sin allora per un quadro.
Dove sia oggi il dottor Gachet neppure l'informatissima Cynthia Saltzman sa dircelo con precisione. Di certo non è più a Tokio. Forse si trova in Svizzera per la gioia del suo ultimo, misterioso proprietario. »

(fonte: Marco Carminati, Peripezie del dottor Gachet in Il Sole 24 Ore - Arteconomy 24, Domenica 19 Aprile 2009)

 


 

La vera storia del ritratto di Gachet

New York Non sappiamo ancora se davvero il creso giapponese Ryoei Saito si sia portato nell' aldilà il Ritratto del dottor Gachet di Van Gogh, ovvero se abbia realmente deciso di bruciarlo dopo averlo comprato nel ' 90 per circa 150 miliardi di lire pur di evitare che i figli pagassero al fisco, suo mortale nemico, mostruose tasse di successione. La vicenda continua a sembrare incredibile ai più. Il quadro comunque è stato oggetto di vicende tanto complicate da meritarsi un intero libro. Appena uscito in America, Portrait of Dr. Gachet (Viking, pagg. 408, $ 27), scritto da Cynthia Saltzman, una studiosa di storia medioevale e collaboratrice del Wall Street Journal, in realtà è un invito a riflettere sull' intreccio tra politica, arte e mercato nella storia di questo secolo. Innanzitutto la nascita del quadro, un ritratto appunto del dottor Paul Ferdinand Gachet, psichiatra dalle convinzioni darwiniane e dal credo politico socialista. Appassionato di pittura e discreto incisore, Gachet era diventato amico di molti impressionisti che trovavano nel suo studio un luogo amichevole in cui ritrovarsi e all' occasione anche un locale dove dipingere: con lo pseudonimo di Paul von Ryssel, Gachet amava anche omaggiare gli artisti che ammirava con delle copie dignitose dei loro quadri. Fu Pissarro a convincere Van Gogh ad andare dal medico per trovare una cura adatta alla sua depressione, un tentativo che non andò a buon fine come si sa. Agli inizi del luglio 1890 Van Gogh dipinse il ritratto di quell' uomo malinconico che non riusciva a guarirlo. Il 28 dello stesso mese si tolse la vita. Gachet scrisse a Theo definendo Vincent "un gigante", lo paragonò a Seneca per la "lucidità con cui ha compreso l' umanità", ne intuì con lungimiranza "il futuro trionfo artistico". E qui iniziano i mille cambi di mano del quadro: ereditato dal fratello Theo, alla morte di quest' ultimo fu affidato dalla moglie Johanna al mercante d' arte Ambroise Vollard che lo vendette per una cifra che oggi equivarrebbe a 90mila lire ad Alice Ruben, una collezionista danese appassionata di avanguardia. Nel 1911 Georg Swarzeswky, direttore del Kunst-Institut di Francoforte, si innamorò del quadro e lo acquistò dalla Ruben per qualcosa come 7 milioni di lire odierne. Molti considerarono il prezzo assurdo, ma Swarzeswky lo giudicava un capolavoro "a livello di Durer e Rembrandt" e lo espose con l' intento di sconvolgere l' atmosfera conservatrice della sua città. L' ascesa del nazismo sconvolse i suoi piani: confiscato come "arte degenerata", il quadro scampò miracolosamente al rogo. Fu Goering in persona che decise di salvarlo. Dapprima voleva tenerlo per sé, poi, nel 1938, lo vendette a un banchiere tedesco di nome Franz Koenig. Il ricavato della vendita fu di circa 90 milioni di lire: Goering le reinvestì in gran parte nella sua collezione privata d' arte. La scena cambia tumultuosamente ancora una volta. La banca di Koenig fallisce. La collezione viene venduta e con essa il Dottor Gachet che va a Siegfried Kramansky, un collezionista ebreo di Amsterdam in fuga verso gli Stati Uniti. A New York il Van Gogh viene affidato per il momento al cugino di Kramansky Eric Stiebel, un gallerista di Manhattan. Quando Mr. Kramansky rivede il quadro se ne reinnamora. E decide di tenerlo con sé appeso nel salotto del suo appartamento newyorkese fino al 1984, quando i figli lo dettero in prestito al Metropolitan Museum. Nel 1990, a seguito di una norma fiscale dell' amministrazione Reagan che metteva fine alle agevolazioni per i prestatori delle opere d' arte ai musei, gli eredi Kramansky decidono di vendere il quadro all' asta. Ryoei Saito, con la sua incredibile offerta, mette tutti gli altri a tacere, ma tutto ciò non ha molto a che fare con l' amore per l' arte: la tela rimane imballato per sette anni in un magazzino del magnate. Poi nel ' 98 la sua morte e forse, dunque, anche una seconda morte per il Dottor Gachet. »

(fonte: Antonio Monda, La vera storia del ritratto di Gachet in Repubblica.it, 29 luglio 1999)